Il governo polacco sta provando a estendere il diritto all’aborto
In uno dei paesi con le leggi più restrittive in Europa, e con il rischio che si blocchi tutto per il veto del presidente appoggiato dall'estrema destra
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Martedì la Camera bassa del parlamento polacco ha approvato due leggi che ripristinano la possibilità di abortire in caso di malformazione del feto ed eliminano il reato di aiuto e istigazione all’aborto. È un piccolo passo in avanti ottenuto dal governo del primo ministro Donald Tusk, di centrodestra, che durante la campagna elettorale per le elezioni del 2023 promise di introdurre una maggiore libertà su questo tema, in uno dei paesi con le leggi più restrittive in Europa e profondamente cattolico.
L’approvazione non è comunque definitiva. Le due leggi dovranno essere approvate entro trenta giorni dal Senato polacco (e su questo non dovrebbero esserci problemi), e poi firmate dal presidente, l’ultraconservatore Karol Nawrocki, che molto probabilmente metterà il veto.
Ci si aspetta insomma che ricominci lo scontro istituzionale tra il primo ministro Tusk e il presidente Nawrocki, che da quando è stato eletto nel 2025 ha ostacolato il governo di Tusk in vari modi, soprattutto utilizzando il suo potere di veto per bloccare le leggi volute dalla maggioranza che sostiene il primo ministro.
Nawrocki in teoria è indipendente ma di fatto è vicino a Diritto e Giustizia, il partito di estrema destra che ha appoggiato la sua elezione e ha governato la Polonia in maniera autoritaria negli anni precedenti a Tusk. Furono proprio i parlamentari di Diritto e Giustizia che nel 2019 chiesero alla Corte costituzionale di rendere ancora più restrittiva la legge sull’aborto del 1993.
La Corte costituzionale lo fece quasi sei anni fa, il 22 ottobre del 2020. La legge del 1993 ammetteva l’aborto a una delle tre condizioni seguenti: il pericolo di vita per la madre, il fatto che la gravidanza sia frutto di un reato grave (nella maggior parte dei casi si tratta di stupro), e gravi malformazioni del feto. Fu proprio quest’ultima, la cosiddetta “terza condizione”, che venne dichiarata incostituzionale dalla Corte e che invece verrà reintrodotta se le due leggi approvate martedì entreranno in vigore.
A causa della decisione della Corte costituzionale gli aborti legali in Polonia diminuirono drasticamente, passando da 1.363 nel 2020 a 475 nel 2021.
Nel caso in cui Nawrocki metta il veto è difficile che la Camera riesca a superarlo: per farlo è infatti necessario il sostegno dei tre quinti dei deputati (276 su 460). Martedì le due leggi sono state approvate con margini molto più risicati: quella per reintrodurre la “terza condizione” è passata con 233 voti favorevoli e 203 contrari; l’altra che elimina il reato di aiuto e istigazione all’aborto con solo 217 voti favorevoli e 213 contrari.
Alcuni membri della maggioranza di Tusk hanno peraltro votato contro almeno una delle due leggi. Sono stati soprattutto i deputati del Partito popolare polacco (PSL), la forza politica con posizioni più conservatrici all’interno del governo. Era già successo nel 2024, quando una legge sostenuta dal governo Tusk che avrebbe dovuto legalizzare l’aborto entro le prime 12 settimane di gravidanza fu bocciata, proprio a causa dei voti contrari di 24 dei 31 deputati del PSL.
Dopo quella bocciatura il parlamento non aveva più affrontato il tema per mesi, anche perché il primo ministro polacco voleva evitare di creare ulteriori divisioni nella propria maggioranza parlamentare. L’impegno per estendere il diritto all’aborto è comunque proseguito con le attiviste femministe e le deputate dei partiti di sinistra. Proprio nelle ultime settimane la loro pressione sul governo è aumentata: in occasione del sesto anniversario della decisione della Corte costituzionale erano previste manifestazioni in molte città polacche, critiche anche verso il governo.

Il primo ministro polacco Donald Tusk, il 15 ottobre 2026 (Nicolas Tucat, Pool Photo via AP)
Tusk, che nel 2027 cercherà di farsi riconfermare primo ministro dopo le elezioni parlamentari, ha così accettato di riaprire la discussione del tema in parlamento. Nessuna delle due proposte approvate è però ambiziosa come quella del 2024: anche se entrassero effettivamente in vigore l’aborto in Polonia rimarrebbe illegale fuori dalle tre condizioni previste dalla legge del 1993. Proprio la scarsa ambizione di queste due leggi è stata criticata da alcune organizzazioni non governative per il diritto all’aborto.



