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  • Martedì 20 ottobre 2026

La sinistra si presenterà divisa alle elezioni anticipate in Spagna

Gli alleati del primo ministro Sánchez non hanno trovato un accordo per stare tutti in una lista unica

Una locandina fatta da un sostenitore di Pedro Sánchez che richiama quelle della campagna di Barack Obama, il 17 ottobre 2026 (EPA/J.J.Guillen)
Una locandina fatta da un sostenitore di Pedro Sánchez che richiama quelle della campagna di Barack Obama, il 17 ottobre 2026 (EPA/J.J.Guillen)

Alle elezioni anticipate del 29 novembre la sinistra si presenterà divisa. I partiti alleati dei Socialisti del primo ministro Pedro Sánchez non sono riusciti a trovare un accordo tra loro e non faranno parte tutti della lista unica del Frente Amplio. E essere rimasto fuori dall’accordo è Podemos, formazione di sinistra radicale nata nel 2014 e che oggi secondo i sondaggi può ottenere circa il 3 per cento dei voti.

È un problema per Sànchez, che per vincere le elezioni anticipate che lui stesso aveva convocato due settimane fa avrà bisogno di un risultato positivo anche dei suoi alleati di sinistra. Se l’intero blocco di sinistra otterrà meno seggi degli attuali – cosa più probabile presentandosi diviso, per come è fatta la legge elettorale spagnola – per Sànchez sarà dura avere i voti per formare un governo, anche perché già ora è a capo di un governo di minoranza, che si appoggia al voto di partiti regionali per approvare di volta in volta le leggi.

Inoltre da mesi i sondaggi indicano il Partito Popolare di Alberto Núñez Feijóo, di centrodestra, come il primo partito, in grado di andare al governo alleandosi con l’estrema destra di Vox.

Pedro Sánchez a Bruxelles, il 15 ottobre 2026 (AP Photo/Harry Nakos)

Le trattative per il Frente Amplio hanno occupato al politica spagnola nelle ultime due settimane. Alla fine la lista unica della sinistra includerà Sumar, il principale partito alleato dei Socialisti nell’attuale governo; Comuns, formazione catalana; Sinistra Unita, insieme di piccoli partiti di sinistra, tra cui il Partito Comunista; Más Madrid, formazione di sinistra radicata nella capitale; e altri partiti minori e locali.

Per guidare la coalizione è stata individuata Ada Colau, sindaca di Barcellona fra il 2015 e il 2023, allora eletta a capo di una sorta di lista civica di sinistra. Colau è considerata sufficientemente super partes per mettere d’accordo tutti.

– Ascolta anche: Globo: Barcellona e i suoi turisti, con Ada Colau

Nonostante i molti tentativi, l’accordo con Podemos a livello nazionale non è stato trovato, principalmente per questioni di numeri e posizioni dei candidati nelle liste.

Mónica García, ministra della Salute e candidata del Frente Amplio, le ha definite «questioni di ego, preoccupazioni, dispute interne e calcoli personali». Il Frente Amplio e Podemos si presenteranno insieme solo alle Canarie e nella regione di Valencia.

Ada Colau alla presentazione delle liste del Frente Amplio a Madrid, il 17 ottobre 2026 (EPA/FERNANDO VILLAR)

Podemos ha invece fatto un accordo elettorale in Catalogna con Esquerra Republicana (Sinistra Repubblicana, ERC), formazione di sinistra e indipendentista guidata dal carismatico Gabriel Rufián, portavoce del parlamento regionale, i cui interventi alla Camera sono spesso diventati virali sui social.

Proprio intorno alla sua figura era nata un’ipotesi di un’alleanza di sinistra ancora più ampia, ma Rufián, dopo aver parzialmente contribuito a diffondere l’ipotesi, ha fatto un passo indietro. Guidare l’alleanza avrebbe significato per ERC e Rufián sacrificare in parte le istanze indipendentiste che stanno al centro della loro azione politica.

Il portavoce di Ezquerra Republicana Gabriel Rufián durante un intervento in parlamento con una banconota da 50 euro, il 23 settembre 2026 (EPA/J.J. Guillen)

Unirsi era sulla carta una buona idea per diversi motivi, soprattutto perché tutte le formazioni di sinistra negli ultimi anni hanno perso molti voti. Podemos nel 2016 elesse 71 deputati, oggi ne ha 4, Sumar nel 2023 prese oltre il 12 per cento dei voti, ora i sondaggi la indicano intorno al 5 per cento.

Il sistema elettorale spagnolo inoltre è proporzionale, ma su base di collegi provinciali: questo fa sì che nelle province meno estese e meno popolose le formazioni più piccole fatichino a trasformare i voti in seggi. Secondo le simulazioni, presentandosi insieme Sumar e Podemos avrebbero eletto 15 deputati, separati ne potrebbero eleggere solo 7 (5 Sumar e 2 Podemos). Per lo stesso motivo le formazioni indipendentiste e regionali, molto radicate sul territorio, hanno meno interesse a unirsi in coalizione, e oltretutto sono spesso molto distanti politicamente dalla sinistra tradizionale.

Questa divisione potrebbe aiutare il risultato specifico dei Socialisti, che hanno infatti invitato al “voto utile” a sinistra, cioè a non disperdere preferenze su formazioni piccole, ma potrebbero come detto indebolire l’alleanza di centrosinistra, già indietro nei sondaggi rispetto a quella delle destre.

Sánchez governa da otto anni e nel 2023 riuscì in un’inattesa rimonta elettorale, formando un governo con il sostegno esterno di formazioni indipendentiste. Ad oggi ripetersi senza un alleato forte a sinistra sembra difficile.