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  • Martedì 20 ottobre 2026

I messaggi allarmistici circolati tra gli studenti nel Nord Italia

Parlavano di violenze e stupri indiscriminati, e in alcune scuole e città sono state prese precauzioni

Tre ragazzi che usano il telefono (Getty Images)
Tre ragazzi che usano il telefono (Getty Images)
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Lunedì sera, tra le chat di studenti delle scuole superiori e delle università di alcune province del Nord Italia, hanno cominciato a circolare messaggi allarmistici che mettevano in guardia su presunte violenze indiscriminate, tra cui stupri di gruppo, che sarebbero state compiute martedì da non si sa bene chi. I messaggi sono circolati molto probabilmente perché ricondotti alle violenze e ai disordini compiuti nel weekend da centinaia di ragazzi giovani a Milano e in misura minore in altre città. Martedì nessuno di questi episodi si è verificato.

Al momento non si sa chi abbia dato inizio a queste catene di messaggi né come si siano diffusi nelle diverse città. Il Post ha chiamato le questure di alcune delle città coinvolte, che hanno detto che la Digos sta conducendo delle indagini soprattutto per capire da chi siano partiti i primi messaggi, ma che in generale li hanno ritenuti infondati.

I messaggi che circolavano tra gli studenti erano spesso confusi e condivisi senza contesto. Non sono circolati screenshot di conversazioni sulla presunta organizzazione di attacchi e stupri (come spesso succede sui social quando esistono per esempio canali Telegram chiusi ma molto frequentati), ma messaggi di persone anonime che raccontavano di avere ricevuto segnalazioni sull’esistenza di questi piani. Molti di questi messaggi sono stati pubblicati anche su TikTok: la maggior parte era riferita a città specifiche, ma i contenuti erano più o meno sempre gli stessi.

Una chat di whatsapp ripresa in un video pubblicato da un utente di TikTok

Contemporaneamente, a partire da lunedì pomeriggio hanno cominciato a circolare su Instagram e in alcuni gruppi WhatsApp anche messaggi su presunte rappresaglie organizzate da gruppi neofascisti per punire gli autori delle violenze di sabato e domenica a Milano. In una di queste si diceva di «picchiare gli stranieri a vista».

I messaggi sono girati soprattutto tra le ragazze per il timore che le minacce di violenze sessuali fossero fondate. Spesso erano accompagnati da frasi come “è importante” o “fate girare”, e in molti casi da un invito a rimanere a casa. Martedì alcuni studenti non sono andati a scuola per paura: è accaduto a Como, Pavia, Verona e Monza.

È probabile che il motivo per cui questi messaggi sono arrivati a circolare così tanto e nel giro di poche ore fosse una già diffusa preoccupazione e attenzione per quanto avvenuto nel weekend.

Nonostante non ci fossero molti elementi per attribuire veridicità a quei messaggi, martedì mattina in alcune città italiane è stato disposto un dispiegamento preventivo di forze dell’ordine per il timore che si verificassero episodi simili a quelli del weekend.

A Chiari, un paese vicino a Brescia, la stazione è stata presidiata fin dal mattino dalle forze dell’ordine, che hanno raccontato che sono arrivati solo pochi gruppi di ragazzi minorenni che sono poi stati rimandati a scuola. A Monza sono state inviate pattuglie di polizia e agenti in borghese vicino alle scuole, ma non è stato segnalato alcun episodio violento.

Una chat di whatsapp ripresa in un video pubblicato da un utente di TikTok

In altri messaggi si parlava di creare scompiglio nelle università di Milano, soprattutto quelle private, per prendersela con le persone ricche che le frequentano. Nelle università comunque le lezioni stanno proseguendo regolarmente senza intoppi. Martedì mattina i rappresentanti dell’organizzazione studentesca Studenti Indipendenti dell’università Bicocca hanno pubblicato una storia su Instagram per rassicurare gli studenti sul fatto che la situazione all’interno dell’università è «tranquilla e normale». Hanno scritto che la veridicità di questi messaggi «è fortemente dubbia» e hanno suggerito di «non alimentare paranoie e odio ingiustificato» condividendo contenuti non ancora verificati.

Messaggi simili sono stati condivisi dai rappresentanti di altre università di Milano, come la Bocconi, mentre gli studenti dell’università IULM e della Cattolica hanno detto di non voler condividere informazioni non verificate e di star aspettando comunicazioni dall’università.

– Leggi anche: Come si è arrivati ai disordini di sabato e domenica