Come si è arrivati ai disordini di sabato e domenica
E che ruolo hanno avuto i social network nell’organizzare manifestazioni e ritrovi così poco organizzati
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I disordini e gli episodi di violenza avvenuti lo scorso weekend a Milano, e in misura minore a Torino e Bologna, sono cominciati durante delle manifestazioni organizzate online da persone di età varia che non fanno parte né del mondo politico né dell’attivismo. Erano state convocate e autorizzate per sabato 17 ottobre, in contemporanea con la manifestazione nazionale dei movimenti studenteschi che protestano da settimane in tutta la Francia.
In Italia l’iniziativa si chiamava «Italia in piazza» e contestava l’aumento del costo della vita e gli stipendi troppo bassi. Nei giorni precedenti alla mobilitazione, migliaia di ragazze e ragazzi avevano condiviso sui social locandine diverse che pubblicizzavano l’appuntamento. Gli scontri tra la polizia e alcuni giovani partecipanti – molti dei quali minorenni – sono iniziati poco dopo l’inizio delle manifestazioni in varie città. A Milano sono proseguiti con le stesse modalità anche domenica pomeriggio, con un nuovo ritrovo di centinaia di ragazzi e ragazze nelle vie del centro. Ricostruire come si siano organizzati è complicato, per vari motivi.

A condividere sui social le locandine per la manifestazione di sabato sono state infatti soprattutto persone che non fanno parte di associazioni, centri sociali o movimenti studenteschi. Alcuni organizzatori della manifestazione di Milano hanno detto all’Agi che TikTok ha avuto un ruolo centrale nella diffusione delle informazioni. Louis, un ragazzo di 21 anni che si presenta come uno dei coordinatori di “Italia in Piazza Milano”, ha detto: «insieme a me a coordinare c’è Andrea, che è molto abile su TikTok e in effetti la nostra community è cresciuta molto rapidamente».
La mobilitazione “Italia in piazza” si presentava inoltre come del tutto apartitica: in un’intervista a Radio Onda d’Urto Sara Marini e Giulia Benedetti, le due organizzatrici di quella di Brescia, avevano detto «se credete in PD, Lega o qualunque partito che abbia governato negli ultimi 30 anni, portate quelle (bandiere)».
Per questo bisogna fare una distinzione con le altre manifestazioni del fine settimana. Anche venerdì infatti c’erano state manifestazioni in tutta Italia contro il governo e per migliori condizioni nelle scuole: erano però state convocate da organizzazioni studentesche e vi avevano partecipato studenti, insegnanti e anche il movimento per il clima Fridays for Future. La manifestazione contro il governo che si è tenuta sabato a Roma, invece, era stata organizzata dalla CGIL ed era sostenuta da partiti come PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra.
La Digos, la divisione della polizia che si occupa di investigazioni generali e operazioni speciali, sta indagando sui profili social che hanno diffuso e rilanciato gli inviti a partecipare a “Italia in piazza” per provare a risalire ai responsabili degli episodi di violenza. Altre indagini sono in corso per quanto riguarda l’organizzazione degli episodi di domenica che, al contrario di quelli di sabato, non erano collegati direttamente a una manifestazione. Su TikTok erano circolati alcuni video in cui si parlava di riorganizzare un’azione simile a quella di sabato anche per domenica, ed è probabile che poi le persone che hanno partecipato agli scontri si siano confrontate e organizzate su canali privati.
Qualche indizio su come potrebbe essere andata la mobilitazione di domenica lo forniscono gli sviluppi degli ultimi giorni. L’attivista di estrema destra Andrea Ballarati ha pubblicato su X alcuni screenshot di un gruppo WhatsApp chiamato “24 ottobre Como” nel quale diversi ragazzi sembrano discutere di come replicare il prossimo weekend le violenze dello scorso fine settimana. L’esistenza del gruppo è stata confermata anche da alcuni giornalisti che ci sono entrati. Le modalità d’azione di cui parlano gli utenti sono molto simili a quelle dei disordini di domenica a Milano.
Dopo le violenze di domenica sera è nata poi una pagina Instagram, con un gruppo Telegram corrispondente, che si chiama “Movimento 17 ottobre”: nei suoi post si legge che indirà mobilitazioni permanenti fino a che questo governo cadrà. Al momento non è chiaro chi abbia creato la pagina. Sul canale Telegram si consiglia di creare uno username e di rendere il proprio numero di telefono privato; inoltre si consiglia di non menzionare nessuna attività illegale che si intenda compiere. Sono anche stati condivisi dei manuali su come comportarsi durante le manifestazioni, oltre ad alcuni libri di teoria politica.
I saccheggi di sabato e di domenica, soprattutto a Milano, sono poi stati molto raccontati su TikTok. In molti video, ragazzi e ragazze si riprendono mentre alle loro spalle altre persone spaccano le vetrine di negozi di abbigliamento. La musica ha contribuito a dare un tono quasi epico a questi episodi. Molti video sono accompagnati da brani rap e quello che ricorre più spesso è “In Italia 2024”, la versione aggiornata della celebre canzone di Fabri Fibra che ha al suo interno un feat. con Baby Gang, un trapper italiano di seconda generazione che nelle sue canzoni ha parlato spesso della rabbia che ha provato per aver vissuto in una condizione di precarietà economica e sociale.
Alcune persone che avevano contribuito a organizzare le manifestazioni nelle città italiane hanno preso le distanze dopo gli episodi di violenza, e fatto capire che l’organizzazione è sfuggita di mano. Nicole Albanese, una delle organizzatrici della manifestazione di sabato a Torino, ha detto che «voleva portare in piazza la stanchezza della gente che non riesce ad arrivare a fine mese. Avevamo bisogno di portare a casa un risultato, invece è stato un disastro».
Dopo gli scontri sui social sono comparsi anche messaggi di minacce contro persone accusate di aver partecipato ai saccheggi e alle devastazioni. La pagina Instagram Cori Beceri 4.0 (che adesso non esiste più) aveva annunciato l’intenzione di rintracciare i presunti responsabili e aveva condiviso degli indirizzi e dei nomi e cognomi di persone che si pensava avessero partecipato ai vandalismi. I gestori della pagina, dopo essere stati segnalati a Instagram, avevano ritrattato dicendo che sia i nomi sia gli indirizzi erano finti.



