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  • Martedì 20 ottobre 2026

Chi sono i ragazzi che hanno partecipato ai disordini a Milano

Erano giovanissimi, in gran parte con cittadinanza italiana, e arrivati in città dalle altre province lombarde

Alcuni ragazzi che hanno partecipato ai disordini a Milano il 18 ottobre (Andrea Carrubba/Anadolu via Getty Images)
Alcuni ragazzi che hanno partecipato ai disordini a Milano il 18 ottobre (Andrea Carrubba/Anadolu via Getty Images)
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Ci sono sempre più informazioni utili per ricostruire chi siano i ragazzi che sabato e domenica pomeriggio hanno danneggiato e saccheggiato una decina di negozi nelle vie centrali di Milano, scontrandosi con le forze dell’ordine. Si sa di certo che erano molto giovani (tra loro c’erano tanti minorenni, anche sotto ai 15 anni) e che erano per lo più italiani o italiani di seconda generazione, cioè figli di persone immigrate, nati in Italia o arrivati da molto piccoli. 

Che fossero tutti molto giovani lo si capiva già dai video e dalle foto che da giorni circolano online, ma l’hanno confermato anche i dati diffusi dalle forze dell’ordine: su 271 ragazzi portati in questura domenica pomeriggio, 220 erano minorenni. Avevano meno di 18 anni anche 11 delle 16 persone arrestate sabato e 23 delle 32 persone arrestate domenica. Delle 271 persone portate in questura, erano 60 (cioè meno di un quarto) quelle che non avevano la cittadinanza italiana. Dalle immagini sembra anche che tra loro ci fossero soprattutto maschi, ma su questo dettaglio non sono stati diffusi dati precisi.

I disordini comunque sono avvenuti in modo diverso tra sabato e domenica e le persone presenti in piazza non erano esattamente le stesse.

I disordini di sabato pomeriggio erano iniziati mentre era in corso la manifestazione “Italia in piazza” contro il carovita, a cui hanno partecipato principalmente manifestanti. La questura ha stimato che ci fossero circa 5mila persone. Mentre il corteo di studenti procedeva in autonomia verso il cimitero Monumentale, alcuni ragazzi con il volto coperto, separati dal corteo, avevano cominciato a vandalizzare strade e negozi del centro tra piazza Duomo, corso Vittorio Emanuele II, piazza dei Mercanti e San Babila. La maggior parte dei disordini si era limitata a scontri con la polizia, sia da parte dei ragazzi incappucciati, sia da parte dei manifestanti.

Le persone arrivate domenica pomeriggio invece erano principalmente intenzionate a commettere saccheggiamenti e atti vandalici, dopo che online erano girati molto i video del giorno precedente. I disordini sono nati in modo più spontaneo rispetto a sabato, fuori da contesti di protesta, attraverso il passaparola sui social o all’interno di chat. La questura pensa che molte delle persone presenti, che ha stimato essere al massimo 2mila, fossero le stesse che avevano provocato le devastazioni più violente di sabato.

Secondo fonti che si sono occupate di gestire l’ordine pubblico, la maggior parte dei ragazzi che hanno partecipato ai saccheggiamenti è arrivata da altre province lombarde. Il quotidiano MilanoToday ha scritto che fuori dalla questura di Milano, tra i genitori arrivati per portare a casa i figli minorenni fermati, c’erano famiglie provenienti dalle province di Parma, Bergamo, Monza e Brianza, Como e Lecco. Nelle scorse ore si sono moltiplicati i profili social e le chat che propongono di replicare i disordini anche nei prossimi giorni e anche in altre città della regione, invito che alcuni ragazzi stanno ripetendo anche nelle loro dirette su TikTok.

I disordini del fine settimana avevano ricordato quelli accaduti durante le proteste a Corvetto (un quartiere periferico a sud est di Milano) per Ramy Elgaml, un ragazzo di 19 anni di origine egiziana morto nel novembre del 2024 durante un inseguimento dei carabinieri. Durante le manifestazioni, a cui avevano partecipato molti ragazzi di seconda generazione che vivono nelle periferie (quelli che spesso, con un’accezione tendenzialmente dispregiativa, vengono chiamati “maranza”), erano stati incendiati bidoni dell’immondizia, lanciati petardi e vandalizzate pensiline di tram e autobus.

Fonti di polizia sentite dal Post hanno detto che non sono fenomeni del tutto sovrapponibili: i responsabili dei disordini del fine settimana erano in maggioranza italiani ed estranei alle periferie milanesi, e si sono mossi e organizzati in modo diverso. I disordini di Milano, infatti, sono stati organizzati nei giorni precedenti e poi si sono sviluppati con modalità nuove per le forze dell’ordine, che non erano state adeguatamente preparate.

Gli scontri di sabato pomeriggio a Milano, il 17 ottobre 2026 (Stefano Porta/LaPresse)

Non è raro che gruppi di ragazzi si spostino da una provincia all’altra per partecipare, anche con intenti violenti, a manifestazioni, proteste o contestazioni, ma di solito lo fanno con una motivazione politica, sociale o ideologica uniforme e ben precisa, seguendo le indicazioni di un organizzatore.

Chi sta indagando sui disordini di Milano, invece, ritiene molto probabile che i vandalismi e i saccheggi del fine settimana siano stati commessi da gruppi di ragazzi disaggregati, non affiliati in modo politico o ideologico, che avrebbero agito senza premeditazione e senza un coordinamento strutturato, molto probabilmente seguendo inviti rilanciati da profilo a profilo sui social, in particolare TikTok.

I ragazzi non si sono spostati in corteo, come succede di solito, cioè seguendo in modo compatto un percorso prestabilito o con obiettivi prevedibili: si sono invece presentati in piccoli gruppi e hanno agito divisi in punti diversi della città. Questo, insieme alla loro giovane età, ha messo in grossa difficoltà la polizia, che ha preferito non mettere in atto azioni repressive troppo decise.

– Leggi anche: Perché i disordini a Milano sono sfuggiti al controllo della polizia