In Tunisia ci sono grandi proteste contro il presidente Kaïs Saïed

Manifestanti e bandiere tunisine per le strade di Tunisi il 17 ottobre (Hasan Mrad/ZUMA Press Wire)
Manifestanti e bandiere tunisine per le strade di Tunisi il 17 ottobre (Hasan Mrad/ZUMA Press Wire)

A Tunisi sono in corso grandi proteste contro il presidente autoritario della Tunisia, Kaïs Saïed, accusato dai manifestanti di aver ristretto le libertà democratiche e di una cattiva gestione dell’economia. L’agenzia di stampa Reuters le ha definite le più partecipate da anni: questo perché la frammentata opposizione politica tunisina vi ha partecipato in maniera insolitamente compatta, unendosi al sindacato UGTT (il principale del paese), che aveva indetto la manifestazione, e a diverse associazioni della società civile.

Saïed vinse le elezioni nel 2019, ma nel 2021 assunse poteri di emergenza, depose il governo, sospese i lavori del parlamento e si attribuì tutti i poteri costituzionali. Da allora governa in maniera sempre più autoritaria. Diversi politici, attivisti e giornalisti critici nei suoi confronti sono stati incarcerati con accuse pretestuose. In tutto questo l’economia cresce lentamente, rispetto ad altri paesi simili, il debito pubblico e la disoccupazione sono alti, e gli stipendi salgono meno dell’inflazione. Saïed ha accusato l’opposizione di alimentare la crisi economica per fomentare il dissenso.

I manifestanti chiedono la liberazione degli oppositori, ma protestano anche contro la disoccupazione, le ricorrenti interruzioni della fornitura di acqua ed elettricità, la carenza di cibo e medicine. Uno degli slogan più diffusi è: «Il popolo ha fame e le prigioni sono piene», usato anche durante una serie di proteste fra luglio e agosto.