Violenze, incendi e saccheggi nelle proteste in Francia
A Lione è stato bruciato un edificio storico, in varie città negozi sono stati assaltati ed edifici pubblici vandalizzati: sono già state fermate oltre 400 persone
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È stata una giornata di manifestazioni, ma anche di violenze, saccheggi e incendi in Francia. Erano in programma proteste e cortei in tutto il paese, a cui hanno partecipato complessivamente centinaia di migliaia di persone: oltre 800mila, secondo i principali sindacati che li hanno organizzati, di cui 110mila a Parigi. Partecipavano non solo gli studenti, che protestano già da giorni, ma anche sindacati, partiti politici ed esponenti del movimento dei “gilet gialli”, che otto anni fa organizzò in tutta la Francia proteste molto estese.
Una parte di queste manifestazioni è stata seguita da scontri con la polizia, attacchi a edifici pubblici da parte dei manifestanti, incendi di automobili e saccheggi di negozi e supermercati in molte città francesi. Al momento sono oltre 400 le persone fermate dalla polizia, e alcune decine i feriti, fra polizia e manifestanti.
Il principale corteo organizzato per oggi, a Parigi, si è svolto in maniera perlopiù pacifica. È partito dopo pranzo da Place de la République, diretto a Place de Clichy: la prefettura locale non ha autorizzato il passaggio del corteo nel centro della città e ha vietato le manifestazioni in alcuni punti, come la zona del palazzo dell’Eliseo, sede della presidenza francese, e il quartiere degli Champs-Élysées. Gli scontri peggiori sono stati nel Boulevard de Sébastopol, sia tra la polizia e i manifestanti che tra diversi gruppi di manifestanti. Nel corso del pomeriggio e della serata vari negozi sono stati presi d’assalto, le vetrine sono state distrutte e ci sono stati saccheggi.

Un negozio saccheggiato e danneggiato a Lione, il 17 ottobre 2026 (AP Photo/Laurent Cipriani)
Situazioni simili si sono verificate nel centro di Marsiglia e di Bordeaux, mentre a Lione ci sono stati scontri fra polizia e manifestanti in Place Bellecour: su un lato della piazza c’è un edificio storico, costruito nel 1852, che dagli anni Settanta è sede dell’ufficio turistico della città. I manifestanti lo hanno attaccato, prima staccandone le insegne, poi saccheggiandolo e dandogli fuoco fino a bruciarlo completamente, intorno alle 14:30. I vigili del fuoco non sono potuti intervenire immediatamente, poi la polizia ha disperso i manifestanti con lacrimogeni e cannoni ad acqua.
A Bordeaux è stata attaccata la sede locale della Camera di commercio, a Grenoble i manifestanti hanno bloccato diverse strade con transenne e bidoni della spazzatura, a Limoges, nella Francia centrale, è stato dato alle fiamme il municipio della città: l’incendio si è sviluppato soprattutto sul tetto, e in serata una sorta di campanile che sovrastava il palazzo, risalente al 1876, è crollato. Il prefetto locale ha detto che il tetto è crollato completamente, a parte l’ala ovest, e che due terzi della facciata sono «perduti».
A Saint-Étienne un manifestante di 17 anni ha perso una mano, forse colpito da una granata lanciata dalla polizia: è stata aperta un’inchiesta. Sia a Marsiglia che a Lille alcuni manifestanti sono entrati nella sede del municipio sfondando la porta, e sono stati poi allontanati dalla polizia che ne ha bloccato l’ingresso. A Lille in particolare l’interno dell’edificio è stato danneggiato.
Le proteste riguardano l’aumento del prezzo dei carburanti, e più in generale l’aumento del costo della vita e la diminuzione del potere d’acquisto. Alle proteste studentesche si sono uniti anche gli studenti universitari: nelle scorse settimane avevano manifestato soprattutto quelli delle scuole superiori, per protestare contro le aule troppo piccole, sovraffollate e sporche, contro la mancanza di strumenti di base e di personale scolastico, e contro le modalità di accesso all’università.

Un manifestante avvolto in una bandiera francese a Lione, davanti a un edificio incendiato (AP Photo/Laurent Cipriani)
Ma alle manifestazioni hanno partecipato anche i cosiddetti “gilet gialli”: è un movimento molto eterogeneo, nato quasi dieci anni fa per protestare contro la diminuzione del potere di acquisto e contro quelle che venivano definite le «politiche anti-auto» volute dal presidente francese Emmanuel Macron, e che poi si è allargato a temi sempre più ampi. La protesta del 2018 fu vasta, portò a blocchi delle città, ci furono scontri e una violenta repressione da parte della polizia; il simbolo dei gilet gialli venne poi adottato in altri paesi.
Domenica alla stazione di Saint-Lazare a Parigi sono stati inviati agenti della BRAV-M, un’unità della polizia francese che fu molto contestata per come gestì la protesta dei “gilet gialli”.





















