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  • venerdì 21 dicembre 2018

Anche il Portogallo ha i suoi gilet gialli

Venerdì hanno protestato in tutto il paese contro il governo di sinistra cercando di bloccare strade e città, ma la partecipazione è stata molto scarsa

I cosiddetti “gilet gialli” sono arrivati anche in Portogallo dove per oggi, venerdì 21 dicembre, erano previste diverse manifestazioni antigovernative in tutto il paese, che ricalcavano quelle francesi delle ultime settimane. Il movimento si era organizzato tramite gruppi Facebook e su WhatsApp con l’intenzione di bloccare le principali autostrade del paese e le città, come è già successo in Francia, ma nonostante le adesioni sulle piattaforme online il movimento non è riuscito a coinvolgere la quantità di persone vista in Francia.

I coletes amarelos, cioè i gilet gialli in portoghese, si sono uniti sotto lo slogan “Vamos parar Portugul” (“andiamo a bloccare il Portogallo”) e hanno avanzato varie richieste molto eterogenee, tra cui l’eliminazione del pedaggio autostradale, il taglio delle tasse e l’aumento del salario minimo. Prima delle proteste di venerdì qualcuno aveva invocato l’insurrezione popolare contro il governo, ma a parte nelle due città principali, Lisbona e Porto, le proteste non hanno richiamato molte persone.

Il Jornale de Notícias, uno dei più diffusi del paese con sede a Porto, oggi ha parlato di gruppi di manifestanti che andavano dalle 30 alle 150 persone. Le proteste hanno rallentato il traffico in alcune autostrade e sulle strade nazionali, ma verso le due del pomeriggio le cose sono tornate normali quasi ovunque. A Porto e Lisbona i manifestanti avevano cercando di bloccare gli accessi alle città senza successo. A Braga, una città nel nord del Portogallo, alcuni manifestatnti erano riusciti a bloccare una delle vie di accesso alla città, ma la circolazione è stata ripristinata a partire dalle 13.50 circa. Questa mattina un manifestante era stato fermato a Porto e arrestato dalla polizia: a quanto pare indossava un giubbotto antiproiettile e si era rifiutato di identificarsi. Mentre a Lisbona sono state arrestate tre persone per aver fatto resistenza contro gli agenti di polizia.

Il Portogallo, dove governa una coalizione di sinistra, al momento è quasi l’unico paese europeo che non ha visto l’affermarsi di un partito di estrema destra. Nonostante questo le proteste di venerdì sono state appoggiate da piccoli gruppi ultranazionalisti e qualcuno è preoccupato che le proteste possano aiutare questi gruppi a emergere. I sindacati e la sinistra non hanno dato peso alle proteste e le hanno definite un tentativo dell’estrema destra di farsi sentire. «Invece di chiedere progresso e giustizia sociale», ha detto il segretario generale del più grande sindacato del paese e membro del Partito comunista, «stanno portando avanti le posizioni dell’estrema destra e vanno verso la regressione sociale». Secondo Francisco Louçã, il fondatore del Blocco di Sinistra (uno dei partiti della coalizione di governo), le proteste sarebbero «un’operazione dell’estrema destra». Louçã ha aggiunto che l’estrema destra «sta usando i social media per diffondere slogan politicamente aggressivi. È una mossa che ha funzionato per Trump, ha funzionato per Bolsonaro, ha funzionato per Salvini».

Al momento il Portogallo è guidato da un governo di minoranza del Partito Socialista, sostenuto da alcuni partiti di sinistra, tra cui quello comunista. I sondaggi sembrano premiare l’amministrazione del primo ministro socialista Antonio Costa: dopo tre anni di crescita economica e di diminuzione della disoccupazione, il 47,3 per cento dei portoghesi intervistati si dice soddisfatto del lavoro del governo, mentre il 29,6 è convinto che abbia addirittura superato le aspettative. Secondo il sondaggio pubblicato dai giornali portoghesi, il 53,3 per cento degli elettori intende votare uno dei tre partiti che costituiscono l’attuale coalizione di governo alle prossime elezioni.

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