Nella madison bisogna darsi una mano
È una delle specialità più affascinanti del ciclismo su pista: c'è da oltre un secolo e deve il suo nome all'omonimo palazzetto di New York
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Il ciclismo su pista si corre al chiuso, su bici senza freni, e con gare molto diverse tra loro per durata e regole: a volte un po’ complicate da capire, ma spesso affascinanti appena ci si prende la mano. Dal 14 ottobre al velodromo di Shanghai, in Cina, sono iniziati i Mondiali. E nel weekend ci saranno le gare della madison, in cui si gareggia a coppie, dandosi letteralmente la mano per il cambio, in una gara che esiste dall’Ottocento e deve il suo nome al Madison Square Garden di New York.
Le gare di madison sono a punti, non a tempo, e durano in genere meno di un’ora. Sono però l’evoluzione di gare che duravano sei giorni.

Il Madison Square Garden nel 1908 durante una gara di ciclismo (Wikimedia)
Nella sua forma moderna la madison è lunga 50 chilometri a livello maschile (200 giri su una pista da 250 metri) e 30 chilometri (pari a 120 giri) a livello femminile. Le coppie sono tra le 15 e le 20 a seconda del tipo di evento e vince la squadra che fa più punti.
I punti si ottengono nelle volate intermedie, che sono ogni 10 giri, oppure guadagnando un giro intero di vantaggio sul gruppo principale, quindi di fatto doppiando tutti gli avversari o tutte le avversarie. Ogni sprint vinto vale 5 punti (con 3 punti, 2 punti e 1 punto per secondo, terzo e quarto) e i punti dell’ultimo sprint valgono doppio. Guadagnare un giro di vantaggio sul gruppo ne vale invece 20.
La gara funziona come una staffetta, in cui però entrambi i compagni di squadra sono sempre in pista per tutta la durata della gara. I due compagni stanno quindi in pista insieme, ma solo uno è “attivo” e in gara, nella parte bassa della pista. Per darsi il cambio basta toccarsi e spesso lo si fa prendendo per mano il compagno e usando quel contatto per dargli slancio e spinta. Nella madison – anche nota come americana – i cambi si ripetono per tutta la gara e non hanno una frequenza prestabilita: dipendono dalla strategia della squadra, dalle energie dei corridori e dalle fasi della competizione.
POV: ti stai allenando per una Madison
Ci si può dare quanti cambi si vuole, e si può provare a puntare tutto sulle volate o invece impostare una strategia basata sul tentativo di doppiare gli avversari.
E può capitare che questa strategia debba riadattarsi mentre si gira a oltre 50 chilometri orari su una pista piuttosto affollata, con una dozzina abbondante di altre coppie, ognuna con le sue altrettanto mutevoli strategie. Le coppie della madison hanno quindi bisogno di una coordinazione eccellente e di un’alta capacità di leggere il linguaggio del corpo del compagno o della compagna: in gara non c’è modo di parlarsi granché, ma bisogna capirsi a vicenda tante volte e sempre in poco tempo e poco spazio.
La madison è una gara dinamica, tattica e imprevedibile.
Ma la madison non è solo tattica, è anche fatica, tanta fatica.
Anche se la fatica è senz’altro minore rispetto al 1889, quando l’antenata della madison si corse la prima volta a New York, nel palazzetto da cui ha preso il nome e che allora era molto diverso e ben lontano da quello odierno. Allora le gare duravano sei giorni.
A fine Ottocento le gare di sei giorni – non solo in bicicletta – erano sfide di resistenza estreme ed estremamente popolari. All’inizio si facevano a piedi, poi in bici.
Quelle del Madison Square Garden erano tra le più popolari e in origine erano gare individuali, dove vinceva chi percorreva la maggiore distanza nell’arco di sei giorni. Alcuni ciclisti arrivavano a pedalare anche per 18 ore consecutive.
– Leggi anche: La storia dei Madison Square Garden, dove sono passati cantanti, presidenti, atleti, due papi e qualche nazista
Per rimanere svegli e attivi i ciclisti ricorrevano al caffè, alla cocaina o al brandy. Qualcuno si iniettava persino la stricnina, una sostanza che all’epoca veniva usata (legalmente, come tutte le altre sopracitate) come stimolante, e che oggi è nota soprattutto come veleno per topi.
Gli atleti uscivano da queste gare stremati. A qualcuno capitava anche di avere allucinazioni in pista: Major Taylor, ciclista afroamericano molto noto all’epoca, raccontò di aver visto un uomo sulla pista che lo inseguiva con un coltello in mano.
Per tutelare la salute fisica e mentale dei ciclisti, nel 1899 lo stato di New York introdusse una legge che vietava di gareggiare per più di 12 ore al giorno.
Per mantenere la pista attiva giorno e notte per sei giorni consecutivi e continuare a guadagnare come prima, i proprietari del Madison Square Garden aggirarono la legge trasformando le sei giorni in gare a coppie: 12 ore per uno, 24 ore in due. Fu un enorme successo: le gare divennero più entusiasmanti e veloci, e la madison ancor più popolare.
Una gara di sei giorni al Madison Square Garden nel 1937: forse la prima volta, di certo non l’ultima, in cui apparve una svastica dentro l’arena
In questi 127 anni le regole della madison sono cambiate molto: sono arrivati i punti e le gare sono diventate sempre più corte e intense. Ci sono ancora (anche se sono sempre meno) alcune gare note come “sei giorni”, ma solo perché si svolgono nell’arco di sei giorni, o meglio di sei serate.
La madison maschile si corre ai Mondiali dal 1995 ed è alle Olimpiadi dal 2000, quella femminile è ai Mondiali dal 2017 e alle Olimpiadi dal 2021. L’Italia è forte: alle Olimpiadi di Parigi vinse l’oro nella madison femminile (con Chiara Consonni e Vittoria Guazzini) e l’argento nella madison maschile (con Elia Viviani e Simone Consonni, fratello di Chiara).
Ai Mondiali di ciclismo su pista del 2026, la madison femminile sarà sabato 17 e quella maschile domenica 18, come evento conclusivo. Si potranno vedere in diretta sulla Rai, in chiaro, oppure su Eurosport, Discovery+ o HBO Max, pagando un abbonamento.



