L’inventore dei Mondiali di calcio
Ma non solo: Jules Rimet fondò una squadra di Parigi, ebbe a che fare con i nazisti e in 33 anni da presidente della FIFA ne quadruplicò le federazioni
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Il 21 giugno 1930, dopo aver viaggiato tutta la notte in vagone letto da Parigi, Jules Rimet, un uomo di 56 anni, basso e con i capelli bianchi, arrivò al porto di Villefranche-sur-Mer, un paesino francese vicino al confine con l’Italia. Di lì a poco si sarebbe imbarcato su una lussuosissima nave insieme alla nazionale francese di calcio e sarebbe partito per Montevideo, in Uruguay, per assistere alla prima edizione dei Mondiali che lui stesso aveva ideato e organizzato in quanto presidente della FIFA, la federazione calcistica internazionale. Nella sua valigia, Rimet aveva anche la coppa a forma di Vittoria alata che avrebbe consegnato ai vincitori, e a cui diede il nome per decenni.
Jules Rimet è stato uno dei più importanti dirigenti sportivi del Novecento: fu presidente della FIFA per oltre trent’anni e rappresentò la principale opposizione ideologica al connazionale Pierre de Coubertin, l’inventore delle Olimpiadi. Eppure se ne parla poco, di certo meno rispetto a de Coubertin, e quasi solo con toni celebrativi, parlando del torneo di cui fu ideatore e promotore e dell’idea di pace che c’era dietro.
Rimet fu anche altro: un fervente cattolico molto attratto dal socialismo, il fondatore di una delle più antiche squadre di calcio francesi, il presidente che trasformò la FIFA in un’istituzione moderna e potente. Ma anche il presidente che nel 1934 portò i Mondiali nell’Italia fascista e che quattro anni dopo vi lasciò partecipare la Germania nazista.

Rimet e la nazionale francese di calcio in partenza per Montevideo (Le Miroir des sports, 24 giugno 1930)
Jules Ernest Séraphin Valentin Rimet era nato il 24 ottobre 1873 a Theuley, nell’Alta Saona, una regione nell’est della Francia. A undici anni si trasferì a Parigi perché i suoi genitori, dei piccoli commercianti al dettaglio, decisero di spostare la loro attività.
In quegli anni a Parigi il calcio stava diventando sempre più popolare e Rimet ne rimase affascinato. Non essendo granché con i piedi, però, decise di incanalare il suo entusiasmo nella gestione e nell’organizzazione del gioco. Nel 1897, a 23 anni, fondò quindi il Red Star, una polisportiva – francese ma dal nome inglese – che comprendeva una squadra di calcio, una di atletica, una di ciclismo e anche una “sezione letteraria e artistica” (a Rimet lo sport interessava anche per la sua funzione educativa e civile).
Il nome, Red Star (“Stella Rossa”) non c’entra niente con la vicinanza di Rimet al socialismo. Fu probabilmente ispirato dagli spettacoli di Buffalo Bill, oppure da una compagnia di navigazione
Nel 1910 Rimet lasciò il Red Star per occuparsi dell’organizzazione del calcio francese, continuando a farlo anche quando tra il 1914 e il 1918 partecipò alla Prima guerra mondiale: era al fronte quando, nel 1917, avallò l’idea di una Coppa di Francia:
Avrei voluto leggere attentamente il progetto prima di darvi la mia approvazione, ma è arrivato il cambio di guardia e non avevo più tempo. […] Non voglio attendere oltre e vi invio la mia approvazione sulla fiducia. Tremo dal freddo mentre vi scrivo, scusate quindi il mio scarabocchio.
Finita la guerra, la carriera di Rimet progredì rapidamente, in un modo quasi inspiegabile per gli storici.
Nel 1919 fu nominato presidente della neonata federazione francese e nel 1920 fu scelto come presidente della FIFA durante un congresso “ufficioso” tenutosi ad Anversa, in Belgio, mentre in città si stava svolgendo la settima edizione delle Olimpiadi.
Nel 1920 la FIFA era un’organizzazione giovane e modesta. Esisteva da poco più di 15 anni, era sostenuta da poche federazioni nazionali e i suoi uffici coincidevano con la casa del segretario-tesoriere Carl Hirschmann. Soprattutto, però, la FIFA non aveva nessun torneo. Il più importante torneo tra nazionali di calcio era quello olimpico, che la FIFA organizzava sotto il controllo e le regole del CIO, il Comitato olimpico internazionale, da cui la FIFA stessa dipendeva parecchio, viste le sue scarse finanze.

Il capitano della Danimarca Nils Middelboe (maglia scura) ostacolato da due difensori inglesi durante la finale del torneo olimpico del 1912 (Wikimedia)
Le cose cambiarono proprio con la presidenza di Rimet, che fu anche parecchio fortunato. Fu infatti presidente in un periodo in cui il calcio si stava diffondendo tanto e in fretta, anche senza che la FIFA si impegnasse per far sì che succedesse. Aumentarono le federazioni nazionali, e di conseguenza i soldi per la FIFA, che le raggruppava e rappresentava. Oltre alla fortuna, Rimet ebbe infatti il merito di riuscire a imporre una tassa annuale a ciascuna federazione e a ottenere una percentuale sugli incassi delle partite internazionali, così da emancipare la FIFA dal CIO di de Coubertin.
Secondo qualche ricercatore, questa ricerca di autonomia dal CIO spiega – almeno in parte – l’invenzione della Coppa del Mondo, pensata come un torneo aperto anche ai professionisti. E quindi in opposizione a quello olimpico, esclusivamente dilettantistico.
De Coubertin era infatti convinto che lo sport, e quindi anche il calcio, dovesse restare dilettantistico per non farsi corrompere dal denaro. Secondo Rimet bisognava invece puntare alla professionalizzazione: per permettere a tutti di praticarlo, e non solo a chi poteva permetterselo come passatempo, e perché di fatto il professionismo esisteva già, sebbene nascosto dietro pagamenti sottobanco e finti rimborsi spese.

Pierre de Coubertin si sistema i baffi durante le Olimpiadi di Parigi del 1924: fu fondatore e presidente del CIO dal 1896 al 1925 (Central Press/Hulton Archive/Getty Images)
Poco prima di morire Rimet scrisse un libro in cui raccontò in chiave romantica come gli era venuta la «meravigliosa» idea dei Mondiali e come li aveva organizzati. La storia vera, però, è molto più politica.
Nel 1926 Hugo Meisl, l’ambizioso capo della federazione austriaca, si era accordato con le altre federazioni dell’Europa centrale e aveva proposto alla FIFA di organizzare una coppa continentale (la UEFA, la confederazione europea, ancora non esisteva).
Rimet temeva che un torneo continentale non fosse nell’interesse di una federazione sovracontinentale e affidò la questione a una commissione che lavorò a un progetto più ambizioso e più in linea con gli ideali universali dell’organizzazione e dello stesso Rimet: un torneo mondiale, aperto a tutte le federazioni affiliate.
Non è chiaro se Rimet avesse già in mente i Mondiali (lui sostenne di sì), ma di certo l’idea di Meisl fu un fattore determinante. Nel 1928 la FIFA approvò ufficialmente la nascita di una Coppa del Mondo aperta anche a professionisti.
La prima edizione – rieccoci alla lussuosissima nave e alla valigia, e grazie per essere rimasti con noi – fu nel 1930 in Uruguay, il paese dei campioni olimpici in carica. Nonostante la grave crisi economica di quegli anni e le grandi distanze da coprire, quei Mondiali, vinti dall’Uruguay, furono un successo sportivo e commerciale.

Rimet consegna la Coppa del mondo al presidente della federazione uruguaiana di calcio Raúl Jude. Allora la Coppa si chiamava solo “Vittoria” (Wikimedia)
Ci furono più problemi sotto altri punti di vista, specie se si tiene conto del fatto che all’inizio, subito dopo la Prima guerra mondiale, Rimet si era immaginato la FIFA come un mezzo per promuovere la pace, una sorta di ONU (o Società delle Nazioni, per citare qualcosa a lui coevo) però dedicata al calcio.
Negli anni successivi Rimet fece scelte un po’ ingenue: più apolitiche che pacifiste. Nel 1934 affidò l’organizzazione dei Mondiali all’Italia fascista, che li sfruttò per la propria propaganda. E nel 1938, in Francia, permise la partecipazione della Germania nazista (che in effetti solo due anni prima aveva organizzato le Olimpiadi a Berlino) e accettò senza fare troppe domande l’assenza dell’Austria: si era qualificata, ma nel frattempo era stata annessa dalla Germania.
Dopo la Seconda guerra mondiale, durante la quale non si disputò nessuna Coppa del Mondo, Rimet provò a usare la FIFA come strumento diplomatico. Mantenne buoni rapporti con le federazioni della Germania Est e Ovest, che furono riammesse in poco tempo, e lavorò anche per l’ingresso di quella sovietica. Nei primi Mondiali del dopoguerra, nel 1950 in Brasile, dopo dodici anni dall’ultima edizione (in cui la diplomazia del calcio non fu evidentemente di particolare utilità), la FIFA era diventata più ricca e più grande di quanto non lo fosse mai stata.
Rimet smise di essere presidente della FIFA nel 1954. Nei suoi 33 anni da presidente la federazione era passata da una ventina a 85 paesi affiliati (oggi sono 211). Nel 1955 fu candidato al premio Nobel per la pace. Morì il 16 ottobre 1956, esattamente 70 anni fa.
Dal 1946 al 1970 il trofeo dei Mondiali, quella con la Vittoria, si chiamò Coppa Rimet.



