L’ascesa di Saddam Haftar in Libia
Il figlio del generale che controlla la parte orientale del paese sta accumulando potere, in vista di una possibile successione
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Il generale Khalifa Haftar, che controlla la parte orientale della Libia, ha 82 anni e ultimamente ha diradato le sue apparizioni pubbliche. Saddam Haftar, uno dei suoi cinque figli, lo sta sostituendo sempre più spesso: negli ultimi mesi ha accumulato potere e influenza, in vista di una possibile successione al padre.
La Libia è divisa in due dopo una lunga e tormentata guerra civile, iniziata con la caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011 e ferma dal 2020. La parte est è controllata dalla famiglia Haftar e dalle milizie sue alleate. La parte ovest nominalmente è quella del governo riconosciuto a livello internazionale, e include la capitale Tripoli. Nei fatti è controllata dal primo ministro Abdul Hamid Dbeibah e dalle milizie sue alleate.
I governi europei, nonostante riconoscano ufficialmente solo il governo di Tripoli, non possono fare a meno di dialogare con entrambi i governi, tra accortezze e imbarazzi.
In questo contesto, Saddam Haftar si muove a est, ma quello che fa ha implicazioni anche per l’ovest. Tra i due schieramenti infatti c’è un accordo per spartirsi i proventi del petrolio, che periodicamente ha portato a tensioni. Ma Haftar ha anche un ruolo nei piani dell’amministrazione Trump per riunificare la Libia.
Saddam Haftar ha 35 anni e si chiama così in onore del presidente iracheno Saddam Hussein. La sua ascesa è iniziata nell’agosto del 2025, quando è stato nominato vice comandante dell’LNA, l’esercito personale del padre. Un anno dopo è stato promosso comandante in capo ad interim. Questo gli ha conferito potere militare, che è quello che conta, ma ci sono stati anche sviluppi politici.

Khalifa Haftar, al centro tra due ufficiali, durante un incontro al ministero della Difesa russo nel 2025 (Ministero della Difesa russo/TASS via ZUMA Press)
Forte dell’appoggio del padre, a inizio ottobre Saddam Haftar è riuscito a imporre al parlamento (che si trova nell’est, a Bengasi) un presidente di suo gradimento, di fatto prendendone il controllo. Al-Salihin Abdul Nabi ha preso il posto di Aguila Saleh, un alleato di vecchia data degli Haftar che però osteggiava Saddam ed era stato difeso invano da altri due fratelli: Khaled Haftar, capo di stato maggiore dell’LNA (un grado inferiore a Saddam), e Belgacem Haftar.
La nomina del nuovo presidente è stata riconosciuta dalle missioni diplomatiche di Stati Uniti e Nazioni Unite.
«Ha il potere militare, ha un sacco di soldi, ma gli manca il riconoscimento estero», ha spiegato l’analista Wolfram Lacher a Le Monde, che ha pubblicato un lungo ritratto di Saddam Haftar. Ora l’obiettivo di Saddam Haftar è ottenere legittimità internazionale, che poi è lo stesso dell’intera leadership orientale: era il motivo del caso diplomatico del 2025, quando fu vietato l’ingresso nella Libia orientale a una delegazione diplomatica europea di cui faceva parte anche il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi.

Massad Boulos, consulente di Trump per l’Africa, durante un evento a Berlino dell’aprile 2026 (Michael Kappeler/dpa)
A questo scopo Saddam Haftar s’è dato da fare in Sahel, la lunga striscia di territorio che costeggia da sud il grande deserto del Sahara, e che quindi è a sud anche della Libia. La scorsa estate ha mediato la liberazione di due paramilitari russi e di un missionario statunitense che erano stati catturati da milizie islamiste in Niger e da separatisti tuareg in Mali.
Il controllo che Saddam Haftar sostiene di esercitare sul confine meridionale della Libia, da dove passano persone migranti e bande criminali, l’ha reso noto – leggi: interessante – ai governi occidentali, preoccupati soprattutto che dalla Libia non partano migranti, sorvolando sui metodi spesso brutali impiegati dalle autorità locali.
Saddam Haftar ha anche un ruolo nei piani di Massad Boulos, il consigliere per l’Africa del presidente statunitense Donald Trump, nonché suo consuocero: è padre del marito di sua figlia Tiffany Trump. Boulos vorrebbe includere la Libia nel numero, molto discutibile, di conflitti e crisi internazionali che Trump sostiene di aver risolto. Dopo anni di disimpegno statunitense, Boulos ha proposto un piano di riunificazione della Libia che prevederebbe di nominare presidente Saddam Haftar e confermare primo ministro Dbeibah, il capo del governo dell’ovest, o nominare qualcuno della sua famiglia.

L’incendio di un deposito di carburante a Zawiya, nella Libia occidentale, causato da un attacco, l’11 agosto 2026 (Str/Xinhua/ABACAPRESS)
La scelta di Saddam Haftar per l’incarico più influente tra quelli assegnati dal piano ai rappresentanti della Libia orientale ha fomentato litigi nella famiglia, anzitutto coi già citati fratelli, che hanno ambizioni analoghe (ce ne sono altri due meno coinvolti: uno è un poeta e uno investe nelle criptovalute e nell’AI). In ogni caso, i discorsi sulla riunificazione si sono arenati dopo che il governo dell’ovest ha accusato Saddam Haftar di essere il mandante di una cellula terroristica che ad agosto aveva condotto sabotaggi e un attacco coi droni a un deposito di carburante vicino a Tripoli.
Saddam Haftar, da parte sua, ha esitato a legarsi agli statunitensi per non alterare il delicato equilibrio tra gli stati stranieri che hanno influenza in Libia, anzitutto la Russia (alleata degli Haftar) e la Turchia (che inizialmente stava con l’ovest ma ora fornisce armi anche all’est).
Al di là dei contrasti nella famiglia Haftar, la situazione in Libia resta assai instabile e i governi rivali non hanno il pieno controllo del territorio: solo nel 2026 sono stati uccisi il figlio di Gheddafi Saif al-Islam Gheddafi a ovest, e il capo dell’intelligence di Haftar in un raro attentato a Bengasi, a est.



