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  • Giovedì 15 ottobre 2026

L’Ucraina ha ricominciato ad attaccare le raffinerie russe

Zelensky lo ha deciso al terzo giorno del “cessate il fuoco energetico” voluto da Trump, che la Russia non ha mai rispettato

Due soldati ucraini preparano un drone Fpv per il lancio nella regione di Zaporizhzhia, 19 settembre 2026 (Andriy Andriyenko/Ukraine's 65th Mechanized Brigade via AP)
Due soldati ucraini preparano un drone Fpv per il lancio nella regione di Zaporizhzhia, 19 settembre 2026 (Andriy Andriyenko/Ukraine's 65th Mechanized Brigade via AP)
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L’Ucraina ha ricominciato ad attaccare le infrastrutture energetiche russe, colpendo in particolare una raffineria nella città di Rjazan, circa 200 chilometri a sudest di Mosca. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lo ha deciso tre giorni dopo l’inizio del “cessate il fuoco energetico” annunciato domenica dal presidente statunitense Donald Trump. In teoria il cessate il fuoco prevedeva la sospensione degli attacchi reciproci di Ucraina e Russia contro le infrastrutture energetiche, ma la Russia non lo ha mai rispettato, e di fatto non c’è mai stato. Il governatore della regione di Rjazan, Pavel Malkov, ha detto che l’attacco ha provocato un incendio nella raffineria, ma che non ci sono stati feriti.

Zelensky aveva detto che gli attacchi ucraini sarebbero ripresi mercoledì in un’intervista al Financial Times, citando tra le altre cose la devastazione degli attacchi russi, che malgrado l’interruzione di quelli ucraini non si sono mai fermati, e che solo nell’ultima settimana hanno ucciso più di 100 civili. Ha poi aggiunto che, nonostante gli attacchi russi, con lui Trump non si era fatto sentire.

Negli scorsi giorni Trump si è avvicinato di nuovo alle posizioni del presidente russo Vladimir Putin, con cui ha fatto un accordo per consentire alla Russia di esportare più gasolio, ed è tornato invece ad attaccare Zelensky, chiedendone la sostituzione.

Come aveva già fatto in questi giorni, Zelensky ha anche accusato di nuovo gli Stati Uniti di aver sospeso l’invio di informazioni d’intelligence sui bombardamenti russi contro la capitale ucraina Kyiv e di aver limitato la connessione di Starlink, il servizio di connessione Internet via satellite di proprietà di Elon Musk: le prime sono necessarie per attivare i protocolli di emergenza, mentre Starlink è fondamentale per le operazioni al fronte.

Parlando con il Financial Times, Zelensky ha detto che l’Ucraina si era allineata alle richieste dell’amministrazione Trump di sospendere gli attacchi contro le raffinerie russe. Ha però sostenuto che, ciononostante, i militari statunitensi avessero minacciato di non fornire all’Ucraina informazioni di intelligence, e che poi avessero imputato il mancato invio a un problema tecnico.

Zelensky ha anche respinto l’ipotesi secondo cui le limitazioni di Starshield (la versione per uso militare di Starlink) fossero legate sempre a inconvenienti tecnici: «Qualsiasi limite sulla velocità o sull’utilizzo viene deciso dai militari statunitensi e, in definitiva, dal POTUS», ha detto, riferendosi all’acronimo che indica il presidente degli Stati Uniti.

Nell’intervista il presidente ucraino ha ricordato che la collaborazione con gli Stati Uniti è stata fondamentale per l’Ucraina, ma che non è stata l’Ucraina a danneggiare la relazione tra i due paesi. Ha aggiunto che per allentare le tensioni con l’amministrazione Trump sarebbe disposto a sospendere gli attacchi contro le raffinerie russe, ma solo in cambio di una nuova fornitura di missili Patriot, gli intercettori di produzione statunitense fondamentali per proteggersi dai bombardamenti russi. Per Zelensky sarebbe «il minimo» accettabile.

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