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  • Giovedì 15 ottobre 2026

In Albania gli studenti hanno attaccato diversi edifici del governo

Durante proteste per chiedere maggiori investimenti nell'istruzione, che fanno parte di un movimento più ampio contro il primo ministro Edi Rama

Manifestanti rompono la vetrina di un negozio durante le proteste a Tirana, Albania, 14 ottobre (AP Photo/Hameraldi Agolli)
Manifestanti rompono la vetrina di un negozio durante le proteste a Tirana, Albania, 14 ottobre (AP Photo/Hameraldi Agolli)
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Martedì e mercoledì a Tirana, la capitale dell’Albania, ci sono state violente proteste studentesche contro il governo. Alla più grande delle due, quella di mercoledì, hanno partecipato migliaia di persone: i manifestanti hanno attaccato le sedi di diverse istituzioni e ministeri. Alcuni hanno anche usato bottiglie molotov per incendiare parte delle sedi del ministero dell’Istruzione e di quello della Giustizia.

In entrambi i giorni le proteste e i disordini sono andati avanti per buona parte del pomeriggio e della sera. Nei video delle proteste circolati online si vedono manifestanti lanciare pietre contro i palazzi del governo e contro la polizia, appiccare incendi e danneggiare negozi. La polizia ha usato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperderli: almeno 35 manifestanti sono stati fermati; decine di persone – in maggioranza poliziotti – sono state portate in ospedale dopo essere state ferite.

Gli studenti protestano perché le strutture delle università sono vecchie e inadeguate, per i costi troppo alti dell’istruzione e per la mancanza di opportunità di lavoro dopo la laurea, e chiedono al governo aiuti economici e maggiori investimenti nell’istruzione, come sta succedendo in altri paesi europei, in particolare in Francia e in Belgio. Le loro rivendicazioni però sono più ampie, anche perché sono collegate a un movimento più grande, che da mesi critica il governo accusandolo di corruzione e chiede al primo ministro Edi Rama di dimettersi.

Le proteste di questo movimento erano iniziate in primavera, e inizialmente si erano concentrate sulla decisione molto controversa del governo di permettere alla società di investimento di Jared Kushner, il genero del presidente statunitense Donald Trump, di costruire un resort di lusso all’interno di un’area naturale protetta sulla costa.

Un video delle proteste condiviso dalla deputata indipendente Marjana Koçeku. Koçeku apparteneva allo stesso partito di Rama (il Partito Socialista), ma lo ha lasciato proprio dopo l’inizio del movimento di protesta contro di lui.

I manifestanti – perlopiù persone molto giovani – hanno iniziato a reclamare la cancellazione del progetto, ma presto hanno cominciato a chiedere anche le dimissioni del governo e misure efficaci contro la corruzione. Da mesi a Tirana ci sono manifestazioni quotidiane, nella stragrande maggioranza dei casi pacifiche e senza incidenti. Era stato questo movimento a organizzare la prima delle due manifestazioni, quella di martedì.

Finora il governo ha respinto le richieste dei manifestanti, e si è limitato a condannare le violenze. Rama ha detto che non intende dimettersi, e in generale da quando sono iniziate le proteste ha avuto un atteggiamento sprezzante nei loro confronti: ha più volte minimizzato le richieste dei manifestanti, sostenendo che si fossero fatti influenzare da notizie false.