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  • Martedì 13 ottobre 2026

Non ci sono prove che i bot russi siano stati disattivati dai droni ucraini

L’ipotesi era circolata dopo gli attacchi contro l’azienda tecnologica Yandex, la “Google russa”

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante l'intervento al Forum sulla Sicurezza di Varsavia, il 12 ottobre 2026 (AP Photo/Attila Husejnow)
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante l'intervento al Forum sulla Sicurezza di Varsavia, il 12 ottobre 2026 (AP Photo/Attila Husejnow)
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Nell’ultima settimana alcuni droni ucraini hanno colpito tre dei sei principali data center della più grande azienda tecnologica russa, Yandex, che gestisce un motore di ricerca e decine di servizi digitali. Gli attacchi hanno causato problemi e interruzioni sui servizi forniti da Yandex in Russia, con un enorme calo del traffico automatizzato proveniente dai suoi server.

Lunedì è circolata l’ipotesi che l’attacco ai data center avesse anche fatto cessare le attività di molti dei bot russi che animano le discussioni sui social network con notizie false, amplificando certi messaggi propagandistici e sostenendo i profili soprattutto dei movimenti di estrema destra, in Europa e negli Stati Uniti.

Non ci sono però prove o dati che questo sia effettivamente avvenuto: esperti di tecnologia e media del settore dicono che non ci sono segni misurabili di un calo delle attività dei bot di propaganda.

L’ipotesi che molti bot fossero stati disattivati è stata sostenuta anche dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Zelensky ha detto che dopo che i data center di Yandex erano stati colpiti, i social media erano diventati un posto «meno ostile, dove si respira meglio» e che questo dimostrava che «l’origine dei problemi non è in Europa».

Vladimir Putin e un prototipo di auto senza conducente durante una visita all’azienda Yandex a Mosca, nel 2017 (Alexei Druzhinin, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)

L’Ucraina ha colpito un primo data center di Yandex l’8 ottobre a Sasovo, 315 chilometri a sudest di Mosca; un secondo il giorno dopo, nella regione di Kaluga, a sudovest di Mosca; e il terzo domenica a Vladimir, 180 chilometri a est della capitale. I primi due attacchi hanno causato rallentamenti e disservizi, dopo il terzo c’è stata una sospensione quasi completa delle operazioni della società, spesso soprannominata la “Google russa”.

Yandex gestisce non solo il più utilizzato dei motori di ricerca in Russia, ma anche una popolare app di servizio taxi e una di consegna di cibo. Dopo gli attacchi sono stati a lungo irraggiungibili i servizi di cloud, cioè di archiviazione dati in remoto, ma soprattutto quelli di pagamento Yandex Pay, con problemi in particolare per chi aveva tutti i propri soldi sulla piattaforma.

Un rider della divisione di consegna di cibo a domicilio di Yandex, l’11 ottobre 2026 (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

Secondo i dati analizzati da Cloudflare Radar, servizio fornito dalla grande azienda statunitense Cloudflare, che si occupa di reti e traffico online, dopo gli attacchi il traffico automatico generato dalla rete di Yandex è sceso a meno dell’1 per cento rispetto ai suoi standard.

Quei dati e il grafico mostrato qui sopra sono molto circolati online proprio per sostenere la tesi di un crollo delle attività dei bot di propaganda russi, che varie persone, compresi alcuni politici europei, hanno detto di aver riscontrato nelle loro esperienze online. In realtà l’attività automatica di Yandex non è direttamente riferibile a quella dei bot: è invece generata, in larghissima parte, dai cosiddetti “web crawler”, o “spider”. Sono software che esplorano il web in modo sistematico e automatizzato, analizzando i contenuti delle pagine. Vengono utilizzati soprattutto dai motori di ricerca per raccogliere e aggiornare le informazioni con cui costruiscono i propri indici.

Quelle attività si sono temporaneamente interrotte e continuano a essere inferiori agli standard, ma non è possibile stabilire alcuna relazione con i bot che diffondono disinformazione, teorie cospirative o discorsi d’odio.

Online sono circolati anche dati e grafici che segnalavano una riduzione delle attività sui social intorno a partiti come il tedesco Alternative für Deutschland o il britannico Reform UK, entrambi di estrema destra, o a personaggi della corrente MAGA (“Make America Great Again”) del Partito Repubblicano statunitense. Quei grafici non avevano fonti chiare e almeno in alcuni casi sembravano prodotti in modo artificiale, anche con alcuni errori: in uno i dati proseguivano fino al 15 ottobre.