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  • Lunedì 12 ottobre 2026

I soldati eritrei sono tornati nel Tigray, ma cambiando schieramento

C'è di nuovo una guerra nella regione settentrionale dell'Etiopia, ma questa volta i ribelli hanno un nemico in meno e un alleato in più

Tigray, 2021 (AP Photo/Ben Curtis)
Tigray, 2021 (AP Photo/Ben Curtis)
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In Etiopia gli scontri tra l’esercito del governo centrale del paese e il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF) sono i più intensi dall’ultima guerra civile, combattuta tra il 2020 e il 2022. Il TPLF è un gruppo politico armato dello stato etiope del Tigray che punta a rovesciare il governo guidato dal primo ministro Abiy Ahmed.

La situazione è instabile ed evolve velocemente, ma due cose sono chiare: lo scontro interno all’Etiopia potrebbe diventare una nuova guerra civile; e la guerra civile potrebbe non rimanere tale perché vari paesi, e soprattutto l’Eritrea, sono già coinvolti nel conflitto.

I rapporti tra Etiopia ed Eritrea sono altalenanti da decenni, a causa dell’eredità coloniale e di alleanze mutevoli tra i governi che si sono avvicendati e le milizie della regione. Ora il primo ministro etiope Abiy Ahmed e il dittatore eritreo Isaias Afwerki si stanno scontrando per l’accesso al mar Rosso e soprattutto per l’appoggio che l’Eritrea sta fornendo al TPLF.

L’ultima guerra civile nel Tigray iniziò nel 2020 dopo che il TPLF aveva organizzato in autonomia delle elezioni regionali in protesta contro il governo federale. Il TPLF accusava Abiy di ritardare apposta le elezioni nazionali per mantenere il potere e di marginalizzare le esigenze dei tigrini, che sono l’etnia maggioritaria in Tigray ma non nel resto d’Etiopia. Abiy non riconobbe le elezioni e accusò il Fronte di aver violato la sovranità federale dell’Etiopia.

La guerra durò due anni e fu molto cruenta, con centinaia di migliaia di persone uccise e milioni di sfollate.

In quel periodo i rapporti tra Etiopia ed Eritrea furono buoni, tanto che l’esercito eritreo combatté al fianco di quello etiope contro il TPLF. L’accordo che mise fine alla guerra rimase in gran parte disatteso e lasciò molti delusi, tra cui anche l’Eritrea, che aveva partecipato alla guerra ma non al processo di pace.

Il presidente eritreo Isaias Afwerki nel 2023 (AP Photo/Khalil Senosi)

Alla delusione per l’accordo, più di recente si è aggiunta una questione più grande: l’accesso al mare, che l’Etiopia perse negli anni Novanta dopo che l’Eritrea aveva dichiarato la propria indipendenza e si era separata. Da quando è salito al potere, Abiy ha ripetuto in modo sempre più insistente di volerlo riconquistare. Per l’Eritrea, che geograficamente è una striscia di terra che separa l’Etiopia dal mar Rosso, la retorica di Abiy suona come una minaccia.

Per questo, secondo Abiy, negli ultimi anni Afwerki avrebbe cominciato ad appoggiare lo stesso gruppo che i soldati eritrei avevano combattuto al fianco dell’esercito etiope durante la prima guerra del Tigray. Per l’Eritrea, allearsi con chi controlla il nord dell’Etiopia sarebbe un modo per creare un’area cuscinetto e difendersi da eventuali aggressioni etiopi. Non sarebbe nemmeno la prima volta: negli anni Ottanta, durante la guerra d’indipendenza dell’Eritrea, il TPLF e i ribelli eritrei guidati da Afwerki avevano combattuto insieme contro il regime militare etiope.

Sia l’Eritrea che il TPLF hanno negato che oggi esista un’alleanza, ma l’accusa di Abiy è resa credibile da vari elementi.

In queste settimane di scontri intensi con il governo federale, la presenza di truppe eritree in Tigray è stata riportata da varie testate internazionali, sulla base di testimonianze e fonti locali. Inoltre ci sono alcuni segnali di apertura dei confini tra Tigray ed Eritrea, chiusi in modo rigido dalla guerra civile del 2020. Diverse analisi dicono che da tempo l’oro estratto nelle miniere del Tigray viaggia verso il mar Rosso attraverso l’Eritrea.

Il primo ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed (Sergei Bulkin, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)

Nelle ultime settimane le cose sono precipitate. Il 23 settembre il TPLF ha preso il controllo di diversi aeroporti, isolando la regione. Il 4 ottobre l’esercito etiope ha ripreso la capitale del Tigray grazie a una controffensiva rapida, e da domenica sono ripresi i collegamenti aerei. Inoltre ACLED, un’organizzazione non governativa statunitense di monitoraggio dei conflitti, ha dato notizia di un attacco con droni, probabilmente etiopi, che ha colpito i soldati eritrei vicino ad Adigrat, nel Tigray settentrionale, a 30 chilometri dall’Eritrea.

Il 1° ottobre, sulla base delle accuse di interferire con la politica interna etiope, Abiy ha chiuso l’ambasciata etiope in Eritrea, e i due paesi hanno interrotto i rapporti diplomatici.

Poi il governo etiope ha scritto una lettera alle Nazioni Unite in cui ha accusato l’Eritrea di una «invasione su vasta scala dell’Etiopia settentrionale» da cui, dice, l’Etiopia ha il diritto di difendersi. Afwerki ha ribadito che la gestione del mar Rosso spetta esclusivamente ai paesi che vi si affacciano: una formula che allude chiaramente all’Etiopia, anche se non è nominata.