In Etiopia le forze antigovernative si sono ritirate dalla capitale della regione del Tigrè

Mekelle, in Etiopia, a marzo del 2026 (ANSA/Liu Fangqiang/Xinhua via ZUMA Press)
Mekelle, in Etiopia, a marzo del 2026 (ANSA/Liu Fangqiang/Xinhua via ZUMA Press)

Domenica il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (TPLF), un partito e gruppo armato che controlla l’omonima regione nel nord dell’Etiopia, si è ritirato dalla capitale della regione, Mekelle, mentre continuano i combattimenti contro l’esercito del governo federale del primo ministro Abiy Ahmed.

Il TPLF ha detto di essersi ritirato per proteggere i civili ed evitare combattimenti in città, ma si tratta di uno sviluppo rilevante nei combattimenti fra le due fazioni: lunedì l’esercito aveva conquistato Alamata, un’importante città tigrina e snodo di rifornimenti di cibo, carburanti e armi nella regione. Due abitanti hanno detto a BBC News che le forze filogovernative ora controllano la città.

I combattimenti fra l’esercito federale e il TPLF, alleato ad altre milizie antigovernative, erano ricominciati all’inizio della scorsa settimana dopo mesi di scontri a bassa intensità. I due schieramenti avevano già combattuto una guerra civile fra il 2020 e il 2022, terminata con un accordo mai del tutto rispettato.

Una decina di giorni fa alcuni miliziani del Fronte avevano attaccato l’esercito in varie zone dell’Etiopia, prendendo anche il controllo di tre aeroporti regionali e accusando il governo di averli attaccati per primo. Da allora l’intensità dei combattimenti è aumentata e gli scontri si sono estesi alle regioni di Afar e Amara, che confinano con il Tigrè. Giovedì il Fronte aveva dichiarato di essere in uno stato di «guerra aperta» con il governo federale.

Prima che il TPLF abbandonasse Mekelle, in Tigrè le reti internet e telefoniche erano interrotte da una settimana e la popolazione aveva fatto scorta di cibo e beni di prima necessità.

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