Perché Trump ha di nuovo rotto con Zelensky
Ne ha chiesto la rimozione subito dopo aver fatto un accordo con Putin: c'entrano soprattutto i prezzi del carburante
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Sabato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che l’Ucraina sta provocando un «problema mondiale» con i suoi attacchi alle raffinerie della Russia, e che dovrebbe trovarsi «un nuovo presidente», chiedendo così la rimozione di Volodymyr Zelensky.
Questo attacco, che è uno dei più gravi fatti finora contro il presidente ucraino, arriva il giorno dopo che Trump ha stretto con la Russia un accordo per l’esportazione di gasolio e la sospensione delle sanzioni statunitensi. Nel complesso le due mosse sono molto pericolose per l’Ucraina: almeno per ora non in termini pratici, ma per il rischio che possano significare un’ulteriore riduzione del sostegno di intelligence, diplomatico e militare offerto dagli Stati Uniti.
Questa non è la prima volta che Trump attacca Zelensky, anzi: dall’inizio dello scorso anno lo ha definito un «dittatore senza elezioni», ha detto che «non resterà in giro molto a lungo» e a più riprese lo ha accusato di essere il principale ostacolo a un accordo per porre fine alla guerra (anche se nella stragrande maggioranza dei casi è stata la Russia a provocare la rottura dei negoziati negli ultimi quattro anni). C’è poi stato il famigerato incontro del febbraio 2025, quando Trump attaccò furiosamente Zelensky in diretta tv, cacciandolo dalla Casa Bianca.
A ciascuna di queste rotture è seguito un penoso lavoro di ricucitura dei rapporti. Anche grazie al sostegno degli alleati europei, Zelensky è sempre riuscito a recuperare il favore di Trump usando l’adulazione, piccole concessioni, e soprattutto mostrando come alla prova dei fatti il presidente russo Vladimir Putin finisca sempre per rifiutare ogni proposta di negoziato.
Questo ha portato nell’ultimo anno e mezzo a una strana situazione in cui Trump ha alternato momenti di forte avversione verso Zelensky a momenti di grande insofferenza verso Putin. Ora il pendolo è tutto dalla parte di Putin.
Questa volta però per Zelensky recuperare i rapporti e riportare Trump dalla sua parte potrebbe essere più difficile, perché si è inserita una nuova variabile: le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, quelle in cui si rinnovano la Camera e parte del Senato, che saranno a inizio novembre.

Trump mostra una sua foto con Putin, agosto 2025 (AP Photo/Jacquelyn Martin)
Secondo i sondaggi il Partito Repubblicano di Trump è in svantaggio e rischia di perdere il controllo della Camera e forse anche del Senato. Tra le ragioni principali del malcontento degli elettori statunitensi ci sono il costo della vita e soprattutto del carburante. Trump avrebbe un modo per abbassare rapidamente il costo del carburante: porre fine alla guerra contro l’Iran iniziata da lui stesso a febbraio. Ma poiché non può permettersi di ammettere una sconfitta contro il regime iraniano, si è rivolto alla Russia.
L’accordo sul gasolio raggiunto venerdì tra Trump e Putin prevede che la Russia esporti alcuni milioni di barili di gasolio sul mercato mondiale tra ottobre e la fine dell’anno, con l’intento di abbassarne il prezzo. Sono in realtà quantità irrisorie, anche perché la Russia fatica a produrre gasolio a causa degli attacchi dell’Ucraina alle sue raffinerie. Per questo, secondo gli esperti, l’accordo sul gasolio non smuoverà più di tanto il costo dell’energia.
Anche se gli effetti saranno limitati, l’accordo con Putin consente a Trump di mostrare che sta facendo qualcosa, e soprattutto di indicare un nuovo colpevole: se i prezzi alla pompa sono alti non è colpa della guerra in Medio Oriente, ma dell’Ucraina che con i suoi attacchi alle raffinerie russe ostacola le esportazioni di idrocarburi. Non è un caso che negli ultimi mesi Trump abbia più volte chiesto all’Ucraina di interrompere gli attacchi alle raffinerie. Zelensky però si è sempre rifiutato, perché questi attacchi sono uno dei migliori strumenti di pressione dell’Ucraina contro il regime russo.
A questi problemi si aggiunge un generale logoramento nel sostegno all’Ucraina, non soltanto tra l’opinione pubblica americana ma anche tra quella europea. Se nel 2025 i leader europei erano pronti a tutto pur di sostenere l’Ucraina e Zelensky, oggi il loro entusiasmo potrebbe essere più tiepido, anche perché in molti dei loro paesi (Spagna a novembre, Italia, Francia e altri nel 2027) presto si andrà al voto, e il sostegno all’Ucraina si sta trasformando in un tema potenzialmente divisivo.
In questo senso, quanto saranno gravi le conseguenze di quest’ultima rottura tra Trump e Zelensky si vedrà nelle prossime settimane. Dipenderà da come andranno le elezioni di metà mandato, dal sostegno degli alleati europei dell’Ucraina, e da cosa sarà disposto a fare Putin pur di mantenersi il favore di Trump.



