Come Trump tenta di influenzare i governi europei
Si parla di pressioni, minacce, governi che cadono e di una potente ambasciatrice statunitense
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A marzo di quest’anno il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avuto un incontro con il ministro della Difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, in cui secondo la ricostruzione della radio polacca TOK FM gli avrebbe chiesto di far cadere il governo della Polonia.
Kosiniak-Kamysz è il leader del Partito del Popolo Polacco, uno dei più conservatori dentro alla coalizione del primo ministro di centrodestra Donald Tusk. L’idea di Trump era che il partito di Kosiniak-Kamysz si staccasse dalla coalizione di Tusk, facesse cadere il governo e ne formasse un altro con partiti dell’estrema destra all’opposizione, ritenuti più condiscendenti dall’amministrazione americana.
Non ha funzionato: Kosiniak-Kamysz ha subito riferito dell’incontro al primo ministro Tusk, e il governo ha retto, almeno per ora. Non ci sono conferme ufficiali che Trump abbia chiesto al ministro di far cadere il governo, ma dopo l’uscita della notizia vari politici polacchi hanno fatto commenti eloquenti.
Il primo ministro Tusk per esempio ha detto che la conversazione tra Trump e Kosiniak-Kamysz era stata delicata e aveva riguardato «la situazione interna della Polonia». «Un giorno la storia lo verrà a sapere», ha aggiunto. Anche il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha scritto sui social che l’incontro «serviva a tentare di coinvolgere uno stato straniero nella nostra politica interna».

Il primo ministro polacco Donald Tusk, giugno 2026 (AP Photo/Omar Havana)
Quello della Polonia non è l’unico governo che membri dell’amministrazione Trump hanno cercato di condizionare. Negli scorsi giorni per esempio si è parlato molto di sospetti sulla caduta del governo della Romania, che è avvenuta a maggio di quest’anno.
I sospetti sono nati da un articolo del Wall Street Journal su Kimberly Guilfoyle, l’ambasciatrice statunitense in Grecia. Guilfoyle è l’ex fidanzata del figlio di Trump, Don Jr., ed è molto vicina al mondo trumpiano e al presidente stesso (curiosamente, prima di Don Jr. era stata sposata con l’attuale governatore Democratico della California Gavin Newsom). L’articolo del Wall Street Journal parla di come Guilfoyle nell’ultimo anno sia diventata una presenza fortissima nella politica non soltanto della Grecia ma di tutta la regione, e di come utilizzi la sua influenza per spingere i governi a fare affari energetici con imprenditori a lei vicini.
A un certo punto l’articolo descrive una riunione tra Guilfoyle e il ministro dell’Energia greco Stavros Papastavrou. Parlando della crisi del governo rumeno, Guilfoyle ha fatto capire a Papastavrou che gli Stati Uniti avevano avuto un ruolo, e poi ha detto: «Possiamo farlo in tutti i paesi che vogliamo. Possiamo farlo anche qui», intendendo la Grecia. Pare che Papastavrou si sia molto arrabbiato per la minaccia e che l’incontro sia terminato con un litigio.
La caduta del governo rumeno è stata peculiare: è stata provocata da una strana alleanza tra il Partito Socialdemocratico, di centrosinistra ed ex membro del governo, e il partito di estrema destra Alleanza per l’unità dei romeni, che hanno fatto un inedito patto per sfiduciare il primo ministro Ilie Bolojan. I giornali rumeni hanno peraltro ricostruito che Guilfoyle e membri del Partito Socialdemocratico si erano incontrati a Bucarest a marzo: dopo un mese, ad aprile, il partito era uscito dal governo, e dopo un altro mese ne aveva votato la sfiducia.
Sia i politici rumeni interessati sia l’amministrazione Trump hanno smentito ogni intervento di Guilfoyle nella politica della Romania, ma anche il Financial Times ha confermato con fonti proprie i vari incontri dell’ambasciatrice tanto in Romania quanto in Grecia. Non è chiaro tuttavia quanto siano stati influenti: è difficile che il governo rumeno sia caduto esclusivamente per le pressioni di Guilfoyle, ma è possibile che abbiano avuto un qualche ruolo, non è chiaro quanto rilevante.
Queste pressioni e attività dell’amministrazione Trump contro vari governi europei non sono la prova di un grande piano americano contro l’Europa, ma mostrano uno stile diplomatico aggressivo e inedito che gli Stati Uniti hanno espresso un po’ in tutto il mondo, intromettendosi nelle questioni interne di molti paesi e sostenendo politici e candidati che percepiscono come più favorevoli e condiscendenti.
Rispetto alla maggior parte dei suoi predecessori Trump è molto esplicito nell’utilizzare l’influenza degli Stati Uniti per sostenere i suoi alleati. Ci sono casi eccezionali come quello dell’Honduras, dove l’anno scorso Trump ha sostenuto il candidato di destra Nasry Asfura e ha minacciato di ritirare gli aiuti americani al paese se non avesse vinto (ha vinto). Ma ci sono anche casi meno evidenti che mostrano come Trump abbia chiare preferenze tra i leader stranieri: in Polonia, per esempio, Trump snobba attivamente il primo ministro Tusk e sostiene invece il presidente Karol Nawrocki, che è di estrema destra ed è un avversario di Tusk. L’anno scorso Trump è arrivato a chiedere che Nawrocki, e non Tusk, partecipasse alle riunioni internazionali sull’Ucraina.
Il sospetto che l’amministrazione utilizzi pressioni e minacce sottobanco per influenzare la politica europea aggiunge però un nuovo livello di gravità a tutta la questione. Per il momento sono soltanto sospetti e casi slegati. Per esempio le manovre di Guilfoyle sembrano volte soprattutto a convincere i paesi del sud-est Europa a comprare più gas naturale dagli Stati Uniti. In generale sembra però che queste minacce, anche se non vanno necessariamente a segno, stiano funzionando: «Hanno paura di farsela nemica», ha scritto il Wall Street Journal del rapporto tra Guilfoyle e il governo greco.



