È stata definitivamente approvata la nuova legge elettorale

Nonostante i timori per il voto segreto non ci sono stati intoppi: nel 2027 si voterà con il cosiddetto “Stabilicum”

La protesta delle opposizioni dopo il voto finale sulla Legge elettorale alla Camera dei Deputati, 8 ottobre 2026 (ANSA/FABIO FRUSTACI)
La protesta delle opposizioni dopo il voto finale sulla Legge elettorale alla Camera dei Deputati, 8 ottobre 2026 (ANSA/FABIO FRUSTACI)
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La Camera dei deputati ha approvato il testo della nuova legge elettorale voluta dal governo di Giorgia Meloni. Era l’ultimo e decisivo passaggio di un lungo percorso legislativo, iniziato nell’estate del 2025 con le prime ipotesi di modifica e proseguito fino a oggi tra molti dibattiti e polemiche. La legge elettorale è quella che contiene le regole su come i voti degli elettori vengono convertiti in seggi in parlamento: in Italia si voterà nel 2027, probabilmente in primavera.

Alla Camera si votava su tutto il testo a scrutinio segreto, ma non ci sono stati intoppi: la legge è stata approvata con 227 voti favorevoli e 164 contrari. La maggioranza necessaria era di 196, visto che i presenti erano 391.

Era comunque un voto delicato: a metà luglio, sempre a scrutinio segreto e alla Camera, la maggioranza era stata sconfitta sul voto all’emendamento più discusso di questa riforma elettorale, quello che introduceva le cosiddette “preferenze”, cioè il voto diretto da parte degli elettori ai singoli candidati. Aveva votato contro quell’emendamento almeno una cinquantina di “franchi tiratori”, cioè deputati di destra che non avevano rispettato le indicazioni del loro partito, approfittando dell’anonimato. Nel centrodestra c’erano e ci sono ancora divisioni sulla questione delle preferenze, che alla fine sono state inserite in una forma attenuata.

Questa volta lo scrutinio segreto non ha inciso allo stesso modo, anche perché la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva preso contromisure per evitare sorprese: aveva detto più o meno esplicitamente che, se la legge non fosse stata approvata, il governo sarebbe caduto. Si sarebbe così andati a elezioni anticipate: per gran parte dei parlamentari, che sono alla loro prima legislatura, avrebbe significato perdere l’accesso alla pensione parlamentare, per la quale servono almeno 4 anni, 6 mesi e un giorno di servizio (che saranno trascorsi a metà aprile).

Prima di tornare alla Camera, la nuova legge elettorale era stata approvata dal Senato a metà settembre, dove non era previsto il voto segreto.

La nuova legge elettorale è il cosiddetto Stabilicum, chiamato così perché nelle intenzioni del governo dovrebbe portare maggiore stabilità favorendo alleanze di governo più solide e durature: una questione su cui in realtà gli esperti in materia hanno molti dubbi. Lo Stabilicum è una legge elettorale con un sistema in gran parte proporzionale, cioè assegna i seggi in parlamento ai partiti in proporzione ai voti che hanno preso.

Ma per garantire appunto una maggioranza parlamentare ampia e stabile, prevede anche un premio di maggioranza: alla coalizione che ottiene almeno il 42 per cento dei voti, vengono assegnati 70 deputati e 35 senatori in più, a patto che non si ecceda un limite di 220 deputati (su 400) e 113 senatori (su 200) per quella coalizione di partiti. È prevista anche una soglia di sbarramento al 3 per cento per i partiti e al 10 per cento per le coalizioni: significa che chi prende meno voti non elegge rappresentanti (ma è previsto un ripescaggio per la prima lista sotto il 3 per cento).

L’altra grossa novità di questa legge elettorale sono appunto le tanto discusse preferenze: chi vota potrà esprimere fino a tre preferenze in una lista di sei candidati e candidate sulla scheda elettorale. Il primo nome sulla lista però, il cosiddetto “capolista”, sarà bloccato: viene cioè eletto senza partecipare alla competizione per le preferenze, se il suo partito ottiene abbastanza voti. Le preferenze espresse però non potranno essere per persone dello stesso genere, altrimenti verrà considerata solo la prima.

Meloni ha voluto fortemente questa riforma della legge elettorale per due ragioni principali. La prima era cercare una sorta di surrogato della riforma costituzionale con cui avrebbe voluto introdurre l’elezione diretta del presidente del Consiglio, il cosiddetto “premierato”, che aveva promesso in campagna elettorale ma aveva poi dovuto accantonare, evidentemente consapevole o timorosa che un eventuale referendum confermativo (necessario, trattandosi di una riforma costituzionale) avrebbe avuto esito negativo.

Con la nuova legge elettorale le coalizioni dovranno presentare insieme al simbolo e al programma anche il nome di un candidato o candidata presidente del Consiglio (ma il nome non comparirà sulla scheda elettorale): un espediente che può essere visto come una forma molto annacquata di elezione diretta del presidente, anche se una riforma come quella del premierato avrebbe comportato cambiamenti assai più strutturali.

La seconda ragione era che con la precedente legge elettorale, nota come Rosatellum, sarebbe stata molto improbabile una sua riconferma: rispetto alle elezioni del 2022 la coalizione di centrosinistra si è ricompattata e risulta leggermente avanti nei sondaggi (pur da prendere con molte cautele, in questo momento). L’alternativa più credibile sarebbe stata un sostanziale pareggio tra le due coalizioni, che avrebbe aperto alla necessità di accordi trasversali per formare un governo di larghe intese: un’ipotesi improponibile per Meloni.