Pedro Sánchez ha annunciato elezioni anticipate in Spagna
Il primo ministro socialista lo ha deciso dopo la bocciatura dei decreti sulla casa: saranno il 29 novembre
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Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, del Partito Socialista, ha annunciato che convocherà elezioni anticipate per il 29 novembre. Il governo è in difficoltà da tempo, e la decisione è stata presa in particolare dopo che venerdì il Congresso, la camera bassa del parlamento, aveva bocciato due decreti presentati dal governo per affrontare la crisi abitativa.
Avevano votato contro il Partito Popolare, il principale di centrodestra e dell’opposizione; Vox, di estrema destra (sempre all’opposizione), e soprattutto Junts, un partito indipendentista catalano di centrodestra. Dal 2023 la coalizione di Sánchez, formata dai socialisti e dalla sinistra di Sumar, non ha una maggioranza autonoma in parlamento e i voti di Junts sono fondamentali per approvare i provvedimenti: le due parti hanno però posizioni distanti su molti temi, e i rapporti sono sempre stati tesi e altalenanti. La bocciatura dei decreti ha dimostrato ancora una volta quanto sia difficile per Sánchez trovare compromessi e raggiungere la maggioranza dei voti.
I decreti bocciati venerdì prevedevano maggiori protezioni dagli sfratti, limiti agli aumenti degli affitti e il rinnovo automatico dei contratti. Erano stati presentati dal governo dopo le grandi proteste innescate dallo sfratto di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni che viveva a Madrid, e presto diventate una generale protesta contro i prezzi troppo alti degli affitti e le operazioni speculative dei grandi gruppi immobiliari.
Il governo proponeva delle misure in linea con le richieste dei manifestanti, ma in alcuni casi ritenute insufficienti. Il Partito Popolare e Vox sono invece contrari a regolamentare il libero mercato e propongono di costruire più case, e Junts ha posizioni vicine a quelle dei proprietari immobiliari.

L’annuncio di Pedro Sánchez in diretta televisiva, in un bar della periferia di Madrid, il 5 ottobre 2026 (AP Photo/Bernat Armangue)
È diventato quindi impossibile approvare misure su uno dei problemi più sentiti nel paese (quello della crisi abitativa). Per questo alcuni ministri e dirigenti del Partito Socialista avevano cominciato a sostenere che fosse meglio anticipare le elezioni, previste inizialmente nel 2027, nella speranza di ottenere una maggioranza più solida.
Per il governo è anche un’occasione per impostare una campagna elettorale breve e incentrata, almeno nelle intenzioni, proprio sul tema della casa, in cui le posizioni dei progressisti sono molto popolari: Sánchez ne ha bisogno, in questi mesi ha dovuto affrontare una serie di crisi sempre più gravi.

Pedro Sánchez in parlamento il 2 ottobre 2026 (Eduardo Parra/Europa Press via AP)
Durante l’estate il dibattito nella politica spagnola si era concentrato sulla crisi migratoria di Ceuta, e il governo Sánchez era stato molto criticato per il ritardo con cui aveva reagito all’emergenza. Le destre avevano sfruttato l’ingresso di massa di circa 80mila migranti dal Marocco il 30 luglio (circa 70mila erano rientrati in Marocco nelle prime 24 ore) per criticare l’intero approccio del governo al tema dell’immigrazione. Con Sánchez, la Spagna in questi anni si è comportata in modo diverso da molti altri paesi europei, adottando un approccio meno restrittivo e favorendo la regolarizzazione di oltre un milione di migranti, con riflessi perlopiù positivi sull’economia. Il blocco dell’immigrazione è però un tema forte delle destre, in particolare di Vox.
Il governo è anche indebolito da una serie di scandali di corruzione che hanno coinvolto esponenti del partito molto vicini a Sánchez: in alcuni casi i processi sono in corso ed erano destinati a occupare le prime pagine dei giornali nei prossimi mesi, prima della scadenza naturale della legislatura parlamentare.
Da mesi i sondaggi indicano le destre come favorite in vista del voto: il Partito Popolare è il primo nei sondaggi, Vox è quello che cresce di più. Insieme potrebbero raggiungere la maggioranza dei seggi in parlamento, anche se molto dipenderà dai risultati dei partiti regionali e indipendentisti in regioni come la Catalogna o i Paesi Baschi. Nelle ultime elezioni regionali il Partito Socialista aveva avuto una serie di risultati deludenti: in Andalusia, Extremadura e Aragona aveva vinto il Partito Popolare, che ha poi formato governi locali in alleanza con Vox.



