Il primo azionista di MPS appoggia l’operazione di Intesa per prendersi MPS
La famiglia Del Vecchio, con questa decisione, potrebbe portarsi dietro altri azionisti più piccoli
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Domenica sera il primo azionista di MPS ha detto che aderirà all’offerta di Intesa Sanpaolo per comprare MPS. È una buona notizia per Intesa, non solo perché il primo azionista porta con sé una quota rilevante di azioni, rendendo più probabile la riuscita dell’acquisizione, ma anche perché in questo caso il primo azionista è Delfin, la holding lussemburghese dei Del Vecchio, potente famiglia di imprenditori che possiede parte del gruppo di occhialeria EssilorLuxottica.
Delfin ha il 17,5 per cento di MPS, e la sua adesione potrebbe invogliare anche gli azionisti più piccoli a fare lo stesso. È plausibile che succeda anche perché la decisione dei Del Vecchio è stata presa dopo che sabato Intesa aveva aumentato l’offerta e dato alcune rassicurazioni agli investitori.
Il rilancio è di 800 milioni di euro, tutto sommato anche modesto considerato che l’operazione vale nel complesso più di 34 miliardi di euro. Quella di Intesa è un’offerta pubblica di acquisto e scambio – uno dei modi con cui si compra una banca – e prevede di pagare gli azionisti di MPS sia in denaro che in azioni di Intesa: la parte in denaro passa da 1 euro a 1,25 ad azione, a cui resta associata la parte di 1,6 azioni Intesa Sanpaolo per ogni azione MPS. Affinché l’operazione abbia successo serve che accetti l’offerta almeno il 66,67 per cento dell’attuale proprietà di MPS.
Per Delfin accettare significa incassare 513 milioni di euro e ricevere il 2,9 per cento del nuovo gruppo bancario che si verrebbe a creare, composto da Intesa Sanpaolo, MPS e anche Mediobanca, la prestigiosa banca di investimento che MPS aveva comprato lo scorso anno.
Intesa ha poi anche chiarito alcuni punti che nei mesi scorsi avevano creato un po’ di confusione. Ha detto che in sostanza invaliderà l’offerta qualora gli azionisti di MPS votino a favore del controverso piano difensivo pensato dall’amministratore delegato di MPS Luigi Lovaglio per contrastare l’offerta di Intesa: ad agosto aveva annunciato di voler comprare non una, ma due banche, Banco BPM e Banca Generali, in modo da rendere MPS troppo grande per l’offerta di Intesa, che a quel punto dovrebbe o rilanciare o rinunciare.

L’amministratore delegato di MPS Luigi Lovaglio (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Intesa ha sempre sostenuto che questa iniziativa fosse in contrasto con la cosiddetta passivity rule, quella regola per cui le società obiettivo di un’offerta debbano astenersi dal fare operazioni che possano comprometterne il valore.
L’assemblea in cui gli azionisti dovranno esprimersi è prevista alla fine di ottobre. Con questa dichiarazione di Intesa Sanpaolo, di fatto, la votazione può avere due soli possibili esiti: o vince il piano di Lovaglio e quindi l’offerta di Intesa salta; o il piano di Lovaglio viene rifiutato e quindi vuol dire che gli azionisti vogliono accettare l’offerta di Intesa. Delfin ha già fatto sapere che voterà contro il piano di Lovaglio.
Non si sa ancora cosa voglia fare il secondo azionista, i Caltagirone, proprietari del quotidiano Il Messaggero e costruttori con un radicato potere soprattutto a Roma. La famiglia Caltagirone ha il 10,3 per cento del gruppo MPS, se decidesse di accettare l’offerta Intesa sarebbe quasi a metà strada, ancor prima che il periodo di adesione inizi formalmente.
Alcune ricostruzioni sostengono che anche i Caltagirone sarebbero vicini ad accettare e a rifiutare il piano di Lovaglio: sarebbe del resto coerente con gli attriti che il capostipite della famiglia, Francesco Gaetano Caltagirone, ha avuto con Luigi Lovaglio nei mesi scorsi.
L’adesione di Delfin e del gruppo Caltagirone al piano di Intesa è un esito che fino a poco tempo fa non era per niente scontato. Intesa infatti prevede il sostanziale smembramento del gruppo MPS per non violare le regole sulla concorrenza: Intesa si terrà Mediobanca, mentre darà buona parte di MPS, tra cui tutti i suoi sportelli, a BPER, banca del gruppo Unipol.
Secondo una lettura condivisa da buona parte degli esperti, il controllo di Mediobanca, di cui le famiglie Del Vecchio e Caltagirone sono a loro volta azioniste, tramite MPS era un loro obiettivo per arrivare indirettamente al controllo del grande gruppo assicurativo Generali: le due famiglie sono azioniste di Generali e da anni puntano ad accrescere la loro influenza nel gruppo, soprattutto per la sua dimensione e per il ruolo che ha per l’economia italiana.
Il piano di Intesa divide quello che Lovaglio aveva unito con un’operazione storica e clamorosa, in linea con i piani delle due famiglie. Sull’azione coordinata delle due famiglie e di Lovaglio per arrivare all’acquisizione di Mediobanca è in corso un’indagine della procura di Milano, che ha ipotizzato i reati di aggiotaggio, cioè l’illecito condizionamento dei prezzi dei titoli in borsa, e di ostacolo alle autorità di vigilanza. Se il coordinamento, o il “concerto” come si chiama in gergo, fosse confermato sarebbe illegittimo per via delle regole finanziarie sulle partecipazioni reciproche. Sono indagati Lovaglio, il presidente di Delfin Francesco Milleri e Francesco Gaetano Caltagirone.



