In Lettonia ha vinto il partito del primo ministro uscente, sostenitore dell’Ucraina
Ma sono andati meglio dell'ultima volta i partiti filorussi, in un paese che con la Russia ci confina e in cui è russo un quarto della popolazione
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Con la quasi totalità dei seggi scrutinati, in Lettonia il partito del primo ministro uscente di centrodestra Andris Kulbergs, Lista Unita, ha vinto con oltre il 35 per cento dei voti le elezioni per rinnovare il parlamento monocamerale del paese: è un risultato sorprendente dato che i sondaggi lo davano intorno al 23 per cento. Kulbergs, che ha posizioni filoeuropee e pro Ucraina, aveva assunto l’incarico a maggio dopo che la precedente prima ministra, Evika Silina, si era dimessa a causa di una crisi di governo causata dagli sconfinamenti dei droni ucraini.
Sono andati però meglio del previsto anche i due principali partiti filorussi, Prima la Lettonia e Potenza Sovrana, che hanno preso rispettivamente il 13 e l’11,7 per cento. In Lettonia, dove un quarto della popolazione totale (1,8 milioni di persone) è russo, un partito filorusso arrivò primo alle elezioni nel 2011, nel 2014 e nel 2018, ma non trovò mai alleati disposti a governare insieme. Poi fu indebolito da scissioni e, alle ultime elezioni, nel 2022, anche a causa dell’invasione dell’Ucraina pochi mesi prima i partiti filorussi andarono male: Prima la Lettonia e Potenza Sovrana presero rispettivamente il 6,3 e il 3,3 per cento.
L’affluenza è stata la più bassa di sempre per elezioni parlamentari, di poco superiore al 50 per cento.

Il primo ministro lettone Andris Kulbergs con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (AP Photo/Efrem Lukatsky)
La Lettonia è un membro dell’Unione Europea e della NATO, e in più confina con Russia e Bielorussia. Per questo motivo l’invasione dell’Ucraina è una questione di sicurezza interna assai più che in altri paesi e i rapporti del paese con la Russia sono stati uno dei temi centrali anche in questa campagna elettorale, insieme al crescente costo della vita: i partiti filorussi hanno approfittato dei problemi dell’economia lettone e del sistema sanitario per sostenere che il paese debba tornare ad avere rapporti più stretti con la Russia e interrompere il sostegno all’Ucraina nella guerra contro la Russia, per investire quei soldi in altro modo.
Il primo ministro uscente Kulbergs è un convinto sostenitore dell’Ucraina e ha già escluso di allearsi con entrambi i partiti filorussi, specialmente con Potenza Sovrana. La sua leader Jūlija Stepaņenko è stata criticata per avere ricevuto una donazione da 420mila euro da suo padre, un imprenditore russo che tra le altre cose ha fornito all’esercito russo barriere anticarro in cemento. Stepaņenko chiede di interrompere il sostegno all’Ucraina e rifiuta di dire se manterrebbe le sanzioni alla Russia. Il suo mantra durante la campagna elettorale è stato «i nostri elettori vogliono la pace».
Il giudizio di Kulbergs su Prima la Lettonia, invece, è un po’ meno netto. Il partito fu fondato nel 2021 dall’imprenditore Ainārs Šlesers, che ha legami con oligarchi russi. Propone di riprendere i commerci con la Russia e di livellare le divisioni tra la minoranza russa e il resto della popolazione: una retorica che attecchisce tra i russi di Lettonia, che si sentono trascurati dalla politica istituzionale, e in posti come Daugavpils, la seconda città del paese, con metà degli abitanti di etnia russa (nella capitale Riga sono un terzo).
Ad agosto Kulbergs aveva detto che una collaborazione con Prima la Lettonia sarebbe stata «molto difficile» per via di una «combinazione tossica» di interessi all’interno del partito, ma aveva parlato positivamente del suo leader Šlesers.
– Leggi anche: Il limbo dei russi di Lettonia
Nonostante questo, è probabile che Kulbergs confermerà l’alleanza che l’ha sostenuto da quando è diventato primo ministro. Uno dei partiti che facevano parte della coalizione, l’Unione dei Verdi e degli Agricoltori, non ha preso abbastanza voti per raggiungere la soglia di sbarramento del 5 per cento e quindi non sarà più in parlamento, ma l’aumento dei voti per Lista Unita ha assicurato la maggioranza a lui e agli altri membri della coalizione: si tratta del partito dell’ex prima ministra Silina, Nuova Unità, di centrodestra, che ha preso il 6,3 per cento dei voti, e del partito di destra Alleanza Nazionale, che ha preso l’8,9 per cento dei voti. Insieme, i tre partiti dovrebbero controllare 59 dei 100 seggi del parlamento.



