C’è ancora un ladro di manoscritti

Le segnalazioni di diversi autori e autrici hanno attirato nuove attenzioni sui furti di bozze e sul caso dell’uomo già condannato nel 2023

La homepage del blog di recensioni di libri “Literary Scout”
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Negli ultimi mesi, diversi scrittori e scrittrici hanno raccontato di aver scoperto che i loro nuovi libri erano stati diffusi illegalmente e recensiti online molto prima della pubblicazione. Altri hanno scoperto di aver mandato i loro manoscritti, cioè i testi di loro libri destinati alla pubblicazione, a qualcuno che pensavano fosse un professionista dell’editoria ma che in realtà si fingeva tale per ingannarli.

Sono testimonianze che ricordano molto una storia di cui si parlò a lungo durante la pandemia: la vicenda del cosiddetto “ladro di manoscritti”, che si scoprì essere Filippo Bernardini, un italiano arrestato nel 2022 a New York mentre era in vacanza e condannato nel 2023 a un risarcimento di 88mila dollari alla casa editrice anglo-statunitense Penguin Random House. Per anni era riuscito a fingersi un professionista del mondo editoriale per farsi inviare centinaia di importanti e attesi manoscritti, solo per il gusto di averli in anticipo e senza un movente economico.

Dei nuovi furti di manoscritti e dell’ipotesi di un coinvolgimento di Bernardini ha scritto il New York Times, che ha parlato con più di una decina di autori, agenti e scout letterari ingannati negli ultimi mesi.

Catherine Lacey, scrittrice statunitense di successo, ha raccontato di aver ricevuto ad agosto un’email con dentro un estratto del manoscritto del suo prossimo romanzo, Gemma, che dovrebbe uscire non prima del 2028. Alla fine del testo trafugato c’erano 48 emoji del dito medio e un messaggio: «Ehi, sono il collezionista di dorsi e ho rubato il tuo manoscritto! Chiama la polizia e fammi arrestare. Sai chi sono». Il dorso è la parte laterale della rilegatura dei libri, dove compaiono autore e titolo, e “collezionista di dorsi” è il soprannome attribuito a Bernardini nel 2021 dalla rivista Vulture e poi ripreso dalla stampa internazionale, quando le sue truffe furono scoperte e raccontate in mezzo mondo.

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Per realizzare quelle truffe Bernardini aveva acquisito circa 160 domini Internet ingannevoli: indirizzi che sembravano autentici perché riprendevano il nome di case editrici o agenti letterari reali, eccetto che per una o due lettere fuori posto. Le email contraffatte provenivano, per esempio, dal dominio penguinrandornhouse.com, invece che da penguinrandomhouse.com, il dominio intestato alla omonima casa editrice. Più o meno la stessa tecnica è stata usata anche per le truffe di manoscritti più recenti.

Lacey si aspettava quella email, perché si era già accorta da sola di avere interagito due settimane prima con la persona sbagliata: aveva inviato il suo manoscritto a un indirizzo di posta Hotmail contraffatto, che sembrava appartenere alla sua agente letterarie Jin Auh. Quando poi aveva raccontato tutto ad Auh, lei le aveva risposto che forse il “ladro di manoscritti” era tornato.

Anche altri autori e professionisti del mondo dell’editoria ingannati negli ultimi mesi hanno descritto lo stesso schema: hanno ricevuto email da profili falsi scambiati per autentici. Font, formattazione e firma erano replicati con precisione, e il mittente scriveva nel linguaggio tipico di chi lavora nel settore, mostrando conoscenze approfondite dei meccanismi, delle figure e dei personaggi del mondo editoriale. Nei messaggi peraltro non c’era mai alcuna richiesta di soldi, che di solito è uno dei fattori che più insospettiscono le vittime di truffe ordinarie.

Alcuni scrittori hanno detto al New York Times che da almeno tre anni ricevono estratti di loro manoscritti rubati, emoji offensive e insulti anche da una comune casella di posta Gmail che usa il nome “Bernardini” come mittente e il nome travisato “Bemardini” nell’indirizzo. Tra i destinatari delle email c’è anche lo scrittore italiano Vincenzo Latronico, che a maggio aveva ricevuto un estratto del manoscritto del suo libro Una splendida rovina tre mesi prima della pubblicazione.

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Latronico ha detto di non sapere in che modo il mittente avesse ottenuto il manoscritto, ma che dopo avere ricevuto quella email aveva fatto una ricerca online e aveva scoperto che il libro era scaricabile gratuitamente da siti illegali. Inoltre il suo romanzo era già recensito su un piccolo blog chiamato Literary Scout, che dopo la pubblicazione dell’articolo del New York Times ha rimosso ogni recensione e rimpiazzato il sito con una pagina statica.

Le recensioni di Literary Scout, tutte negative, riguardavano in molti casi libri non ancora pubblicati: Cash Out di Nick Hornby, in uscita a gennaio, o Peculiar Stars di Rebecca Yarros, in uscita a novembre. Diverse recensioni riguardavano libri solo annunciati dall’editore, con date previste di pubblicazione ancora molto lontane. Eppure contenevano dettagli della trama e dei personaggi che solo una persona in possesso del manoscritto avrebbe potuto conoscere. Per scriverle è molto probabile che siano stati usati anche strumenti di intelligenza artificiale, secondo diversi strumenti di rilevamento usati dal New York Times.

C’era anche una recensione di Gemma di Lacey, in uscita nel 2028: era stata pubblicata sul blog il 24 luglio, ossia lo stesso giorno in cui lei aveva inviato per sbaglio il manoscritto all’utente che si era finto la sua agente. Non è chiaro se la persona che l’aveva contattata sia la stessa che gestisce il blog. Come non è chiaro se le recensioni si basassero su manoscritti rubati dal gestore del sito oppure su copie di quei manoscritti che nel frattempo circolavano già illegalmente.

Dopo che le recensioni sono state rimosse, il blog ha mostrato per alcuni giorni una pagina statica con la bandiera della Palestina, un logo del New York Times e un testo che richiama l’attenzione sulle migliaia di palestinesi uccisi a Gaza. Poi ha mostrato una pagina statica diversa, composta da alcune foto personali del giornalista statunitense Reeves Wiedeman e da un violento attacco personale nei suoi confronti.

Wiedeman, insieme alla giornalista Lila Shapiro, è il coautore dell’inchiesta di Vulture che nel 2021 aveva ricostruito la storia di Bernardini. Aveva parlato tra le altre cose con diversi dipendenti della Andrew Nurnberg Associates, l’agenzia letteraria di Londra in cui Bernardini aveva fatto uno stage nel 2016. Al momento dell’arresto, nel 2022, Bernardini lavorava nell’ufficio diritti della filiale londinese della casa editrice statunitense Simon & Schuster, che lo aveva poi subito sospeso dall’incarico.

Non ci sono elementi certi per concludere che ci sia Bernardini dietro le nuove truffe raccontate dal New York Times. La vicenda ha però attirato, in generale, nuove attenzioni verso la circolazione online di manoscritti e bozze provvisorie dei libri molto prima della pubblicazione. Indipendentemente dall’identità di chi per primo li condivide illegalmente sulle piattaforme che permettono di scaricarli, è un fenomeno con risvolti dannosi per l’industria editoriale.

È una vicenda che mostra anche una certa fragilità dei canali di comunicazione usati nell’industria, evidentemente ancora molto esposti a rischi di sicurezza. Le contraffazioni dei messaggi e i furti di identità di dipendenti che lavorano in case editrici e agenzie di scout letterari sono sempre più frequenti, ha scritto il New York Times.

Alcune società hanno adottato nuove misure di sicurezza per cercare di limitare il rischio che i manoscritti finiscano nelle mani sbagliate, come per esempio protezioni dei file con password e autenticazione a due fattori. Ma come per i film e per ogni altro prodotto culturale di cui esista una copia digitale, i rischi che i manoscritti siano diffusi illegalmente online aumentano man mano che le bozze circolano tra agenti, scout cinematografici e letterari, traduttori ed editori all’estero.