Nel cinema nessuno riempie le case come Nancy Meyers
Le sue celebri commedie sono diventate d'ispirazione per uno stile di arredamento massimalista e curato, e ce n'è una nuova in arrivo
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Tra i film più rappresentativi della categoria “comfort movie”, quelli da guardare quando si ha voglia di qualcosa di divertente e rassicurante, ci sono quelli di Nancy Meyers. Il suo nome forse non dirà molto ai meno appassionati del genere, ma tra i film che ha fatto ce ne sono di decisamente conosciuti e molti sono considerati dei classici, come Genitori in trappola, Tutto può succedere, What Women Want – Quello che le donne vogliono, È complicato e L’amore non va in vacanza.
Sono tutte commedie, che piacciono per le storie d’amore e di rapporti familiari a lieto fine, per i dialoghi brillanti e per gli attori molto noti: da Diane Keaton a Meryl Streep, da Kate Winslet a Jude Law. Ma c’è un’altra cosa che rende molto riconoscibile l’atmosfera dei film di Meyers, anche se salta meno all’occhio: l’arredamento e l’allestimento delle case nelle quali sono ambientati.
Di recente si è tornati a parlare di Meyers, che ha 76 anni, perché a dicembre del 2027 è prevista l’uscita di una sua nuova commedia romantica: la prima dopo più di 10 anni. Il suo ultimo film era stato infatti Lo stagista inaspettato, del 2015, con Robert De Niro e Anne Hathaway. Il nuovo film si chiama Paris Paramount, è ambientato nel mondo del cinema e nel cast ci sono Penélope Cruz, Kieran Culkin, Jude Law e Owen Wilson. È una nuova versione di un film di cui si parlava già dal 2023, per cui Meyers era in trattativa con Netflix ma che poi non fu realizzato per via dei costi eccessivi.

(David Livingston/WireImage)
Non si sa molto altro del film ma Meyers ha già pubblicato alcune foto di scena, di cui una in cui mostra di aver preso in considerazione una decina di cloche diverse per una singola scena di un servizio in camera, confermando l’estrema attenzione ai particolari che ha sempre messo nei suoi film.
Le case dei film di Meyers sono spesso grandi ville, ranch e cottage da diversi milioni di euro. Di solito hanno un giardino ben curato e rampicanti lungo le pareti esterne; grandi vetrate si affacciano su prati, giardini, piscine o spiagge. In genere gli esterni dei film riprendono case realmente esistenti, mentre gli interni sono ricreati in studio.

La villa negli Hamptons di Tutto può succedere
Gli interni hanno un aspetto vissuto e accogliente dato dalla cura dei dettagli: nel film Genitori in trappola, per esempio, nella stanza da letto della stilista di abiti da sposa madre delle gemelle protagoniste c’è un cassettone ricoperto da boccette di profumo mezze piene, gioielli e disegni fatti a mano incorniciati che danno l’idea di essere stati accumulati per una vita. In È complicato, l’isola della cucina di Jane Adler (il personaggio interpretato da Meryl Streep, madre di tre figli grandi) è piena di piatti usati, bicchieri con ancora un po’ di succo d’arancia, briciole e canovacci, proprio come alla fine di un qualsiasi pranzo di famiglia.
La cucina in particolare è un luogo centrale nei film di Meyers e che lei cura con molta attenzione. Tra i dettagli che non mancano mai ci sono l’isola e gli utensili a vista, appesi o disposti su credenze e mensole. In un’intervista disse: «quando penso alla casa di qualcuno, penso alla cucina».
Lo stile degli interni delle case di Nancy Meyers è tornato molto di moda di recente: su Pinterest, Instagram e TikTok si trovano migliaia di foto che dovrebbero servire come ispirazione per riprodurlo, e video di persone che provano a farlo. Mostrano case arredate con oggetti originali o vintage, in materiali naturali e pensati per durare nel tempo, tutte cose che si trovano negli arredi dei film di Meyers. È una risposta alla stanchezza data da uno stile di arredamento più minimalista, che si era molto diffuso negli ultimi anni: vicino al cosiddetto stile scandinavo, sobrio e grigio (da cui il modo di dire “Millennial grey”).

La cucina del cottage di L’amore non va in vacanza
Meyers cura i suoi set meticolosamente e con largo anticipo, studiandoli già nella fase di preparazione del film. I set designer e i membri della produzione che lavorano con lei hanno raccontato che raccoglie immagini e spunti per mesi da riviste e case che ha visitato, collezionandoli in grandi raccoglitori che sono un po’ un suo feticcio.
I suoi collaboratori la descrivono come precisa e meticolosa fino all’eccesso. In un’intervista su Architectural Digest, il designer che ha lavorato alla casa di Meyers e che ha collaborato con lei anche su alcuni set l’ha definita «intensa»: «Avete presente quei racconti su come, da regista, arrivi a fare 50 ciak per ottenere quello giusto? Ecco, applicate la stessa cosa al suo modo di arredare».
Meyers ha detto in diverse interviste di avere una passione per i mercatini vintage, che ha iniziato a frequentare da bambina assieme alla madre, passione che ora condivide con le figlie. Alcuni degli oggetti dei suoi set infatti arrivano direttamente da casa sua: «Direi che io e i miei personaggi abbiamo gusti piuttosto simili. Alcuni sono più giovani di me, ma mi piace comunque capire come vivono, e spesso metto nei loro set oggetti personali presi da casa mia. Mi piace mantenere un legame con loro», ha detto a Cabana.

La casa di Tutto può succedere (Imdb)
Beth Rubino, set decorator che ha lavorato con lei al set di Tutto può succedere, ha raccontato a Frederic Magazine che per riempire la libreria del salotto e gli scaffali della camera da letto del personaggio interpretato da Diane Keaton prese in prestito 3mila libri dalla libreria Strand di New York. Li dispose poi in modo tale che avesse senso per il personaggio: in camera da letto, vicino alla scrivania dove lavorava, aveva messo i libri che una drammaturga (la professione del personaggio) avrebbe effettivamente voluto consultare.
Gli oggetti della cucina di È complicato – amatissima dal pubblico, nonostante nelle intenzioni di Meyers dovesse apparire come piccola e piuttosto bruttina – arrivavano un po’ da eBay e un po’ dai mercatini dell’usato, ha spiegato Rubino. Erano volutamente consumati, essendo gli utensili di una pasticcera, e quelli che non lo erano abbastanza venivano rovinati appositamente sul set.

La cucina in È complicato (screenshot)
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Ricreare una casa in “stile Nancy Meyers” in ogni caso non è facilissimo: secondo Francesca Venturoni, architetta di Venturoni Studio, la regista «ha un vantaggio: non progetta solo le case ma anche i personaggi che le abitano, esattamente l’opposto di quello che fa un architetto». La stessa Meyers lo aveva detto in un’intervista a Elle nel 2012: «se lo stesso arredo fosse comparso su una rivista non avrebbe avuto lo stesso effetto». La casa di Tutto può succedere, per esempio, per quanto arredata in modo impeccabile, piace perché «è un posto romantico dove Jack (Nicholson, ndr) e Diane (Keaton, ndr) si trovano bloccati insieme e si innamorano».
Nella stessa intervista aggiunse che vedeva la casa «come il personaggio principale di un film»: se la cucina è intonsa, per esempio, vuol dire che il personaggio «non è tanto un tipo casalingo», mentre se la cucina è usata e l’olio è mezzo finito, si capisce subito che gli piace cucinare.
In Italia il suo stile è un po’ meno diffuso, principalmente perché le case sono fatte in modo diverso rispetto a quelle dei suoi film, ambientati soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito.
Secondo Venturoni quello che Meyers fa sui suoi set, ovvero la «stratificazione di oggetti, epoche e materiali diversi», in Italia si può paragonare al lavoro del regista Luca Guadagnino. Nei suoi film ambientati in Italia, come Chiamami col tuo nome e Io sono l’amore, le case rappresentano l’immaginario dell’alta borghesia italiana, eleganti ma vissute e strettamente legate a chi le abita e alla sua storia. Tuttavia, continua Venturoni, «mentre le case di Meyers devono rassicurare ospitando principalmente commedie, quelle di Guadagnino si possono spingere un po’ oltre verso sensualità o tensione».



