Anche in Italia le piattaforme ora puntano sui reality show

Sono più economici e facili da produrre, ma faticano a raggiungere i risultati della televisione generalista

Un fotogramma di una puntata del programma The Traitors (Courtesy of Prime Video)
Un fotogramma di una puntata del programma The Traitors (Courtesy of Prime Video)
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Physical Italia: da 100 a 1, il programma che sta uscendo in queste settimane in cui cento concorrenti molto allenati si sfidano in prove di forza e resistenza, è l’ultimo reality show italiano di Netflix. Nel 2025 erano usciti Too Hot to Handle Italia e Love is Blind Italia. Tra il 2025 e il 2026 anche Prime Video, la piattaforma di streaming di Amazon, ha mostrato di aver cominciato a investire nella produzione di reality show italiani. L’anno scorso erano uscite le prime stagioni di The Traitors e Red Carpet – Vip al tappeto. Quest’anno è stata pubblicata la prima di The 50. Di tutti questi sono state annunciate le seconde stagioni, in uscita tra il 2026 e il 2027.

L’interesse delle piattaforme di streaming per i reality show segue una tendenza che queste aziende hanno mostrato da alcuni anni negli Stati Uniti: quella di affiancare alla produzione di contenuti come film e serie tv anche un’offerta più “televisiva”, fatta di programmi che possano essere seguiti con meno attenzione e come sottofondo mentre si fa altro.

All’inizio infatti Netflix e Prime Video si rivolgevano soprattutto a un pubblico interessato a serie e film. Più di recente però la competizione con le altre piattaforme ha cominciato a farsi più difficile: hanno dovuto pensare a come raggiungere un pubblico nuovo e hanno iniziato così a puntare anche a spettatori più abituati alla televisione tradizionale. Produrre questi programmi è tra l’altro meno costoso che produrre una serie televisiva.

Finora i programmi italiani di genere reality presenti sulle piattaforme sono perlopiù adattamenti di format sviluppati in altri paesi. «L’industria televisiva italiana è meno all’avanguardia nell’inventare da zero format nuovi, ma è molto abile nell’adattare ciò che esiste già», dice Giovanni Bossetti, responsabile dei contenuti non fiction di Netflix.

Physical Italia: da 100 a 1 per esempio è l’adattamento di un programma sudcoreano. Nella versione italiana sono state fatte alcune modifiche: «Si è lavorato su un ritmo di montaggio più rapido, in linea con i ritmi di visione del nostro pubblico», dice Bossetti. Dice poi che è stata introdotta una componente più ironica e leggera rispetto all’originale, perché in Italia questo registro è spesso usato per sdrammatizzare situazioni di stress e competizione. Love is Blind – un dating show in cui le persone decidono di sposarsi senza essersi mai viste in faccia – invece era stato lanciato per la prima volta nel 2020 negli Stati Uniti ed è stato replicato in molti paesi, così come anche il format britannico Too Hot to Handle.

Prime Video era stata la prima piattaforma a investire su programmi di tipo televisivo in Italia: nel 2021 aveva fatto la serie The Ferragnez (che seguiva la vita della famiglia di Fedez e Chiara Ferragni), e poi programmi come LOL – Chi ride è fuori, Celebrity Hunted e più di recente R.I.P. Roast in Peace.

In questo Netflix è arrivata dopo e con meno convinzione. Nel 2022 aveva prodotto il suo primo reality show, Summer Job, con la conduzione dell’attrice Matilde Gioli e un gruppo di ragazzi tra i 18 e i 23 anni come concorrenti: l’esperimento però non era stato replicato. Oltre ai reality show di propria produzione, ora Netflix sta aggiungendo al catalogo anche programmi di intrattenimento non originali già molto conosciuti come Bake Off Italia (inizialmente trasmesso da Real Time). Bossetti dice che includere questi contenuti nell’offerta di Netflix ha almeno due scopi: da una parte permette di analizzare le abitudini di visione e le preferenze del pubblico italiano, per decidere come indirizzare le scelte di produzione in futuro; dall’altra consente di compensare l’assenza di alcuni generi di programmi dal catalogo, nel caso di Bake Off Italia quella dei programmi di cucina.

I reality che si trovano sulle piattaforme sono diversi da quelli della televisione generalista. Sono in genere più brevi e hanno concorrenti che sarebbe difficile trovare sulla Rai o su Mediaset. Secondo Luca Barra, professore di media e televisione all’università di Bologna, partecipare a un reality sulla tv generalista tradizionale (come il Grande Fratello, L’isola dei famosi, Temptation Island) viene spesso considerato “squalificante” da moltissimi personaggi famosi, mentre le piattaforme confezionano questi show «come “reality premium”, con un’estetica curata, maggiori garanzie contrattuali e ingaggi generosi». Per esempio a Physical Italia hanno partecipato come concorrenti i campioni olimpici Federica Pellegrini e Jury Chechi.

Non dovendo sottostare alle logiche dei palinsesti televisivi, le piattaforme possono inoltre confezionare episodi con un ritmo più incalzante, una selezione del materiale più attenta e scelte più autoriali. La televisione generalista invece ha soprattutto come obiettivo quello di allungare i programmi per riempire il palinsesto fino a tarda notte, e ammortizzare i costi di produzione.

Per i conduttori, per ora sono state fatte scelte in continuità con la televisione tradizionale. Prime Video ha scelto Alessia Marcuzzi, che in passato aveva condotto L’isola dei famosi e il Grande Fratello, per condurre il reality Red Carpet – Vip al Tappeto e The Traitors. Netflix ha chiamato il telecronista sportivo Fabio Caressa e la conduttrice Benedetta Parodi per Love is Blind, mentre per la seconda stagione di Too Hot to Handle Italia ha assunto l’opinionista Selvaggia Lucarelli, che in televisione ha fatto Ballando con le stelle e il Grande Fratello.

Sono tutti personaggi molto noti al pubblico televisivo, che hanno una forte presenza sui social e quindi sono conosciuti anche da chi non guarda la tv.

La televisione continua ad avere però un vantaggio importante con questo tipo di programmi. Gran parte del loro successo, infatti, dipende dal fatto che sono un appuntamento fisso: vengono trasmessi in una giornata e in un orario precisi, ed entrano nelle abitudini degli spettatori. In questi anni per esempio il crescente successo di Temptation Island è stato sfruttato da molti bar e locali che hanno organizzato serate per la visione collettiva del programma.

Per lo streaming è diverso e le piattaforme stanno cercando un modo per ottenere e mantenere un’attenzione simile da parte del pubblico. Nei reality delle piattaforme i colpi di scena e gli elementi pensati per trattenere lo spettatore vengono spesso anticipati rispetto alla televisione generalista, come dice Dante Sollazzo, responsabile dei programmi non sceneggiati di Prime Video in Italia. Uno spettatore «non capita per caso su un titolo», come può succedere a chi fa zapping tra i canali televisivi, quindi lo si deve «agganciare subito», dice Sollazzo.

Per provare a ricreare quel senso di partecipazione collettiva che la televisione generalista ottiene con il televoto e l’appuntamento settimanale, gli autori di The 50 – in cui 50 concorrenti si sfidano in una grande arena finché non ne rimane solo uno – avevano sviluppato un’app tramite cui il pubblico poteva scegliere il concorrente su cui puntare e, se questo avesse vinto il programma, partecipare a un sorteggio per un premio in denaro.

Anche sulla distribuzione delle puntate vengono fatti molti ragionamenti. Anche Netflix, che solitamente – ma non sempre – pubblica contemporaneamente tutti gli episodi di una stagione, preferisce rilasciarle poco alla volta: solitamente 2-4 puntate per volta, a distanza di una o due settimane. Sollazzo spiega che l’obiettivo è tenere gli spettatori fino alla terza puntata, perché dopo quella la probabilità che vedano poi tutta la stagione è molto alta.

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