Come funzionerà il limite di Eni al prezzo dei carburanti
Riguarderà meno del 20 per cento dei distributori italiani, e ci si chiede che conseguenze avrà questa differenza
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A partire da lunedì l’azienda petrolifera italiana Eni introdurrà un limite massimo al prezzo del carburante venduto nelle sue stazioni di servizio: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. Sono 17 centesimi al litro in meno rispetto al prezzo medio del gasolio dopo la riduzione dello sconto sulle accise attiva da sabato. Il limite resterà valido per 30 giorni, ma l’azienda si è riservata la possibilità di estenderlo fino alla fine dell’anno.
Secondo i conti del Corriere della Sera, la misura potrebbe costare a Eni 100 milioni di euro al mese, visto che la società vende circa 600 milioni di litri al mese. È un costo che le altre compagnie petrolifere non sembrano disposte a sostenere, e infatti da domani si creerà una situazione in cui una parte dei distributori avrà prezzi molto più convenienti degli altri, con una serie di effetti distorsivi sul mercato che sta creando qualche preoccupazione.
Eni possiede quasi 4mila distributori in Italia. Circa il 75 per cento è gestito dall’azienda, direttamente o attraverso un gestore, mentre la restante parte è composta da punti vendita convenzionati, che vendono prodotti Eni e utilizzano il suo marchio. Enilive, una delle società che fanno parte di Eni, ha consigliato ai distributori convenzionati di limitare a loro volta il prezzo dei carburanti e ha promesso ai gestori un rimborso fisso di 1.500 euro per compensare le perdite derivate dalla vendita a minore prezzo di scorte di carburante acquistate a un prezzo maggiore.
I quasi 4mila punti vendita di Eni sono meno di un quinto dei 22mila distributori presenti in tutta Italia. Eni non sarà evidentemente in grado di soddisfare tutta la domanda del paese e il rischio è che si creino lunghe code ai suoi distributori, e che il carburante finisca, com’era già successo a marzo per alcuni problemi logistici e per l’aumento della domanda di carburante, che in quei giorni stava diventando sempre più caro per via della guerra in Medio Oriente e per la chiusura dello stretto di Hormuz.
Per il momento gli altri grandi distributori come IP, Q8, Esso e Tamoil non hanno seguito la decisione di Eni e non hanno adeguato i loro prezzi, anche se il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto di augurarsi che lo facciano. Il governo si è complimentato abbondantemente con Eni per la scelta, che è stata presa in un contesto di ottimi e ormai longevi rapporti tra Giorgia Meloni e Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, riconfermato nel suo incarico su decisione del governo lo scorso maggio.
Una grossa parte della domanda di carburante in Italia viene soddisfatta da piccoli distributori indipendenti (le cosiddette “pompe bianche”). Andrea Rossetti, presidente di Assopetroli-Assoenergia (l’associazione che rappresenta le piccole e medie imprese attive nella distribuzione di carburanti), dice che non potranno mai scendere ai prezzi stabiliti da Eni e che considerano la misura «distorsiva del mercato». L’associazione ha convocato una riunione d’urgenza per lunedì, proprio per valutare gli effetti di questa misura sulla concorrenza.
Rossetti ha anche sottolineato che il limite di Eni al prezzo dei carburanti riguarda solo i prodotti venduti nelle stazioni di servizio, ma non le vendite all’ingrosso attraverso cui si riforniscono le pompe bianche, gli operatori della pesca e dell’agricoltura e gli autotrasportatori.



