L’alcol negli stadi durante le partite di calcio, sì o no?
Se ne parla nel Regno Unito, dove il primo ministro Andy Burnham da tempo critica un divieto in vigore dagli anni Ottanta
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Negli stadi italiani e tedeschi è abbastanza normale vedere sugli spalti persone che bevono una birra durante una partita di Serie A o di Bundesliga, i due principali campionati maschili di calcio. Non è così dappertutto. Nel Regno Unito una legge in vigore dagli anni Ottanta vieta il consumo di alcolici negli stadi durante le partite maschili di calcio professionistico. Il primo ministro Andy Burnham però, peraltro tifoso e abbonato dell’Everton, ha più volte contestato quella legge definendola anacronistica e discriminatoria, perché non vale per sport diversi dal calcio.
La discussione è riemersa qualche giorno fa, quando Burnham ha risposto a un giornalista che gli chiedeva se avesse cambiato opinione sul divieto da quando è primo ministro. «Non capisco come possa essere giusto che alcuni tifosi di uno sport siano trattati diversamente», ha detto Burnham, confermando la sua idea e mostrandosi ottimista riguardo all’ipotesi di abolire il divieto.
Secondo fonti del governo citate da BBC, la risposta di Burnham era solo un’affermazione estemporanea, e il governo non sta valutando iniziative concrete. È possibile però che questa predisposizione favorevole di Burnham porti in futuro a una consultazione con club di calcio e altre parti interessate da un eventuale allentamento del divieto, anche solo per un periodo di prova.
La legge attuale vieta il consumo di alcolici da 15 minuti prima a 15 minuti dopo le partite, in qualsiasi punto dello stadio da cui sia visibile il campo. Nelle aree ristoro, nei corridoi e all’esterno dello stadio, invece, gli alcolici si possono vendere e bere liberamente. È un divieto che crea anche situazioni abbastanza assurde, ha scritto il giornalista di The Athletic Nick Miller. Ha raccontato di una volta in cui alcuni anni fa, poco prima di una partita dello Sheffield United allo stadio Bramall Lane, stava bevendo una birra, e uno steward gli chiese di spostarsi di un metro a sinistra, perché era in un’area da cui in teoria poteva vedere il campo.

Un gruppo di tifosi del Celtic prima di una partita di calcio di Europa League contro la Lazio, allo Stadio Olimpico di Roma, il 7 novembre 2019 (Gregorio Borgia/AP)
A introdurre la legge nel 1985 in tutti gli stadi di calcio inglesi e gallesi fu il governo di Margaret Thatcher, per contrastare la violenza degli hooligan: secondo l’allora ministro dell’Interno Leon Brittan, l’alcol era un fattore determinante.
La polizia non ha cambiato idea più di tanto, da allora. Commentando le dichiarazioni di Burnham, un portavoce dell’Unità di polizia calcistica del Regno Unito (UKFPU) ha detto a BBC che modificare la legge sarebbe «irresponsabile». Ha aggiunto che spesso l’alcol «ha un ruolo significativo nei comportamenti violenti e nei disordini», e che fare il confronto con altri sport non ha senso perché «in altri sport non si riscontrano la violenza e i comportamenti criminali che si verificano nel calcio, sebbene si tratti di una minoranza dei tifosi».
È un’opinione condivisa in parte anche da Miller: «Il calcio è più tribale di molti altri sport, nel bene e nel male». E non è una questione di snobismo: quando fanno parte di un gruppo numeroso, ha scritto, «i tifosi di calcio possono essere insopportabili. La maggior parte di loro non lo è, e far parte di un collettivo di persone con la stessa passione può essere una delle esperienze più edificanti al mondo. Ma basta l’alcol, e la situazione può cambiare in fretta».

I tifosi del Borussia Dortmund sugli spalti prima di una partita di Champions League tra la loro squadra e l’Athletic Club a Dortmund, in Germania, il 1° ottobre 2025 (Friedemann Vogel/Epa)
L’opportunità o meno di abolire il divieto è discussa anche tra i tifosi, e non tutti la pensano allo stesso modo. Tom Greatrex, presidente dell’Associazione dei tifosi (FSA), ha detto che molti club sarebbero favorevoli a un cambiamento, e che è ingiusto criminalizzare i tifosi di calcio per una pinta di birra durante una partita, quando la stessa cosa «si può fare nello stesso posto durante un concerto degli Oasis o una partita di rugby».
Un allentamento delle restrizioni, secondo la FSA, sarebbe con buona probabilità approvato e apprezzato anche e soprattutto nelle categorie minori e tra società a corto di risorse, che dalla vendita di alcolici potrebbero trarre un’importante fonte di reddito aggiuntiva. È anche vero però che, come ha scritto Miller su The Athletic, le società potrebbero approfittarne per incentivare i consumi senza limiti, pur di «spremere qualche sterlina in più da ogni partita».
Diverse persone favorevoli all’abolizione del divieto citano anche quella che dal loro punto di vista è un’incongruenza: la legge non vale per le partite di calcio femminile. A partire da questa stagione, dopo due anni di prova che hanno dato esiti positivi, le società di calcio potranno vendere alcolici agli spettatori sugli spalti durante le partite di Women’s Super League (WSL), il principale campionato femminile inglese di calcio.

Due tifose venezuelane prima di una partita di calcio dei quarti di finale di Copa América tra Venezuela e Canada, ad Arlington, in Texas, il 5 luglio 2024 (Julio Cortez/AP)
Altre iniziative sperimentali che hanno portato a un allentamento delle restrizioni riguardano la Scozia, dove dal 1981 era in vigore una legge ancora più severa di quella degli stadi inglesi e gallesi. Vietava del tutto la vendita di alcolici negli stadi, fuorché nell’area vip, e fu approvata dopo gli incidenti occorsi durante la finale di Coppa di Scozia del 1980 tra Rangers e Celtic a Hampden Park, a Glasgow. Nel 2025 è stato avviato un programma sperimentale che ha autorizzato diverse squadre scozzesi delle categorie minori a vendere alcolici in aree degli stadi limitate e sorvegliate; quest’anno è stato esteso al principale campionato scozzese e alle partite della nazionale.
Ci sono anche tifosi contrari all’abolizione del divieto, perché secondo loro causerebbe più svantaggi che vantaggi. Alcuni, intervistati da BBC, temono che il consumo di alcol sugli spalti durante le partite possa favorire comportamenti maleducati. Un tifoso ha citato il Boxpark, una catena di spazi di ristorazione all’aperto con megaschermi che trasmettono le partite in diretta: «Date un’occhiata ai filmati che girano sui social di cosa succede quando viene segnato un gol». E ha aggiunto: «Se le persone non riescono a stare senza bere per 45 minuti, c’è qualcosa che non va».
Non è detto comunque che ciò che succede in uno spazio all’aperto succederebbe anche all’interno di uno stadio. E in generale è difficile prevedere quali effetti avrebbe un’eventuale abolizione di un divieto in vigore da oltre quarant’anni, tra spettatori di partite di calcio che quindi nella maggior parte dei casi non hanno mai conosciuto un’alternativa. Così come è difficile prevedere i possibili effetti sulle vendite di alcol fuori dagli stadi e nei pub vicini agli stadi, che storicamente furono influenzate in modo indiretto da quel divieto.
Le restrizioni nel resto d’Europa, che variano da paese a paese, mostrano inoltre che esistono diverse vie di mezzo tra il divieto assoluto e la totale libertà di vendere e bere alcolici durante le partite. In Germania vale abbastanza l’approccio liberi tutti, ma in alcuni stadi il personale addetto alla sicurezza può decidere di allontanare le persone ubriache.
In Francia una legge del 1991 vieta la vendita di alcolici negli impianti sportivi, che però è consentita nelle aree hospitality e vip. In Spagna, negli stadi delle prime due categorie di calcio maschile, è consentita soltanto la vendita di birra analcolica. In Italia è consentito vendere e bere birra negli stadi di Serie A, anche sugli spalti, ma con una gradazione alcolica massima del 5 per cento. E per alcune partite «ad alto rischio» la vendita di alcolici negli stadi e nei dintorni può essere vietata del tutto.



