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  • Venerdì 25 settembre 2026

Dobbiamo liberarci di miliardi di mascherine inutilizzate

Sono avanzate dal Covid e custodirle costa un sacco: il governo ha provato a venderle, poi a regalarle, e ora nominerà un commissario

Una mascherina
(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
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Quattro anni dopo la fine dell’emergenza coronavirus, il ministero della Salute si è ritrovato con una quantità spropositata di mascherine, camici e guanti comprati in eccesso, che nessuno da allora ha mai utilizzato. Sono così tanti che è perfino difficile rendere l’idea di quanto materiale sia e quanto spazio occupi. Per smaltire tutto, il governo farà quello che fa quasi sempre in questi casi: nominerà un commissario straordinario.

Nel cosiddetto decreto PA – PA sta per pubblica amministrazione – che lunedì sarà votato alla Camera c’è un articolo, il 4, che spiega nel dettaglio perché secondo il governo è necessario nominare un commissario. Si legge che nel periodo dell’emergenza coronavirus si fece di tutto per comprare il maggior numero possibile di dispositivi di protezione, soprattutto mascherine per la popolazione, guanti e camici per gli operatori sanitari. Il presidente del Consiglio era Giuseppe Conte e il commissario straordinario per l’acquisto e la gestione di questo materiale era Domenico Arcuri.

Un’inchiesta di Openpolis ha ricostruito che nei due anni dell’emergenza sono stati indetti più di 18mila lotti di acquisto per una spesa complessiva di 24,5 miliardi di euro, di cui oltre 22 miliardi passati attraverso procedure semplificate. In quei bandi erano comprese le mascherine, ma anche vaccini, test e tamponi, macchinari per le terapie intensive e farmaci, sanificazioni e pulizia, l’affitto di spazi. Insomma, tutto ciò che è servito per affrontare l’epidemia.

Negli anni successivi il ministero della Salute si è accorto che molto di questo materiale non era stato mai utilizzato. Secondo l’ultima ricognizione fatta proprio per il decreto PA, in 16 magazzini sparsi in Italia ci sono ancora 312mila metri cubi di materiali, pari a circa 22.700 tonnellate. La gran parte sono miliardi di mascherine (oltre 245mila metri cubi), a cui si aggiungono centinaia di migliaia di tute, camici, guanti. Il 99 per cento è classificabile come rifiuto non pericoloso.

Trecentomila metri cubi di materiale equivalgono all’incirca a 3.500 tir carichi di scatole. Custodire tutta questa roba che occupa così tanto spazio costa allo Stato circa 900mila euro al mese.

Sia il governo di Mario Draghi che quello di Giorgia Meloni hanno tentato di liberarsi di tutto questo materiale, prima mettendolo in vendita e poi provando perfino a regalarlo. Ma nessuno si è mai fatto avanti.

Ora, con il decreto PA, il governo vuole risolvere questo problema una volta per tutte. La norma dice che starà al ministero della Salute proporre il nome di un commissario straordinario, poi nominato dal Consiglio dei ministri. Il commissario dovrà gestire la dismissione e lo smaltimento di tutto il materiale entro il 31 marzo del 2027 e per farlo potrà agire in deroga alle procedure del testo unico ambientale, la legge che regola lo smaltimento dei rifiuti. Avrà a disposizione 84 milioni di euro, 44 per il 2026 e 40 per il 2027, presi dai fondi pubblici dati al ministero della Salute. Il suo compenso sarà di 40mila euro all’anno.

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