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  • Mercoledì 23 settembre 2026

Alle elezioni in Marocco i giovani restano in disparte

Sono le prime dopo le grandi proteste del 2025 e la crisi di Ceuta, ma prevale la disillusione verso una classe politica legata alla monarchia

Una donna cammina davanti ai posti assegnati per i manifesti elettorali, con tracciati i simboli dei partiti, a Khémisset, il 19 settembre
Una donna cammina davanti ai posti assegnati per i manifesti elettorali, con tracciati i simboli dei partiti, a Khémisset, il 19 settembre (EPA/JALAL MORCHIDI)
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Mercoledì in Marocco ci sono le prime elezioni parlamentari dopo le grosse proteste dell’autunno 2025, organizzate da un movimento di giovani e studenti che chiedevano un rinnovamento della classe politica e una maggiore attenzione ai loro problemi, anzitutto economici. Sono anche le prime dopo l’enorme crisi migratoria di agosto, con cui decine di migliaia di persone migranti sono entrate dal Marocco nell’exclave spagnola di Ceuta, causando problemi sia locali che diplomatici.

La disoccupazione nella fascia d’età 15-24 anni è altissima, al 37,2 per cento, malgrado la crescita economica complessiva del paese negli ultimi anni. Molte persone arrivate a Ceuta avevano detto di voler provare a raggiungere la Spagna, e quindi l’Unione Europea, proprio per migliorare le loro condizioni di vita.

Il Marocco è una monarchia costituzionale. Le elezioni si svolgono in modo tutto sommato regolare ed esiste un’alternanza al potere, ma il re Mohammed VI continua ad avere grande influenza sulla politica: tra le altre cose dal 2021 il parlamento è dominato da due partiti che sono diretta emanazione della monarchia, il re guida il Consiglio dei ministri che prende le decisioni più importanti in tema di politica estera e interna. Il prossimo capo del governo sarà nominato dal re tra i membri del partito che ha ottenuto più voti.

In campagna elettorale i principali partiti hanno fatto promesse per provare a dimostrare di aver ascoltato le richieste dei giovani e raccolto le loro istanze: abbondano le promesse di costruire case a prezzi calmierati e di creare nuovi posti di lavoro. I partiti però stanno faticando a mobilitare i giovani, di cui pure professano di fare gli interessi.

Il giornale francese Le Monde (i media marocchini sono influenzati dal governo) ha raccontato di una campagna elettorale perlopiù di facciata, con persone pagate per fare numero agli eventi elettorali e indossare i simboli di partiti per cui non nutrono particolare fiducia. Nessun partito, comunque, mette davvero in discussione il diseguale modello economico marocchino, che negli ultimi anni ha portato una grande crescita economica ma solo per alcune fasce della popolazione.

Il parlamento marocchino a Rabat, il 21 settembre

Il parlamento marocchino a Rabat, il 21 settembre (EPA/JALAL MORCHIDI)

In generale sembra prevalere un clima di indifferenza e disillusione per l’inamovibilità della politica marocchina: in questi anni il re Mohammed VI è riuscito a sfibrare l’opposizione, a partire dal Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD, islamista moderato) che aveva governato dal 2011 al 2021.

Vale anche e soprattutto per i giovani. La loro disaffezione si misura dalle poche registrazioni alle liste elettorali (in Marocco il diritto di voto non è automatico): solo il 4 per cento delle persone iscritte alle liste ha tra i 18 e i 24 anni d’età, nonostante siano il 12 per cento della popolazione. Si riscontra qualcosa di simile a livello nazionale: si sono registrati 15,8 milioni di persone, a fronte di 26 milioni che avrebbero diritto.

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Secondo un sondaggio di Afrobarometer, solo un terzo dei giovani marocchini ha fiducia nei partiti politici e solo il 37 per cento ne ha verso il parlamento. «Ai politici non interessa di noi, gli interessa solo dei loro affari. Vengono da una classe sociale più alta», ha detto per esempio all’Associated Press Yassine Hasnaoui, un 28enne disoccupato.

I partiti sono percepiti dai giovani come inerti. Alle elezioni si presentano in 27, per un totale di 7.288 candidati per 395 seggi da rinnovare nella camera bassa (ce n’è una alta, eletta in modo indiretto, con poteri assai inferiori: entrambe possono essere sciolte dal re). C’è un partito minore, il Partito dell’Ambiente e dello Sviluppo, fondato dall’imprenditore 28enne Hamza El Kharroubi proprio allo scopo di intercettare i consensi di chi aveva manifestato l’anno scorso.

Il candidato del PAM, Faouzi Lekjaa, durante un comizio a Ben Slimane il 20 settembre

Il candidato del PAM, Faouzi Lekjaa, durante un comizio a Ben Slimane il 20 settembre (AP Photo/Mosa’ab Elshamy)

Il primo ministro uscente è l’uomo d’affari Aziz Akhannouch, che ha rinunciato a ricandidarsi perché assai impopolare. Il suo partito è il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI), fondato nel 1978 dal cognato di re Hassan II, il padre di Mohammed. Il partito dell’Autenticità e della Modernità (PAM), sempre della coalizione di governo, fu fondato nel 2008 da uno dei più stretti consiglieri del re, Fouad Ali El Himma, allo scopo di prendere il potere dopo il PJ. Il terzo partito della coalizione è il conservatore Istiqlal, ma ormai ha un peso inferiore ai primi due.

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Una delle principali novità della campagna elettorale è stata l’ingresso nel PAM del presidente della federazione calcistica marocchina Fouzi Lekjaa. Era già ministro come tecnico ma l’ingresso in politica, che lo rende un candidato primo ministro naturale, è un tentativo di sfruttare la sua fama. Sotto la sua gestione, la nazionale marocchina ha ottenuto i migliori risultati di sempre, tra cui il quarto posto al Mondiale 2022 e la contestata vittoria della Coppa d’Africa 2025.

Lekjaa è un profilo più accattivante per i giovani rispetto alla classe politica legata ad Akhannouch. Tra le altre cose, il prossimo governo dovrà preparare e gestire il Mondiale maschile di calcio, che si giocherà nel 2030 tra Marocco, Spagna e Portogallo. Le manifestazioni del 2025, però, avevano contestato proprio le enormi spese infrastrutturali programmate in vista del Mondiale, con lo slogan: «Non vogliamo stadi ma ospedali».

Un’altra candidata indicata come possibile prima ministra è la sindaca di Marrakech, Fatima Ezzahra El Mansouri, sempre del PAM, che è ritenuto favorito nonostante non ci siano sondaggi sulle intenzioni di voto.