Per la prima volta nel Regno Unito un uomo è stato incriminato con l’accusa di aver partecipato al genocidio in Ruanda

L'ex ministro dell'Interno britannico James Cleverly visita il Kigali Genocide Memorial in Ruanda, nel 2023 (Ben Birchall Pool/Getty Images)
L'ex ministro dell'Interno britannico James Cleverly visita il Kigali Genocide Memorial in Ruanda, nel 2023 (Ben Birchall Pool/Getty Images)

Per la prima volta nel Regno Unito un uomo è stato incriminato con l’accusa di aver partecipato al genocidio avvenuto in Ruanda nel 1994, quando nell’arco di cento giorni vennero uccise almeno 800mila persone, principalmente di etnia Tutsi, da parte di persone di etnia Hutu.

L’uomo in questione si chiama Vincent Brown, ha 65 anni, vive nel nord di Londra e comparirà in tribunale martedì: è accusato di aver diretto e istigato atti di omicidio e genocidio compiuti da altri. Le indagini sul suo caso erano iniziate nel 2019: le aveva avviate un’unità speciale della polizia di Londra che si occupa di reati speciali e antiterrorismo dopo una richiesta formale del governo ruandese di indagare su persone residenti nel Regno Unito presumibilmente coinvolte in atti di genocidio avvenuti nel distretto di Rugenge, ad aprile del 1994. Brown era cittadino britannico dal 2004, quando aveva cambiato il proprio cognome: era precedentemente noto come Vincent Bajinya, secondo quanto detto dal suo avvocato dopo il suo arresto.

I principali responsabili del genocidio in Ruanda furono processati e condannati dal Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR), un organo creato appositamente dopo il genocidio e scioltosi ufficialmente nel 2015. Nel 2020 venne arrestato in Francia Félicien Kabuga, uno degli ultimi responsabili del genocidio ancora latitanti, ma il suo processo fu messo in pausa nel 2023 per via delle sue condizioni di salute. Kabuga è morto a maggio del 2026.

Negli anni tuttavia centinaia di migliaia di persone sono state condannate nei cosiddetti tribunali Gacaca in Ruanda per aver partecipato o istigato il genocidio e alcune decine sono state condannate da corti europee, in particolare in Francia.