Come il regime di Putin manipola le elezioni
Elimina gli oppositori, fa pressione sugli elettori e cambia un po' come vuole i risultati: i seggi per il rinnovo del parlamento chiudono domenica
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Domenica termineranno le elezioni in Russia per rinnovare i 450 seggi della Duma, la camera bassa del parlamento. Sono le prime elezioni legislative dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, nel 2022, e i pochi sondaggi indipendenti disponibili indicano che il sostegno al partito del presidente Vladimir Putin, Russia Unita, sia ai livelli più bassi di sempre. Allo stesso tempo è anche sicuro che Russia Unita vincerà agilmente, grazie ai molti espedienti che il regime ha messo in atto negli anni per garantirsi il potere.
Le elezioni in Russia non sono più democratiche da tempo e i modi in cui Putin e Russia Unita si assicurano la vittoria sono diversi: coercizione, eliminazione sistematica dei partiti di opposizione e brogli elettorali più classici, cioè far sparire o aggiungere voti dove e quando ce n’è bisogno.
Negli anni il regime di Putin ha ucciso, incarcerato o costretto a fuggire all’estero i suoi principali oppositori, come Alexei Navalny, a lungo il principale oppositore di Putin in Russia, ucciso nel 2024 in una prigione di massima sicurezza in Siberia. Negli ultimi dieci anni il numero dei partiti registrati in Russia, che ha 146 milioni di abitanti, è sceso da 75 a 17 e la repressione ha reso sempre più problematico candidarsi, anche solo con posizioni velatamente critiche nei confronti del regime. Il controllo dei mezzi di informazione permette di silenziare il dissenso e diffondere la propaganda filogovernativa.

Un seggio in cui viene usato un sistema di voto elettronico a Mosca, il 18 settembre del 2026 (AP Photo/Pavel Bednyakov)
Gli oppositori che riescono a candidarsi vengono esclusi dalle liste elettorali prima del voto, per i motivi più vari: a queste elezioni è stato escluso Yabloko, il più antico partito liberale e filo-occidentale del paese e l’unico che dichiarava la sua contrarietà a proseguire la guerra in Ucraina. Nonostante in passato fosse stato criticato dall’opposizione all’estero per una linea troppo morbida, negli ultimi mesi aveva attirato le attenzioni della popolazione scontenta della guerra e per la prima volta aveva concrete possibilità di prendere molti più voti rispetto al suo abituale 1-1,5 per cento.
Proprio per evitare di mostrare il relativo successo di Yabloko, e quindi la speculare insoddisfazione verso il regime, le autorità russe hanno escluso il partito dopo soli cinque giorni di campagna elettorale con motivi pretestuosi, legati a una presunta violazione del copyright. Una settimana dopo il suo vicepresidente, in carcere da dicembre, è stato condannato a 11 anni di prigione con l’accusa di aver diffuso false informazioni e di aver screditato le forze armate russe.
Sulle schede comunque i candidati di Russia Unita non sono soli, ma sono affiancati da candidati della cosiddetta “opposizione sistemica”, un’opposizione di facciata formata da partiti che hanno il benestare del regime e non mettono mai davvero in discussione le sue decisioni: servono di fatto a dare una parvenza di pluralità al voto, ma sono comunque subordinati a Russia Unita.
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Il leader di Yabloko, Nikolai Rybakov, dopo l’udienza in cui è stata decisa l’esclusione del suo partito dalle elezioni, il 10 agosto del 2026. La mela è il simbolo di Yabloko, il cui nome vuol dire proprio “mela” in russo (AP Photo/Pavel Bednyakov)
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I risultati vengono manipolati anche in altri modi. Buona parte dell’elettorato è composta da dipendenti pubblici o di aziende controllate dallo Stato, che partecipano alla cosiddetta “mobilitazione amministrativa”: vanno a votare per Russia Unita per fedeltà, convenienza o perché sono minacciati di licenziamento dai loro datori di lavoro se non lo fanno. A volte viene chiesto loro di fotografare la scheda e mostrarla come prova, o di riprendersi mentre la si inserisce nelle urne trasparenti presenti in ogni seggio.
I voti poi vengono comunque manipolati, anche se questo tende ad accadere meno di qualche anno fa per via della progressiva esclusione di candidati davvero indipendenti. Negli anni sono stati documentati brogli di ogni tipo: vengono aggiunte o tolte schede elettorali dalle urne durante la notte, vengono scritti risultati diversi da quelli reali sui fogli di conteggio o vengono fatti sparire quelli con i numeri corretti. Dal 2019 inoltre l’introduzione del voto online ha creato un nuovo strumento per manipolare i risultati.

Un elettore si fa fotografare mentre inserisce la sua scheda nell’urna a Mosca, il 18 settembre del 2026 (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)
Le elezioni ora in corso sono spalmate su tre giorni, da venerdì a domenica, per rendere più difficile il monitoraggio continuo da parte degli osservatori indipendenti, che comunque sono stati progressivamente esclusi o silenziati. Da oltre due anni l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’OSCE, il principale organo indipendente di monitoraggio elettorale, non può partecipare alle elezioni in Russia. La principale organizzazione di monitoraggio indipendente russa, Golos, è stata chiusa nel 2025 dopo che il suo co-presidente Grigory Melkonyants era stato condannato a cinque anni di carcere con accuse pretestuose.
Gli osservatori rimasti sono organizzazioni filogovernative create appositamente o istituzioni fedeli a Putin, come la Comunità degli Stati indipendenti (CSI), l’organizzazione intergovernativa formata da ex membri dell’Unione Sovietica dopo la sua dissoluzione nel 1991: la sua sede si trova a Minsk, la capitale della Bielorussia, il principale paese alleato di Putin.
Per gonfiare ulteriormente il consenso il voto è stato esteso anche alla Crimea, occupata e annessa illegalmente dalla Russia nel 2014, e alle province ucraine di Donetsk, di Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, anche queste occupate e annesse nel 2022 con un referendum farsa. Alcuni abitanti di queste ultime due regioni hanno detto a PBS, la televisione pubblica statunitense, che gli scrutatori fanno visite porta a porta accompagnati da soldati armati per assicurarsi che i residenti votino (e che votino per Russia Unita). La maggior parte degli elettori sa ben poco dei candidati, che sono in gran parte arrivati dalla Russia. Ai seggi, come già successo in passato, le persone infilano la loro scheda elettorale in grandi urne trasparenti, sorvegliate da altri soldati armati.



