La polizia spagnola ha trasferito alcuni dei migranti che vivevano sulle spiagge di Ceuta
Circa 1.700 sono stati portati in una struttura allestita nel porto, in un'operazione un po' caotica: migliaia rimangono senza alloggio
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Venerdì mattina a Ceuta la polizia spagnola ha trasferito circa 1.700 migranti dalla spiaggia di Benítez, dove vivevano da fine luglio, a un accampamento allestito nel porto dell’exclave. Sono solo una parte dei migranti che dopo essere arrivati dal Marocco si sono stabiliti nelle due spiagge nel nord della città: oltre 2mila di loro non hanno trovato posto nelle strutture del porto e sono tornati agli accampamenti di fortuna da cui erano partiti la mattina.
L’operazione è cominciata poco prima delle 7 e vi hanno preso parte circa 150 persone fra agenti e soldati. All’inizio c’è stata qualche tensione: i migranti aspettavano il trasferimento dall’alba e appena è iniziato si è creata una calca di persone che spingeva per avanzare, finché una parte della folla si è messa a correre lungo la strada che porta al porto. Dopo una prima ora abbastanza concitata il resto del trasferimento è stato più tranquillo: le persone sono state fatte avanzare in gruppi e sono entrate nel campo fino a circa mezzogiorno.
L’apertura del campo era rimasta bloccata per due giorni a causa di un ricorso di un sindacato di polizia, che contestava le condizioni di sicurezza in cui avrebbero dovuto lavorare gli agenti assegnati alla struttura: giovedì il tribunale competente ha respinto la richiesta di sospensione urgente, osservando che spetta al ministero dell’Interno stabilire quelle condizioni.
Il leader del Partito Popolare, il principale partito di opposizione spagnolo, Alberto Núñez Feijóo, ha criticato il governo per come ha gestito il trasferimento: soprattutto per gli scontri che ci sono stati all’inizio e per non aver sgomberato totalmente le spiagge. La crisi migratoria è subito diventata una questione politica e Feijóo ha attaccato il primo ministro Pedro Sánchez, del Partito Socialista, per molti punti della gestione della crisi. Anche parte dell’opinione pubblica spagnola e alcuni alleati di Sánchez lo hanno criticato. Il governo invece si è detto soddisfatto del trasferimento se rapportato alle difficoltà di spostare un tale numero di persone.
Sulla spiaggia di Benítez e su quella vicina di El Trampolín si stimava vivessero più di 4mila persone, una parte delle decine di migliaia che il 30 e il 31 luglio erano entrate a Ceuta. Nelle prime ventiquattr’ore molte di loro erano tornate in Marocco, ma non si sa ancora di preciso quante ne siano rimaste nella città spagnola. In sette settimane gli accampamenti sulle spiagge sono diventati sempre più strutturati, quasi sempre in modo spontaneo: le tende per ripararsi sono state fatte con pali di legno, cartoni recuperati dai rifiuti dei supermercati, teli impermeabili, le foglie più grandi di alcuni alberi e lenzuola.
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