La Formula 1 aveva bisogno di un’altra gara a Monaco?
Dal 2027 si correrà anche lì una sprint, una mini-gara in genere poco apprezzata e che non sembra per niente adatta a quel circuito
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Non tutti hanno preso bene l’annuncio del calendario del Mondiale di Formula 1 del 2027, presentato mercoledì. Il motivo è l’aumento da 6 a 10 delle sprint race, le mini-gare che precedono alcuni Gran Premi, e soprattutto il fatto che una di queste sarà a Monaco. È una delle corse più prestigiose e note della Formula 1, che ci corre dal 1950, ma anche una delle meno adatte a ospitare gare del genere.
Le sprint sono una cosa recente per la Formula 1, introdotte per rendere i weekend di gara più spettacolari e più redditizi. Sono gare lunghe 100 chilometri (circa un terzo della distanza di un Gran Premio) che durano più o meno mezz’ora, assegnano pochi punti e prima delle quali (per decidere la griglia di partenza) ci sono qualifiche diverse da quelle del Gran Premio della domenica. I cosiddetti “weekend sprint” prevedono quindi il doppio delle gare (la sprint il sabato e il Gran Premio la domenica) e il doppio delle qualifiche, e quindi molti più momenti salienti e meno prove libere.
Le prove libere servono ai piloti per prendere confidenza con i circuiti e alle squadre per testare strategie, usura delle gomme e condizioni della pista, ma non sono granché coinvolgenti. Secondo Stefano Domenicali, presidente della Formula 1, «piacciono solo agli specialisti».
Anche a sentire lo stesso Domenicali si sapeva già tempo fa che le sprint – che continuano a non piacere a molti appassionati e commentatori – sarebbero aumentate. In pochi però si aspettavano che una sprint si sarebbe corsa proprio a Monaco.

Il Gran Premio di Monaco nel 1957. In Formula 1 si corre ininterrottamente dal 1955 con l’eccezione del 2020, quando non si riuscì a organizzare per colpa della pandemia di Covid (Klemantaski Collection/Getty Images)
Il circuito cittadino di Montecarlo è lungo 3,3 chilometri e largo dai 7 ai 10 metri; una macchina di Formula 1 è larga poco meno di 2 metri. Questo, insieme con il tipo di percorso e di curve, fa sì che i sorpassi a Montecarlo siano estremamente rari. È il motivo per cui le qualifiche e l’ordine delle auto dopo la prima curva successiva al rettilineo di partenza – la stretta Sainte-Dévote – sono spesso determinanti per l’esito della gara.
Che senso ha, quindi, aggiungere un’altra gara, che vista la sua brevità dipende molto da eventuali sorpassi, in un posto dove di sorpassi se ne vedono ben pochi?
Da un punto di vista economico ha molto senso, almeno per la Formula 1. Il doppio delle gare significa avere per esempio molti più sponsor, oltre a più contenuti da mostrare sui social. Lo stesso Domenicali già l’anno scorso sottolineava come ci sia una grande fetta di pubblico che «vuole solo vedere gli highlights».
Dal punto di vista dello spettacolo la Formula 1 cercherà di aumentare l’interesse per le doppie qualifiche. In effetti, vista la difficoltà del tracciato, le qualifiche di Monaco sono spesso considerate entusiasmanti tanto quanto il Gran Premio, forse anche di più.
Andrew Benson della BBC ha fatto notare, per esempio, che «due sessioni di qualifiche separate potrebbero anche produrre due griglie di partenza diverse, aumentando la variabilità». Tale variabilità potrebbe derivare dal fatto che, in un “weekend sprint”, piloti e squadre hanno meno sessioni di prova e arrivano alle prime qualifiche con meno certezze e più possibilità di sbagliare.
Ci sono però anche delle grosse perplessità al riguardo. La fase delle qualifiche attesa dal pubblico generale (quindi non solo dagli specialisti) è unicamente la Q3, quella finale, in cui si determinano i primi dieci posti e la pole position. Giacomo Rauli, di Motorsport, fa però notare che la «Q3 dura una decina di minuti, certo intensi, ma raddoppiare le qualifiche per poi trovarsi due gare che promettono un trenino interminabile ha davvero senso? Il gioco vale la tanto citata candela?»
La sprint di Monaco, nota Rauli, rischia di essere persino più noiosa del Gran Premio vero e proprio, visto che si correrà solo poche ore prima delle qualifiche della gara della domenica: «Pensate davvero di vedere qualche pilota prendersi dei rischi quando, a poco tempo di distanza, si terranno le prove ufficiali? Se qualcuno dovesse provare un sorpasso e finisse per sbattere, rovinando in modo importante la propria vettura, rischierebbe di non prendere parte alle qualifiche e di partire in fondo allo schieramento il giorno dopo. E, lo sappiamo bene, a Monte-Carlo ciò significherebbe avere buttato la gara e ogni chance di finire almeno a punti».
Insomma, già le sprint non sono generalmente apprezzate dal pubblico, né dagli stessi piloti; questa, poi, sembra promettere proprio male. Così male che c’è chi ha proposto di cancellarla del tutto e sostituirla con una terza sessione di qualifiche. In modo un po’ provocatorio, Glenn Freeman di The Race ha scritto:
La qualifica sprint del venerdì potrebbe stabilire l’ordine di partenza per una sessione a eliminazione diretta, da disputare sabato mattina, con i punti della sprint in palio. Il più veloce del venerdì avrebbe il vantaggio di scendere in pista per ultimo il sabato. Preferirei di gran lunga guardare una cosa del genere, con punti in palio, piuttosto che assistere a una processione durante la sprint.
C’è chi, invece, non si fa più tanti problemi su Monaco e ha fatto pace con la pista e i suoi limiti. Scott Mitchell-Malm ha scritto, sempre su The Race, facendo riferimento al fatto che anche il primo Gran Premio della stagione, in Bahrein, avrà una gara sprint:
Monaco ormai non è più una questione di corse, quindi non mi interessa granché. Quello che trovo molto più scandaloso è avere una gara sprint all’inizio della stagione. È un sacrilegio. Tutta l’eccitazione, tutta l’attesa, tutta l’anticipazione che si sono accumulate… e noi le bruciamo in una specie di pallida imitazione dell’evento principale?



