Il partito che governa la Georgia vuole bandire l’opposizione
Sogno Georgiano, populista e filorusso, è al potere da 14 anni e ha un approccio sempre più autoritario
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Questa settimana Sogno Georgiano, il partito filorusso che governa la Georgia da 14 anni, ha presentato alla Corte Costituzionale un ricorso per bandire Per la Georgia, l’unico partito di opposizione che sedeva in parlamento. Negli scorsi mesi il governo aveva già chiesto l’abolizione di altri tre movimenti di opposizione: la Coalizione per il cambiamento, il Movimento Nazionale Unito e Georgia Forte (alleanze composte da diversi partiti più piccoli).
La richiesta è in linea con l’approccio sempre più autoritario di Sogno Georgiano. Negli ultimi due anni il partito ha consolidato il suo potere con una serie di leggi antidemocratiche e ha cominciato a perseguire le opposizioni in modo più aggressivo e sistematico. Nel 2024 ha anche messo in pausa i negoziati per aderire all’Unione Europea, che aveva avviato due anni prima.
Per la Georgia, Coalizione per il cambiamento, il Movimento Nazionale Unito e Georgia Forte erano gli unici movimenti di opposizione ad aver superato la soglia di sbarramento alle elezioni del 2024, in cui Sogno Georgiano era stato dichiarato vincitore dopo una campagna elettorale e procedure di voto fortemente influenzate dalla Russia. Diversi osservatori internazionali indipendenti avevano dichiarato che il risultato era stato compromesso da intimidazioni e brogli elettorali, e c’erano state grandi proteste.
Sogno Georgiano si era comunque insediato nel parlamento monocamerale, dove aveva la maggioranza, e come prima cosa aveva votato per deporre 49 deputati dell’opposizione che avevano boicottato i lavori parlamentari in segno di protesta. L’unico partito che aveva deciso di non partecipare al boicottaggio era stato proprio Per la Georgia, che ha 12 seggi. Per la Georgia fu fondato nel 2021 dall’ex primo ministro Giorgi Gakharia, che dal 2025 vive all’estero per evitare dei procedimenti penali avviati nei suoi confronti. Gakharia faceva parte di Sogno Georgiano, ma ne era uscito nel 2021 criticando le sue posizioni.

Il fondatore di Sogno Georgiano Bidzina Ivanishvili (al centro) con sua moglie Ekaterine Khvedelidze e il primo ministro georgiano Irakli Kobakhidze, a Tbilisi, in Georgia, il 22 marzo del 2026 (ANSA/EPA/IRAKLI GEDENIDZE /POOL SMOUT)
Sogno Georgiano accusa Per la Georgia e gli altri movimenti di «attività incostituzionali» e «sabotaggio contro lo Stato». Si appella all’articolo 23 della Costituzione, che considera inammissibili le attività di partiti politici il cui scopo sia «rovesciare o modificare con la forza l’ordine costituzionale della Georgia, ledere l’indipendenza del Paese, violarne l’integrità territoriale, oppure che sia impegnato in propaganda di guerra o di violenza, o che inciti a conflitti nazionali, etnici, settari, religiosi o sociali».
Sostiene che i partiti facciano parte del “Movimento Nazionale Collettivo”, descritta come una pericolosa alleanza radicale che vorrebbe sovvertire l’ordine costituito. In realtà è un termine ombrello che il governo usa per descrivere tutti i partiti filoeuropei di opposizione.
Il governo ha detto di aspettarsi una sentenza della Corte Costituzionale a gennaio, aggiungendo che comunque i parlamentari di Per la Georgia e i politici locali eletti dai diversi partiti resteranno in carica anche se la richiesta di abolizione fosse accolta (cosa estremamente probabile dato che la Corte è composta da giudici fedeli a Sogno Georgiano).
È comunque possibile che quella del governo sia una mossa che serve più che altro a mettere pressione sui partiti, e che la sentenza verrà posticipata. Prima di questo ricorso, che include tutti i partiti di opposizione, il governo ne aveva già presentati altri due, che includevano solo alcune forze politiche: per legge la Corte Costituzionale avrebbe nove mesi per prendere una decisione, ma finora il governo ha sempre ritirato le cause prima della scadenza, per poi presentarne di nuove che includevano ancora più formazioni politiche.
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