Le proteste contro i prezzi dei carburanti si allargano
Ci sono manifestazioni e scioperi per gli aumenti dovuti alla guerra in Medio Oriente un po' in tutto il mondo, dall'Europa al sudest asiatico
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Il nuovo aumento dei prezzi dei carburanti sta causando proteste in varie parti del mondo: le più violente e raccontate sono state quelle in Siria, ma ci sono state manifestazioni, scioperi dei trasporti e problemi in molti paesi del sudest asiatico e dell’Europa, ma anche in Guatemala e in Nigeria. Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile, per effetto dei nuovi attacchi fra Stati Uniti e Iran, del persistente blocco dello stretto di Hormuz, e della nuova offensiva degli Houthi in Yemen che può compromettere la navigazione anche nello stretto di Bab el Mandeb.
Gli effetti più immediati e gravi hanno colpito i paesi del sudest asiatico, che sono dipendenti dal petrolio esportato attraverso il golfo Persico, hanno livelli di reddito mediamente più bassi, e sono più colpiti dall’inflazione.

Le proteste delle popolazioni indigene all’esterno del palazzo presidenziale a Città del Guatemala, capitale del Guatemala, l’8 settembre 2026 (AP Photo/Moises Castillo)
Nelle Filippine molti pescatori sono rimasti in porto dicendo che i costi del gasolio troppo alti rendono impossibile guadagnare qualcosa dal loro lavoro. Ancora più partecipate sono state le proteste degli autisti di taxi, bus privati e jeepney, le tipiche jeep colorate modificate per il trasporto pubblico. Hanno interrotto le attività e manifestato per le strade delle maggiori città delle Filippine.
Il Bangladesh importa oltre il 90 per cento del petrolio che utilizza, perlopiù dai paesi del Golfo: dall’inizio della guerra in Medio Oriente ci sono razionamenti dei carburanti. Manca anche il gas naturale liquefatto, che viene utilizzato per produrre elettricità: la carenza dura da mesi, alcune aziende erano passate a generatori alimentati a diesel, ma i prezzi ora li rendono troppo cari. Ci sono frequenti blackout e alcune aziende tessili hanno subìto chiusure temporanee.
Manca il carburante anche in alcune zone dell’Indonesia, dove è stato imposto un razionamento basato sui numeri di targa pari e dispari dei veicoli. Ci sono state proteste dei tassisti che hanno creato lunghe code, ma anche manifestazioni di studenti a Yogyakarta. L’aumento del prezzo dei carburanti sta mettendo in crisi anche i conti pubblici, perché il governo fornisce carburanti a prezzo calmierato per le abitazioni.
In Sri Lanka i prezzi dei carburanti sono decisi dallo Stato, ma le aziende proprietarie dei distributori hanno iniziato a limitare i rifornimenti in attesa di poter vendere carburante a prezzi maggiori: con quelli attuali dicono di lavorare in perdita.
In Siria l’aumento dei prezzi dei carburanti deciso dal governo ha portato alle proteste più estese dalla fine della dittatura di Bashar al Assad, con blocchi stradali e copertoni incendiati.

Un manifestante brucia degli pneumatici su un’autostrada per protestare contro l’aumento dei prezzi del carburante in Siria, 13 settembre 2026 (REUTERS/Mahmoud Hassano)
Ci sono state proteste simili in Guatemala, con strade e autostrade bloccate e auto incendiate. Le manifestazioni sono guidate da gruppi di camionisti, che chiedono sussidi statali per limitare il prezzo della benzina. Alle proteste si sono uniti vari gruppi indigeni, particolarmente colpiti dagli aumenti dei prezzi del gasolio, indispensabile per i mezzi agricoli. Hanno organizzato cortei nel centro della capitale, Città del Guatemala. Nelle scorse settimane c’erano state proteste simili in Bolivia.
In Nigeria hanno scioperato e manifestato gli autisti di autobus, perché il costo della benzina ha superato i 1.600 naira al litro (poco più di un euro).
In Portogallo ci sono state manifestazioni organizzate online da gruppi di automobilisti che circolavano sulle strade a velocità molto ridotta, causando ingorghi e blocchi del traffico. Una protesta con alcune decine di manifestanti è terminata di fronte alla casa del primo ministro Luís Montenegro, a Espinho.

La polizia durante gli scontri con i pescatori a Frontignan, Francia, 16 settembre (EPA/GUILLAUME HORCAJUELO via Ansa)
In Francia e in Spagna ci sono state manifestazioni di pescatori, contro gli alti prezzi del gasolio. Martedì a Fos-sur-Mer, sulla costa mediterranea francese, i pescatori hanno bloccato alcune strade e si sono scontrati con la polizia. A Frontignan, vicino a Montpellier, i manifestanti hanno bloccato l’accesso a un deposito petrolifero.



