L’Arabia Saudita dice che gli Houthi hanno provato ad attaccare la Mecca
Colpire la città santa per le persone musulmane sorpasserebbe una «linea rossa», ha detto il portavoce dell'esercito
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L’Arabia Saudita ha detto che martedì un drone lanciato dagli Houthi è stato distrutto poco prima di entrare nello spazio aereo sopra la Mecca, la città saudita santa per le persone musulmane. Gli Houthi, milizia sciita e filoiraniana, hanno negato categoricamente le accuse.
Un attacco aereo degli Houthi sulla Mecca sarebbe molto grave per almeno due ragioni. La prima è che alzerebbe molto il livello dello scontro in corso tra il gruppo e l’Arabia Saudita, il paese che sostiene il governo dello Yemen con cui gli Houthi sono in guerra dal 2014 (per questo in Yemen ci sono soldati sauditi, e per questo gli Houthi considerano i sauditi nemici, oltre che per vicinanza all’Iran).
Gli Houthi controllano parte dello Yemen del nord, e nelle ultime settimane hanno intensificato gli attacchi contro l’Arabia Saudita, colpendo petroliere, città, impianti petroliferi e basi militari. Sabato un importante oleodotto saudita è stato danneggiato per un attacco con droni proveniente dall’Iraq (dove sono attive altre milizie filoiraniane). Domenica un portavoce del gruppo ha avvertito i sauditi di aspettarsi attacchi più intensi e più in profondità nel loro territorio.
La seconda ragione è che la Mecca di per sé ha un’importanza simbolica impareggiabile nel mondo musulmano. Ospita alcuni dei luoghi più sacri dell’Islam, tra cui la Grande Moschea con al centro la Ka’ba, la struttura cubica nera verso cui sono indirizzate le preghiere, ed è la destinazione dell’Hajj, l’enorme pellegrinaggio annuale che ogni fedele dovrebbe compiere almeno una volta nella vita. Un portavoce dell’esercito saudita ha definito un attacco sulla città una «linea rossa» da non oltrepassare.
Ad agosto, visto l’intensificarsi degli scontri, l’Arabia Saudita aveva firmato con Turchia e Pakistan un patto di mutua difesa, che prevede l’intervento degli altri due paesi in caso uno di questi venga attaccato. È stato firmato nel contesto della guerra in Medio Oriente, soprattutto per tutelare i paesi dagli attacchi dell’Iran, e finora non è mai stato attivato. La settimana scorsa però il ministero della Difesa pakistano aveva detto che un’aggressione degli Houthi sui sauditi avrebbe «senza dubbio» attivato l’alleanza.
Nel frattempo in Yemen gli Houthi hanno ottenuto alcune importanti vittorie. Sono avanzati verso sud e hanno preso il controllo di nuove aree del paese. In particolare di Mocha, dell’isola di Perim e di parti della costa occidentale e dell’area intorno allo stretto di Bab el Mandeb, un altro snodo fondamentale del commercio internazionale, verso cui in questi mesi l’Arabia Saudita aveva dirottato gran parte del suo petrolio dopo la chiusura dello stretto di Hormuz.
Gli Houthi hanno fatto sapere che, ora che sono arrivati sullo stretto, le navi saudite non potranno passare: per aggirarlo e arrivare in Asia dovrebbero passare da Suez, per il Mediterraneo, e circumnavigare l’Africa, con tempi e costi elevatissimi.



