Com’è fatta La Mecca

Cinque cose da sapere sulla città e il rito che due milioni di pellegrini musulmani stanno compiendo in questi giorni, e molte foto

Lunedì 14 ottobre è cominciata la settimana dello hajj, il pellegrinaggio che i fedeli musulmani sono tenuti a fare almeno una volta nella vita nella città santa della Mecca. Il simbolo della Mecca, per i non musulmani, è probabilmente la Kaaba, un edificio dalla forma cubica che, secondo il Corano, è stato costruito da Abramo (Ibrahim) e dal figlio Isacco dopo che questi si era trasferito in Arabia. Nei secoli successivi, intorno alla Kaaba, il luogo più sacro della religione musulmana, è stata costruita la Grande Moschea. Si stima che quest’anno circa 2 milioni di persone abbiano partecipato al pellegrinaggio.

Lo hajj si svolge durante il Dhul-Hijjah (“mese dello hajj“) l’ultimo mese del calendario islamico lunare: i riti principali si svolgono durante un periodo di cinque giorni tra l’ottavo e il dodicesimo giorno del mese. Nel decimo giorno cade la festa islamica dell’Eid al-Adha, celebrata dai musulmani di tutto il mondo.

1. La Mecca è il luogo di nascita di Maometto e in una grotta a poco più di tre chilometri dalla città è avvenuta – secondo la tradizione islamica – la prima rivelazione del Corano al profeta. Per questo motivo, è il luogo più importante per l’Islam. La città ha oggi circa 2 milioni di abitanti – senza contare i milioni di pellegrini – e si trova in una stretta valle, circa 300 metri sopra il livello del mare, a poche decine di chilometri dalla costa occidentale dell’Arabia Saudita.

2. Tutti i musulmani a cui la salute e le finanze lo permettono devono compiere almeno una volta nella vita il pellegrinaggio alla Mecca. I pellegrini sono vestiti tutti con lo stesso manto bianco (l’ihram) per rappresentare l’uguaglianza davanti a Dio e svolgono una serie complessa di riti, su diversi giorni, che hanno le loro radici in usanze ancora precedenti all’età di Maometto (VII secolo) ma che ricalcano quelli svolti dal profeta nella sua ultima visita alla città. Tra questi, uno dei più antichi e peculiari riguarda la cosiddetta lapidazione simbolica del diavolo: nella valle desertica di Mina, oggi ai sobborghi della Mecca, i pellegrini lanciano sassolini che hanno raccolto in precedenza a tre muri di roccia che simbolizzano il diavolo e, in senso più ampio, ciò che allontana il fedele da Dio. Mentre negli scorsi secoli il pellegrinaggio alla Mecca era un viaggio molto difficile, lungo e rischioso (non molto diversamente dal pellegrinaggio a Gerusalemme per un cristiano) le cose sono cambiate da quando La Mecca è entrata a far parte dell’Arabia Saudita e il regno ha promosso molto attivamente l’arrivo dei musulmani di tutto il mondo nella città.

3. La città fa parte del regno dell’Arabia Saudita dal 1925 e negli ultimi anni l’area centrale, dove si trovano la Kaaba e la Grande Moschea, è al centro di un gigantesco progetto di rinnovamento urbanistico. Il simbolo dei cambiamenti sono le sette torri dell’Abraj Al Bait, un complesso di edifici con al centro la Torre dell’Orologio del Royal Hotel della Mecca: il terzo grattacielo più alto del mondo, con poco più di 600 metri di altezza, terminato nel 2012. Il grattacielo detiene anche il record dell’edificio con la maggior estensione di spazio calpestabile nel mondo. L’ultima novità nell’area della Grande Moschea, dove i lavori sono lontani dall’essere finiti, è una passerella sopraelevata larga dodici metri a 13 metri da terra, per permettere anche ai pellegrini disabili di ruotare intorno alla Kaaba.

4. Per quanto possa sembrare straordinario, alcuni luoghi legati alla vita del profeta Maometto stanno venendo distrutti nel tumultuoso sviluppo urbanistico della Mecca negli ultimi anni, insieme a insediamenti vecchi di centinaia di anni e ad antiche costruzioni dell’età ottomana: ne ha parlato recentemente il blog di architettura del Guardian, che nota come il luogo tradizionalmente identificato come la casa natale di Maometto sia segnalato solo da una piccola biblioteca e che la casa della moglie di Maometto, Khadijah, sia stata già abbattuta per far spazio a strutture per i pellegrini. Un cartello vicino alla biblioteca dice in cinque lingue che “Non esistono prove che il profeta Maometto nacque qui, dunque è vietato farne un luogo di preghiera o di supplica.”

5. Nessun non musulmano può entrare alla Mecca. Il divieto ha la sua lontana origine nel Corano, dove era limitato alla Grande Moschea (un divieto simile riguardava le aree più interne del Tempio di Gerusalemme). Il divieto nel tempo ha conosciuto eccezioni e non è chiarissima l’area in cui debba valere la proibizione: le autorità saudite hanno deciso di vietare l’ingresso a tutti i non musulmani nell’intera area della Mecca (e di Medina): diversi cartelli lo segnalano fin dall’autostrada che conduce alla città. Esistono comunque diverse telecamere che riprendono 24 ore su 24 le zone del pellegrinaggio, l’area della Kaaba è visibile dall’alto su Google Maps (ma naturalmente non con Google Street View, come tutto il paese, del resto). Oltre a permettere a chi è lontano di seguire quello che succede alla Mecca, le telecamere nella città non mancano per un altro motivo: le autorità saudite hanno installato negli anni un enorme sistema di videosorveglianza per prevenire i furti.