Lo stilista più promettente nella moda ha fatto solo una sfilata
Nominato da poco direttore creativo di Emporio Armani, Dario Vitale si era fatto molto notare con la sua brevissima carriera da Versace
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Mercoledì il gruppo Giorgio Armani ha nominato Dario Vitale direttore creativo di Emporio Armani, la linea più economica e rivolta ai giovani, e responsabile di tutti gli accessori delle aziende del gruppo. Sul suo lavoro ci sono altissime aspettative: diversi giornali che hanno riportato la notizia hanno scritto che Armani si è aggiudicata il designer «più ambito del settore della moda».
Fino a un anno e mezzo fa Vitale era praticamente uno sconosciuto per i non addetti ai lavori, ma oggi è considerato uno degli stilisti più promettenti in circolazione, nonostante abbia realizzato una sola sfilata: la primavera estate 2026 di Versace.
Il direttore creativo è la persona che dirige i designer che creano i capi, e che cura la linea e l’immagine del marchio, diventando spesso la persona più visibile dell’azienda. Vitale è la prima persona esterna alla famiglia Armani a ricoprire un ruolo di tale rilievo nell’azienda, e non è la prima volta che gli capita una cosa del genere: fu infatti anche il primo direttore creativo di Versace esterno alla famiglia, guidata prima da Gianni e poi da Donatella Versace, dalla sua fondazione nel 1978.
Vitale ha 43 anni, è originario di Salerno e si è formato all’Istituto Marangoni di Milano. Per vent’anni ha lavorato in aziende di moda importanti ma in ruoli con poca visibilità: prima da Dsquared2 e Bottega Veneta, poi per 15 anni nel Gruppo Prada, dove era stato direttore del design e dell’immagine di Miu Miu, uno dei marchi del gruppo.
Chi conosce bene il mondo della moda sa che Vitale, pur rimanendo sempre abbastanza nascosto, ebbe un certo peso nel rendere Miu Miu il marchio che è oggi, tra i più desiderati e interessanti del settore. Il grande passo lo fece quando nel 2025 prese il posto di Donatella Versace, una figura di spicco nel settore e conosciuta in tutto il mondo, con un’eredità molto ingombrante nell’azienda.
Vitale rimase da Versace solo otto mesi, ma in questo breve periodo di tempo, con una sfilata e un’unica campagna pubblicitaria, riuscì comunque ad attirare l’attenzione del pubblico e della stampa, diventando un nome rilevante nella moda: una cosa non semplice per un designer emergente in uno dei marchi più conosciuti al mondo.
La sfilata di Versace disegnata da Vitale fu accolta molto bene, circolò parecchio sui social e i capi vennero indossati da varie celebrità. Vanessa Friedman, la critica di moda del New York Times, definì la collezione «allo stesso tempo in linea con lo stile Versace e piacevolmente diversa. Sfacciata, in ogni senso della parola. È la strada giusta da percorrere». Per Samuel Hine, di GQ, lo stile di Vitale è «audace e raffinato, nuovo ma in qualche modo familiare, e anche un po’ destabilizzante. Mi sono bastati una mezza dozzina di look per iniziare a pensare: voglio questo… e anche quello».
In passerella sfilarono modelle e modelli con pantaloni a vita altissima di colori pastello, dal pervinca al rosso corallo, chiusi con grosse cinture; reggiseni in pelle borchiata; top sovrapposti; marsupi e bomber sgargianti, pantaloni in pelle marrone e gonne stampate. Il richiamo all’estetica anni Ottanta di Gianni Versace era evidente ma la sensualità di Vitale era «molto meno patinata e molto più suggestiva», scrisse Friedman.
Anche se la collezione fu accolta molto bene dalla critica e la campagna pubblicitaria ebbe molto successo, le vendite dei prodotti non ebbero comunque risultati eccezionali. A dicembre del 2025 il marchio venne acquisito dal Gruppo Prada, per il quale Vitale aveva lavorato in precedenza. Poco dopo la formalizzazione del passaggio di proprietà, Vitale lasciò il marchio. Il suo posto fu assegnato a Pieter Mulier, ex direttore creativo di Alaïa.
L’arrivo di Vitale da Emporio Armani è una grossa novità per l’azienda, che sta attraversando un periodo di cambiamenti importanti dopo la morte del fondatore Giorgio Armani a settembre del 2025. Fino alla sua morte, Armani aveva mantenuto un ruolo importante, di direttore creativo e di guida per il marchio. Attualmente le collezioni principali femminile e maschile sono gestite rispettivamente dalla nipote del fondatore, Silvana Armani, e da Pantaleo (Leo) Dell’Orco, storico collaboratore e compagno del fondatore. A breve però, e per la prima volta, il gruppo dovrà aprire il proprio capitale azionario a un investitore esterno: Armani aveva lasciato scritto nelle sue ultime volontà che i suoi eredi lo facessero entro un anno e mezzo dalla sua morte.
La scelta di mettere Dario Vitale a capo di Emporio Armani risponde alla necessità di ridare slancio a una linea che aveva perso in parte la sua identità e che aveva bisogno di nuove idee e stimoli.
Emporio Armani fu infatti lanciata nel 1981 per offrire un’alternativa meno formale alla linea principale del marchio. Allora come oggi il marchio Armani era conosciuto principalmente per gli abiti eleganti e sartoriali: negli anni Ottanta era diventato famoso anche grazie a film come American Gigolò, in cui il protagonista, l’attore Richard Gere, indossava i suoi completi raffinati. Il marchio poi si espanse ulteriormente con le linee Armani Jeans e Armani Collezioni, che confluirono tutte dentro a Emporio Armani nel 2017.
Come scrive Business of Fashion, l’azienda ultimamente ha cercato di riallineare la sua “linea giovane” all’immagine identitaria del marchio principale, con abiti eleganti e meno sportivi, tagli sartoriali e colori che vanno dal blu al greige (il misto di beige e grigio tipico di Armani).
– Leggi anche: Il blu di Giorgio Armani
La difficoltà per Vitale sarà portare attenzione alla linea secondaria senza toglierne a quella primaria, che non è guidata da nomi altrettanto conosciuti e pop. «Emporio è nato come uno spazio di libertà, sperimentazione ed energia», hanno detto in una dichiarazione Silvana Armani e Leo Dell’Orco, che si sono detti convinti che Vitale «in quanto talento già affermato sulla scena internazionale, ne interpreterà lo spirito con rispetto e autenticità».
Versace e Armani sono due marchi molto diversi, con stili agli antipodi: uno estremamente sensuale, barocco e massimalista, l’altro elegante, sobrio ed essenziale. Il lavoro di Vitale per Emporio Armani e sugli accessori di tutti i marchi del gruppo dovrà quindi adattarsi a una nuova estetica e potrebbe portare a un risultato molto diverso da quello per cui si è fatto conoscere con Versace. Il Gruppo non ha ancora fatto sapere quando verrà mostrata la prima collezione di Vitale.



