L’alternativa russa a Starlink non sta procedendo bene

Rassvet dovrebbe fornire un nuovo sistema per le comunicazioni al fronte, ma dei 32 satelliti mandati in orbita nessuno è arrivato dove doveva

Un razzo Soyuz, analogo a quelli utilizzati per lanciare i satelliti Rassvet, durante una missione del luglio 2026 che ha trasportato un equipaggio statunitense e russo verso la Stazione Spaziale Internazionale (Bill Ingalls/NASA via AP)
Un razzo Soyuz, analogo a quelli utilizzati per lanciare i satelliti Rassvet, durante una missione del luglio 2026 che ha trasportato un equipaggio statunitense e russo verso la Stazione Spaziale Internazionale (Bill Ingalls/NASA via AP)
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Da anni la Russia prova a costruire una sua alternativa a Starlink, il servizio di connessione internet via satellite di SpaceX, l’azienda spaziale di Elon Musk. Non sta andando bene. Quest’anno sono stati lanciati i primi satelliti non di test del sistema russo, che si chiama Rassvet (“alba”): 16 a marzo e altri 16 a luglio. Nessuno ha raggiunto l’orbita prevista e uno si è già distrutto rientrando nell’atmosfera.

I lanci erano previsti da tempo, ma per la Russia sono diventati più urgenti da febbraio, quando su richiesta del governo ucraino Musk ha bloccato l’accesso a Starlink all’esercito russo, che già lo usava in modo illecito trafugando i terminali e inviandoli al fronte. Starlink è un sistema di comunicazioni satellitari diventato fondamentale per i soldati al fronte perché è molto affidabile e difficile da bloccare. Senza le connessioni protette garantite da Starlink, le forze russe hanno subito con maggiore frequenza intercettazioni delle loro comunicazioni da parte degli ucraini, che hanno scoperto così la loro posizione, i loro piani e ridotto l’efficacia dei loro droni.

Al momento l’esercito russo non ha un sistema equivalente, e i primi lanci hanno mostrato quanto Rassvet sia indietro: sia rispetto a Starlink, sia rispetto ai piani dell’azienda che lo sta sviluppando.

Rassvet è sviluppato da Bureau 1440, una società aerospaziale privata russa fondata nel 2020 e chiamata così in ricordo delle 1.440 orbite terrestri completate dallo Sputnik 1, il primo satellite artificiale, portato in orbita dall’Unione Sovietica nel 1957. L’azienda è formalmente privata, ma il progetto è strettamente legato al governo russo: dei 432 miliardi di rubli previsti fino al 2030 per finanziarlo (circa 4,4 miliardi di euro), poco meno di 103 miliardi (1,1 miliardi di euro) arriveranno direttamente dal bilancio statale. Anche ICS Holding, la società di tecnologia avanzata che possiede Bureau 1440, ha collegamenti con lo stato russo: il suo vicedirettore, per esempio, è il figlio 29enne del vicedirettore dei servizi segreti russi.

Lo stand di Bureau 1440 a una fiera di tecnologia in Bielorussia nel 2026 (Bureau 1440)

Sul suo sito Bureau 1440 insiste molto sugli usi civili di Rassvet, per esempio garantire la connessione internet su treni e aerei, ma il sistema è prezioso soprattutto in ambito militare. Prima che Musk glielo impedisse, i russi avevano cominciato a montare i terminali di Starlink direttamente sui droni: questo rende il collegamento con il pilota più affidabile e a lungo raggio, permette di aggirare i tentativi di interferenza delle difese ucraine e di colpire i bersagli con più precisione.

Bureau 1440 vuole costruire una rete di satelliti in orbita bassa, a qualche centinaio di chilometri di altezza, che forniscano connessione internet a terminali di ricezione a terra. L’orbita bassa permette una connessione veloce, perché il segnale impiega poco ad arrivare dal satellite al terminale, ma per garantire una copertura continua richiede un gran numero di satelliti: ognuno copre col segnale una porzione di superficie terrestre molto più piccola rispetto a un satellite in orbita geostazionaria, che si trova a qualche decina di migliaia di chilometri di altezza e viene usato per le telecomunicazioni tradizionali. Per questo Starlink ha in orbita oltre 7mila satelliti, che ne fanno il sistema di comunicazione più affidabile a disposizione, anche nella guerra in Ucraina.

La comparazione tra i satelliti Rassvet di test lanciati nel 2023 e nel 2024 e quelli effettivamente operativi lanciati nel 2026 (Bureau 1440)

Nei piani di Bureau 1440, entro il 2035 Rassvet dovrebbe avere più di 900 satelliti, che dovrebbero orbitare a quasi il doppio dell’altezza di quelli di Starlink (circa 800 chilometri contro 450) proprio per compensare in parte il numero molto inferiore. Dovrebbe inviarne in orbita 156 entro il 2026, e poi 292 entro il 2027. Per ora è lontano da questi obiettivi: nel 2026 ne ha lanciati 32, e nessuno ha raggiunto gli 800 chilometri di altezza.

Dei 16 lanciati a marzo, uno è precipitato e altri tre si sono stabilizzati tra i 300 e i 400 chilometri di quota, molto più in basso del previsto. Quelli di luglio non sono andati meglio: due stanno perdendo altitudine invece di guadagnarla, e gli altri 14 salgono molto lentamente, senza che nessuno abbia ancora superato i 400 chilometri.

Orbitare più in basso vuol dire avere una vita operativa più breve, perché a quelle quote l’atmosfera è più densa, frena i satelliti e li costringe a consumare di più per restare in orbita. Vuol dire anche coprire col segnale una superficie minore: per ottenere la copertura prevista, quindi, Bureau 1440 dovrebbe lanciare più satelliti di quanti ne aveva programmati. Sta succedendo il contrario, ne sta lanciando molti meno.

Il motivo principale è che Bureau 1440 per mettere in orbita i suoi satelliti deve usare i razzi e le basi di lancio dell’agenzia spaziale russa Roscosmos. Ogni lancio può portare al massimo una ventina di satelliti, e quindi per raggiungere l’obiettivo di 156 entro la fine dell’anno servirebbero più di sei lanci in quattro mesi. Sono molti, considerando che la Russia fa in tutto circa 20 lanci orbitali all’anno – contro gli oltre 150 della sola SpaceX – e che quei lanci servono anche a rinnovare la costellazione GLONASS (il sistema di navigazione satellitare russo), a mettere in orbita satelliti da ricognizione militare e a tutte le altre missioni già programmate da Roscosmos.

Difficilmente verrà rispettato anche l’obiettivo di 292 satelliti in orbita entro la fine del 2027, che secondo gli esperti è il numero minimo perché il sistema funzioni normalmente. Finché i satelliti saranno poche decine, ognuno passerà sopra la stessa zona solo per brevi intervalli e la copertura durerà poche ore al giorno. Ancora per parecchio tempo, quindi, l’esercito russo non potrà usare Rassvet come usava Starlink.

Non è chiaro nemmeno a che punto sia la produzione dei terminali con cui ricevere a terra il segnale dei satelliti. Bureau 1440 prevede di cominciare a venderli nel 2027, ma non ha mai detto quanti conta di produrne né a che prezzo. Realizzarli in serie richiede antenne e strumentazioni che sono costose e complesse da fabbricare e che le sanzioni internazionali rendono difficili importare in Russia.

Un prototipo di un terminale del sistema Rassvet per la connessione su treni e aerei presentato a una fiera di tecnologia in Russia nel 2025 (canale telegram di Bureu 1440)

Nel frattempo l’Ucraina sta cercando di rallentare anche i lanci. Ha colpito tre volte la base di Plesetsk, nel nord-ovest della Russia, da cui nel 2026 sono partiti i razzi con a bordo i satelliti Rassvet: la prima nel dicembre del 2025, la seconda nel marzo del 2026, proprio il giorno del lancio del primo lotto, la terza nell’agosto del 2026, immediatamente prima del lancio di alcuni satelliti GLONASS.