Dibattiti politici che non lo sono, in Russia
I risultati delle elezioni del 20 settembre sono talmente scontati che i candidati non si presentano e a volte le trasmissioni durano pochi secondi
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Tra il 18 e il 20 settembre in Russia ci saranno le elezioni legislative, e il risultato è talmente scontato che ai dibattiti televisivi previsti per legge non si presenta nessuno. Sono le prime elezioni su scala nazionale da quando è iniziata la guerra in Ucraina, e nonostante persino i sondaggi statali mostrino che i consensi del presidente Vladimir Putin sono in calo, l’unico scenario possibile resta una vittoria del suo partito, Russia Unita.
Nelle ultime settimane sono circolati su internet frammenti di trasmissioni come quella di seguito. Su uno dei canali russi più seguiti, Rossija 1, la presentatrice introduce il dibattito, ricorda la data delle elezioni, e dopo solo pochi secondi chiude dicendo: «i candidati non si sono presentati, quindi vi saluto». Sotto c’è il video di un altro episodio con esito identico.
I candidati non si presentano per motivi diversi in base alla propria posizione. Partiamo da quelli del governo: i candidati di Russia Unita non vanno perché di fatto avrebbero soltanto da perderci. La maggior parte di loro fa parte dei cosiddetti apparatchik, un termine vagamente dispregiativo usato per indicare funzionari statali proni alla linea del partito: sono ex impiegati pubblici, insegnanti, direttori di case della cultura, persone che non hanno una vera e propria storia politica alle spalle, né un programma da presentare e discutere.

Uno screenshot dal canale Rossija 1
Vengono selezionati per riempire le liste elettorali in un paese vastissimo, con circa 140 milioni di abitanti, dove i rappresentanti della Duma (il parlamento russo) sono eletti su base regionale e non esiste una reale competizione democratica. La loro carriera dipende dalla fedeltà al partito e non dai consensi conquistati nei dibattiti, a cui partecipando rischierebbero solo di dire qualcosa di sbagliato.
Non mancano i casi di esponenti di Russia Unita che sono stati puniti per aver espresso opinioni anche solo blandamente critiche. Per esempio a febbraio del 2025 un deputato definì una «stupidata» le restrizioni sulla vendita di alcolici decise da un governatore ben posizionato nel partito: venne espulso.
In questa campagna elettorale c’è poi una questione enorme, ma di cui nessuno vuole parlare: la guerra in Ucraina. In Russia è un tema sempre più impopolare, anche se la violenza del sistema politico e una diffusa disaffezione al sistema democratico limitano forme di dissenso pubblico evidente.

Un cartellone elettorale a Mosca, settembre 2026 (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)
La situazione al fronte è sostanzialmente ferma, e da mesi l’Ucraina sta conducendo una campagna di attacchi con droni che colpiscono obiettivi anche in grande profondità nel territorio russo, tra cui raffinerie e magazzini di aziende di e-commerce. Questi attacchi stanno avendo un impatto concreto sulla popolazione russa, e l’economia non sta andando particolarmente bene. Per i candidati di Russia Unita la campagna militare in Ucraina è un tema molto difficile da trattare, e per questo lo evitano.
«Non possono parlare della guerra ma non possono parlare di altro, non c’è un tema forte da campagna elettorale», dice Giulia De Florio, docente di Lingua e Traduzione russa all’Università di Parma e presidente dell’associazione Memorial Italia. Russia Unita ha approvato il proprio programma elettorale soltanto a fine agosto, a meno di un mese dalle elezioni, e anche ora che è stato pubblicato resta generico, senza un vero tema portante.
Il fatto che il regime non abbia elaborato un messaggio di propaganda forte dipende anche dal fatto che in queste elezioni non ha bisogno di mobilitare masse di persone (diversamente da come sarebbe per le presidenziali, dove una bassa affluenza darebbe un segnale di maggiore debolezza). La stessa amministrazione ha detto di essersi data come obiettivo un’affluenza intorno al 45-50 per cento.
Putin è certo che a garantire la vittoria sarà la cosiddetta “mobilitazione amministrativa”, cioè i dipendenti pubblici: impiegati e funzionari che andranno a votare per Russia Unita per fedeltà e convenienza, spiega De Florio. La scarsa affluenza, dovuta alla sfiducia di molti russi nel sistema democratico, dovrebbe rendere certo il risultato.
Tra l’altro, sempre perché al regime non conviene un’ampia mobilitazione, i dibattiti sono programmati a orari improbabili: molto presto la mattina, nei giorni feriali, nei momenti della giornata in cui davanti alla televisione ci sono sostanzialmente solo anziani e pensionati. Non è quindi un caso se secondo un sondaggio del centro indipendente Levada a maggio il 66 per cento dei russi diceva di non essere consapevole del fatto che ci sarebbero state delle elezioni in autunno.
– Leggi anche: In Russia l’economia di guerra si sta mangiando tutto

Mosca, settembre 2026 (AP Photo/Pavel Bednyakov)
Sui candidati dell’opposizione, e sul perché boicottano i dibattiti, c’è da fare una distinzione.
In Russia l’opposizione vera e propria viene sistematicamente soffocata: i suoi leader più carismatici sono stati uccisi, imprigionati o vivono all’estero, e i partiti che li rappresentano non partecipano alle elezioni. È il caso per esempio di Yabloko, l’unico partito filo-occidentale e critico della guerra in Ucraina nel sistema politico russo, che quest’estate è stato escluso dalle elezioni con ragioni pretestuose, dopo pochi giorni di campagna elettorale. Questi partiti non partecipano ai dibattiti per ovvi motivi.
Poi c’è l’opposizione cosiddetta “sistemica”, cioè di facciata, che serve soltanto a dare una parvenza di democrazia. A volte i suoi esponenti si spingono a criticare blandamente il regime, ma non lo mettono mai davvero in discussione. E quando lo fanno vengono interrotti, o peggio.
Tra i video circolati in questi mesi c’è anche quello di un candidato del Partito Comunista che stava partecipando a un dibattito, ma il suo intervento viene bruscamente tagliato quando inizia a parlare della guerra in Ucraina. Ad agosto un esponente dello stesso partito è stato arrestato dopo aver criticato sui social la decisione di escludere Yabloko dalle elezioni, e poi escluso a sua volta. Secondo Novaja Gazeta Europe, ad almeno 23 politici è stato impedito di candidarsi.
– Leggi anche: Il regime di Putin non vuole problemi alle elezioni



