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  • Domenica 13 settembre 2026

In Turchia la polizia ha arrestato più di 160 persone di ambienti LGBTQ+

In diverse parti del paese, nell'ambito della repressione sempre più dura del governo in difesa dei valori cosiddetti tradizionali

La pulizia turca in occasione del Pride di Istanbul di giugno, vietato come ogni anno dal 2015 (AP Photo/Dilara Acikgoz)
La pulizia turca in occasione del Pride di Istanbul di giugno, vietato come ogni anno dal 2015 (AP Photo/Dilara Acikgoz)
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Nel fine settimana la polizia della Turchia ha arrestato più di 160 persone in una serie di perquisizioni in locali e sedi di associazioni LGBTQ+ in diverse parti del paese, nell’ambito di un’operazione decisa dal governo e chiamata “La mia famiglia è al sicuro”, a difesa dei valori cosiddetti tradizionali. Il ministro della Giustizia turco ha detto che le operazioni, avviate con l’accusa di prostituzione e oscenità, sono state coordinate dai procuratori di Istanbul, Ankara, Izmir, Aydin e Mersin in 15 province (la Turchia ne ha in tutto 81) e hanno comportato procedimenti giudiziari anche contro 9 associazioni e 13 aziende.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che da oltre vent’anni governa in maniera sempre più autoritaria, da anni promuove crescenti pressioni sulle persone LGBTQ+ in Turchia, con una retorica sempre più dura e repressioni diffuse. Il ministro della Giustizia ha detto che l’obiettivo delle operazioni del fine settimana era quello di garantire che l’attività LGBTQ+ non venga considerata «normale» e di «proteggere i bambini, l’istituzione della famiglia e i nostri valori morali condivisi».

Queste operazioni rientrano nel più ampio piano del governo chiamato “Decennio della famiglia e della popolazione”, volto a incentivare la natalità e a rallentare l’invecchiamento della popolazione. Sebbene le relazioni omosessuali non siano illegali in Turchia, l’omofobia è diffusa e alimentata da Erdogan, che definisce «pervertiti» le persone LGBTQ+ e le accusa del rapido calo del tasso di natalità nel paese. Dal 2015 il Pride è vietato a Istanbul e in diverse altre città, e chiunque provi a partecipare viene sistematicamente arrestato.

Le organizzazioni per i diritti umani in Turchia hanno accusato il governo di utilizzare le campagne per la famiglia tradizionale e la promozione delle nascite per colpire ulteriormente la comunità LGBTQ+. Oltre agli arresti, l’organizzazione turca per i diritti LGBTQ+ Kaos GL ha detto che nel fine settimana il governo ha anche bloccato l’accesso a decine di siti web e account sui social media appartenenti a gruppi affiliati e attivisti.