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  • Lunedì 14 settembre 2026

Che succede intorno a questi DUE stretti in Medio Oriente

L'Iran e i suoi alleati controllano da mesi Hormuz, e ora anche Bab el Mandeb: l'Arabia Saudita ha ben poche alternative per esportare petrolio

Un uomo davanti a un murale che esalta la chiusura dello stretto di Bab el Mandeb a Sana'a, in Yemen (AP Photo/Osamah Abdulrahman)
Un uomo davanti a un murale che esalta la chiusura dello stretto di Bab el Mandeb a Sana'a, in Yemen (AP Photo/Osamah Abdulrahman)
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Come se la situazione sul mercato petrolifero mediorientale non fosse stata già abbastanza fragile con uno stretto chiuso, c’è il rischio concreto che quelli chiusi diventino due. Lo stretto già chiuso (anche se con alcune eccezioni) è Hormuz, nel golfo Persico. Lo stretto a rischio è quello di Bab el Mandeb, tra lo Yemen e il Gibuti. Entrambi sono sotto il controllo dell’Iran o di gruppi alleati dell’Iran.

Se anche Bab el Mandeb fosse chiuso, questo potrebbe mettere in pericolo le esportazioni di petrolio dai paesi del golfo Persico – soprattutto dall’Arabia Saudita – e provocare un nuovo aumento dei prezzi dell’energia, proprio in un momento in cui il mercato stava cercando di riprendersi dalla crisi degli ultimi mesi causata dalla guerra in Medio Oriente. Proviamo a capire che cosa sta succedendo, e qual è la situazione nei due stretti.

La novità degli ultimi giorni riguarda il fatto che gli Houthi, una milizia sciita alleata dell’Iran che governa buona parte dello Yemen, hanno ormai ottenuto il pieno controllo dello stretto di Bab el Mandeb. Le minacce degli Houthi allo stretto non sono una novità. Già negli anni scorsi avevano attaccato con missili e razzi le navi statunitensi e israeliane che vi passavano (come ritorsione per i massacri israeliani nella Striscia di Gaza) e provocato notevoli problemi economici. La cosa si era risolta dopo un intervento militare statunitense e mesi di negoziati.

Pescatori e una nave cargo nello stretto di Bad el Mandeb, nell’aprile del 2026 (AP Photo/Abdulnasser Alseddik)

Pescatori e una nave cargo nello stretto di Bad el Mandeb, nell’aprile del 2026 (AP Photo/Abdulnasser Alseddik)

Anche durante la guerra in Medio Oriente di quest’anno, la minaccia degli Houthi a Bab el Mandeb è sempre stata presente. Ma le cose hanno cominciato ad aggravarsi a luglio e sono precipitate la scorsa settimana, quando non soltanto gli Houthi, ma tutta la rete degli alleati internazionali dell’Iran si è mobilitata contro l’Arabia Saudita.

La scorsa settimana gli Houthi hanno avviato una nuova grossa offensiva di terra per conquistare il territorio dello Yemen che affaccia direttamente sullo stretto di Bab el Mandeb. Quel territorio finora era stato sotto il controllo del governo yemenita internazionalmente riconosciuto, alleato dell’Arabia Saudita. Nonostante gli aiuti sauditi, gli Houthi sono riusciti ad avanzare, hanno preso il controllo della costa occidentale dello Yemen e dell’isola di Perim, che trovandosi in mezzo allo stretto è utile a controllarlo.

Contemporaneamente, venerdì dei droni hanno attaccato l’oleodotto Est-Ovest in Arabia Saudita. Questi droni sono stati lanciati da milizie filoiraniane che operano in Iraq e che evadono il controllo del governo iracheno. Per l’Arabia Saudita – e per i commerci mondiali di petrolio – l’oleodotto Est-Ovest è fondamentale, perché consente ai sauditi di spostare verso il mar Rosso il petrolio che in precedenza veniva esportato tramite il golfo Persico. Dal mar Rosso, le petroliere passano per lo stretto di Bab el Mandeb e proseguono verso l’Asia. Dopo l’attacco, però, l’oleodotto è stato chiuso.

Quindi, dall’inizio della guerra in Medio Oriente le esportazioni di petrolio dell’Arabia Saudita dipendono da due elementi: l’oleodotto Est-Ovest, bombardato dagli alleati dell’Iran in Iraq, e il libero passaggio dallo stretto di Bab el Mandeb, che ormai è sotto il pieno controllo degli alleati dell’Iran in Yemen. Il rischio dunque è che anche l’Arabia Saudita, che finora aveva approfittato di Bab el Mandeb come alternativa a Hormuz, si trovi con pochi sbocchi per inviare il suo petrolio verso l’Asia. C’è ancora la possibilità di inviarlo a nord per lo stretto di Suez, attraversare il Mediterraneo e poi circumnavigare l’Africa, ma i costi e i tempi sono molto alti.

Prima dell’inizio della guerra in Medio Oriente l’Arabia Saudita inviava tramite lo stretto di Bab el Mandeb il 10 per cento del petrolio che esportava, e quasi tutto il resto tramite lo stretto di Hormuz. Dopo la chiusura di Hormuz la quota di petrolio esportato tramite Bab el Mandeb è passata al 60 per cento circa. Ora però rischiano di non esserci più alternative.

Attualmente lo stretto di Bab el Mandeb non è ancora chiuso, ma il prezzo del petrolio è già aumentato a fronte dei possibili rischi per le esportazioni di greggio.

Questa situazione sta avendo delle ricadute anche sullo stretto di Hormuz: lunedì era prevista una riunione tra i paesi arabi del golfo Persico e l’Iran per cercare di trovare una soluzione alla situazione a Hormuz, ma dopo i recenti attacchi l’Arabia Saudita ha deciso di non partecipare.

Formalmente lo stretto di Hormuz è ancora chiuso dall’Iran, ma gli Stati Uniti stanno avendo un relativo successo nelle operazioni per scortare navi cargo e petroliere fuori dal Golfo, proteggendole con la propria forza militare. Le navi che riescono a passare sono comunque una frazione di quelle che attraversavano lo stretto prima della guerra.