Come si convincono migliaia di lettori a comprare un romanzo da 1200 pagine
Si può fare, anche se ha un titolo come “Max, Mischa e l'offensiva del Tet” e un autore norvegese mai sentito
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Alla fine di luglio Sellerio ha pubblicato in Italia un romanzo di 1200 pagine che contro ogni previsione è diventato un piccolo caso editoriale. Oltre a essere lunghissimo, ha infatti anche un titolo non particolarmente attraente, Max, Mischa e l’offensiva del Tet; l’ha scritto un autore poco conosciuto in Italia, il norvegese Johan Harstad; e non ha una trama con elementi particolarmente allettanti.
Nonostante questo per tutto agosto è stato tra i libri di narrativa straniera più venduti in Italia, e tra gli appassionati di libri è stato uno dei romanzi dell’estate. In meno di un mese e mezzo ha venduto, secondo i dati ufficiali, quasi 10mila copie, ed è alla seconda ristampa. Mattia Carratello, editor di Sellerio, ha definito Max, Mischa e l’offensiva del Tet un libro «inusuale sotto molti punti di vista». La cosa più sorprendente, dice «è che è andato bene soprattutto tra i 25/35enni: una stupenda notizia».
Max, Mischa e l’offensiva del Tet non è una novità. In Norvegia era uscito nel 2015 e negli anni successivi aveva avuto un buon successo nei Paesi Bassi e in Germania. In Italia era già uscito un altro libro di Harstad, Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, edito da Iperborea, che era stato apprezzato da chi l’aveva letto ma senza farsi particolarmente notare. Di Max, Mischa e l’offensiva del Tet Sellerio aveva acquisito i diritti circa sette anni fa e tanti ce ne ha messi per curarne la traduzione (di Maria Valeria D’Avino e Sara Culeddu) e la pubblicazione.
Nei paesi di lingua inglese Max, Mischa e l’offensiva del Tet non è ancora uscito, e il suo successo in Italia non è quindi stato trainato dai media o dai social americani, come spesso accade.

Johan Harstad (EPA/FILIP SINGER)
Dalla stampa tedesca era stato descritto come «il più “grande romanzo americano” scritto da un europeo», definizione che è poi stata molto ripresa per inquadrare e promuovere il romanzo. Il protagonista infatti è Max, nato negli anni Ottanta in Norvegia ma che da ragazzino si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti: si va dall’adolescenza ai suoi 35 anni, quando diventa un regista di teatro affermato ma in crisi esistenziale.
È un “grande romanzo americano” perché le vite di Max e degli altri personaggi si intrecciano con gli eventi della storia e con le trasformazioni della società statunitense dagli anni Settanta ai primi anni Duemila. L’impatto degli avvenimenti storici sulle vite dei personaggi si capisce fin dal titolo: l’offensiva del Tet è un celebre attacco dell’esercito nordvietnamita avvenuto nel 1968, e infatti Max è ossessionato dalla guerra in Vietnam e da Apocalypse Now.
Allo stesso tempo è un romanzo che parla di identità, di sradicamento, e di arte: Max, Mischa (la donna di cui si innamora) e gli altri personaggi sono tutti a loro modo artisti. Carratello, editor del libro, lo definisce «un romanzo novecentesco».
«Oltre ad avere un titolo strano, un autore con un nome difficile e a venire da un paese a cui non siamo molto abituati come lettori, parla anche di cose desuete: è ambientato in un mondo precedente ai cellulari, c’è la guerra in Vietnam, c’è il jazz», dice. Racconta di aver ragionato a lungo sul titolo: se tenere quello dell’originale tradotto, come poi è stato fatto, o cambiarlo per renderlo meno contorto e respingente. «Alla fine abbiamo capito che il titolo è parte dell’unicità di questo libro, ne abbiamo provati tanti ma non funzionava niente».
Nonostante tutto, dice, «pensavamo che fosse un libro che poteva diventare popolare: ci credevamo molto e d’altronde se no non l’avremmo pubblicato. Ma avevamo anche un precedente che ci ha incoraggiati».
Il precedente è uno dei più grandi successi editoriali di Sellerio, e in generale mondiali, degli ultimi dieci anni: Una vita come tante di Hanya Yanagihara. Uscito nel 2016, era a sua volta un libro da oltre 1200 pagine di un’autrice sconosciuta. Da quando è uscito Max, Mischa e l’offensiva del Tet molti commentatori hanno fatto notare come, a vederli, i due libri si somiglino molto, anche per via delle copertine, fatte entrambe con un ritratto in bianco e nero.

È abbastanza una coincidenza e anzi è stata quasi una scelta obbligata, visto che la foto usata per Max, Mischa e l’offensiva del Tet è la stessa della copertina norvegese: ritrae l’attrice americana Shelley Duvall, diventata famosa per Shining e oggetto di un esteso culto, che nel libro è spesso citata (e alla fine si scopre più precisamente cos’è, quella foto).

(La copertina norvegese)
Max, Mischa e l’offensiva del Tet comunque è un romanzo molto diverso da Una vita come tante: in entrambi il protagonista è un ragazzo, poi uomo, ed entrambi sono ambientati per la gran parte a New York, ma per il resto hanno due stili molto diversi. Una vita come tante è un romanzo che punta tutto sul dramma della vita del suo protagonista, talmente carica di avvenimenti tragici che il motivo per cui ha avuto tanto successo di passaparola è soprattutto il modo in cui coinvolge emotivamente i lettori e riesce a farli piangere. Max, Mischa e l’offensiva del Tet è un libro meno travagliato, più riflessivo e letterario: quella di Max è davvero “una vita come tante”.
È anche molto presto per paragonare il successo dei due libri, visto che Una vita come tante ha venduto in Italia centinaia di migliaia di copie e Max, Mischa e l’offensiva del Tet è in libreria da poche settimane, che per molti è anche meno del tempo necessario per finire di leggerlo.
Il successo di questo romanzo comunque è stato per la sua casa editrice il risultato di «conferme e sorprese». Mesi prima dell’uscita Sellerio aveva presentato il libro a un convegno di librai indipendenti, che ne avevano letto le prime 300 pagine e avevano dato un parere in generale molto positivo. Superate le prime pagine, che potrebbero risultare un po’ ostiche, Max, Mischa e l’offensiva del Tet è infatti un libro che si legge molto bene, scorrevole nonostante spesso si soffermi in descrizioni dettagliate o deviazioni dalla storia.
Allo stesso tempo la decisione di pubblicare il libro a fine luglio, un momento in cui solitamente le case editrici non fanno uscire libri su cui puntano, è stato un azzardo. Alla fine invece il romanzo ha probabilmente guadagnato dal fatto di essere uscito in un momento in cui c’era poca concorrenza, e in cui molte persone stavano iniziando le vacanze.
Max, Mischa e l’offensiva del Tet ha avuto fortuna anche grazie a un passaparola molto fitto che si è creato sui social. Come spesso accade la casa editrice aveva inviato delle copie omaggio ad alcuni creator che parlano di libri su Instagram e TikTok: Carratello dice che è stata una campagna promozionale «ben curata ma non particolarmente ingente, niente di speciale rispetto al solito». Sui social però le foto e i video di Max, Mischa e l’offensiva del Tet hanno cominciato a circolare molto, probabilmente anche grazie al fatto che un libro così spesso attrae lo sguardo e suscita subito curiosità. Lo conferma il fatto che delle migliaia di copie vendute la gran parte sono cartacee, nonostante leggerlo in ebook sia decisamente più comodo.
Nella bolla di influencer e creator che parlano di libri è diventato il “romanzo dell’estate”, quello «che stanno leggendo tutti» e che non si può non avere.
Per il tipo di libro che è Max, Mischa e l’offensiva del Tet Sellerio si aspettava di raggiungere un pubblico «di lettori forti di una generazione avanzata», attratta dagli Stati Uniti degli anni Settanta, Ottanta e Novanta. Il successo sui social ha mostrato invece una curiosità che non si aspettavano da parte di lettori ventenni e trentenni. In parte c’entra probabilmente l’“effetto Una vita come tante”, e in parte è forse troppo presto per capire se è un libro che, oltre a comprarlo, i lettori più giovani apprezzeranno e consiglieranno. Da Sellerio dicono che hanno motivo di credere che «avrà una scia lunga».
Nei prossimi giorni Johan Harstad presenterà il suo libro in Italia, tra le altre cose domenica al Festival letteratura di Mantova con la giornalista del Post Ludovica Lugli.



