Qualcosa si muove nel sud dello Yemen
Gli Houthi si stanno avvicinando allo stretto di Bab el Mandeb, un'alternativa a quello di Hormuz, e hanno aumentato gli attacchi contro l'Arabia Saudita
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Secondo fonti di Reuters nel governo yemenita gli Houthi hanno preso il controllo di Mocha, una città 80 chilometri a nord dello stretto di Bab el Mandeb, che collega il mar Rosso con l’oceano Indiano. Se confermato sarebbe uno sviluppo con conseguenze gravi per la guerra in Medio Oriente e per la crisi energetica globale: in questi mesi verso Bab el Mandeb è stata dirottata una parte consistente del petrolio saudita che non poteva passare per lo stretto di Hormuz, e se gli Houthi riuscissero a chiuderlo verrebbe persa un’altra importante via per le esportazioni.
Gli Houthi sono una milizia che controlla gran parte dello Yemen del nord, inclusa la capitale Sana’a. Sono sciiti e filoiraniani: sono finanziati dall’Iran, ma anche più indipendenti rispetto ad altri gruppi che fanno parte del cosiddetto Asse della Resistenza (come Hezbollah in Libano o Hamas nella Striscia di Gaza), cioè l’alleanza di milizie sostenute dall’Iran.
All’inizio della guerra in Medio Oriente sono rimasti più in disparte, ma non del tutto. Hanno lanciato attacchi verso Israele, sebbene sporadici e con poche conseguenze, e secondo fonti sentite da Associated Press hanno aiutato le milizie irachene filoiraniane nei mesi scorsi a colpire le basi statunitensi in Medio Oriente.
Nel corso dell’estate poi gli Houthi hanno colpito varie volte petroliere saudite nel mar Rosso, e negli ultimi giorni hanno attaccato anche obiettivi sulla terraferma: martedì hanno colpito con droni e missili quattro città in Arabia Saudita e diversi impianti petroliferi.
Tra il 2014 e il 2022 in Yemen c’è stata una guerra civile tra gli Houthi e il governo yemenita, sostenuto dall’Arabia Saudita, che ha causato tra i 150mila e i 350mila morti secondo varie stime e una gravissima crisi alimentare. Dalla fine della guerra gli Houthi controllano gran parte del nord dello Yemen: da lì puntano a scendere verso sud, verso i territori controllati dal governo yemenita, per prendere il controllo dello stretto di Bab el Mandeb.
A tal scopo nelle ultime settimane hanno intensificato gli attacchi anche contro l’esercito yemenita. A inizio agosto hanno compiuto il più grande attacco contro una base militare yemenita dalla fine della guerra civile, uccidendo più di 30 soldati. Hanno detto di aver colpito obiettivi in cui l’Arabia Saudita avrebbe concentrato le sue forze in vista di una presunta futura offensiva (in Yemen ci sono soldati sauditi).
Nei giorni successivi si sono concentrati soprattutto attorno alla città di Taiz, e poi sono scesi verso Mocha. Le forze yemenite si sono spostate verso Dhubab, che si affaccia proprio sullo stretto, per proteggerla da un’eventuale avanzata che garantirebbe agli Houthi il controllo del passaggio. L’Arabia Saudita, hanno detto gli Houthi, è intervenuta direttamente negli scontri, attaccando la milizia rivale insieme all’esercito yemenita.
Gli avanzamenti degli Houthi di questi giorni sono stati resi possibili anche grazie all’aiuto dell’Iran. Secondo un’inchiesta di Reuters, quando a inizio luglio alcuni importanti funzionari degli Houthi sono andati a Teheran per i funerali della Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso da Stati Uniti e Israele all’inizio della guerra, l’aereo è rientrato in Yemen qualche giorno dopo carico di oro e missili per sostenere l’attività bellica della milizia. Sia gli Houthi sia l’Iran hanno negato, ma in Yemen vengono regolarmente trovati resti di armi di fabbricazione iraniana o vengono intercettate navi cariche di armi iraniane.
In questi mesi l’Arabia Saudita ha dirottato verso la rotta che passa dallo stretto di Bab el Mandeb il 70 per cento delle sue esportazioni di petrolio. Passando per il porto di Yanbu, sulla costa ovest più a nord, la maggior parte di quel petrolio scende lungo il mar Rosso, passa per lo stretto e poi viaggia prevalentemente verso l’Asia (un’altra parte del petrolio viene esportata usando il canale di Suez, in Egitto).
Prima che gli Houthi iniziassero ad attaccare le navi nel mar Rosso nel 2023, con l’inizio della guerra nella Striscia di Gaza, per Bab el Mandeb passava circa il 12 per cento del petrolio commerciato via mare nel mondo; oggi le stime parlano del 5 per cento. Sempre dallo stretto passa circa il 12 per cento dei commerci globali.

Due uomini leggono il giornale a Sana’a, 8 settembre 2026 (AP Photo/Osamah Abdulrahman)
È chiaro quindi che una chiusura completa avrebbe un impatto considerevole, dato che da mesi è chiuso anche lo stretto di Hormuz, controllato dall’Iran. In seguito agli attacchi degli ultimi giorni il prezzo del Brent, la principale quotazione europea del petrolio, è salito sopra i 100 dollari al barile per la prima volta da luglio.
A inizio agosto l’Arabia Saudita ha firmato alla Mecca un patto di mutua difesa con Pakistan e Turchia. Finora non è stato mai attivato, ma mercoledì il ministro della difesa pakistano Khawaja Asif ha confermato che «se ci sarà un’aggressione non provocata, o un’espansione di quello che sta accadendo in Yemen [riferendosi agli scontri tra Houthi ed esercito] in Arabia Saudita, allora di sicuro l’accordo della Mecca diventerà ufficiale».
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