Almeno 12 persone sono state uccise in un bombardamento israeliano nel sud del Libano
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Lunedì mattina Israele ha bombardato due volte il centro abitato di Kfar Reman, nel sud del Libano: un primo attacco ha colpito un palazzo, provocando la morte di almeno undici persone e ferendone altre otto, mentre il secondo ha colpito alcune auto uccidendo almeno un operatore sanitario e ferendone altri due. In Libano sarebbe in vigore un cessate il fuoco negoziato lo scorso aprile tra Israele e il governo del paese e a cui a giugno si è aggiunto il gruppo politico e militare libanese di Hezbollah. Il cessate il fuoco è però debole perché Israele continua ad attaccare il sud del Libano, sostenendo di colpire obiettivi legati a Hezbollah, che lì ha una presenza forte.
L’esercito israeliano sostiene di aver attaccato Kfar Reman come ritorsione per due attacchi con droni di lunedì che ha attribuito a Hezbollah, dicendo che l’obiettivo era un membro di Hezbollah che trasportava armi. Gli attacchi sono comunque stati compiuti senza che l’esercito israeliano avesse emesso un avviso di evacuazione online per la popolazione del centro abitato.
Dopo attacchi a fasi alterne fin dalla fine del 2024, le forze israeliane si sono ritirate su un’ampia fascia lungo il confine tra i due paesi. Hanno però continuato a danneggiare o demolire in modo deliberato e sistematico case, infrastrutture e depositi d’acqua. Secondo le ong e gli esperti che si occupano della questione, l’obiettivo di Israele è quello di rendere quella zona del Libano «inabitabile», e cacciare definitivamente la popolazione che ci vive, creando così una “zona cuscinetto” vicina al proprio confine. Ad agosto alcuni attacchi israeliani nel sud del Libano avevano ucciso 11 persone, mentre domenica l’esercito israeliano ha bombardato un centro abitato nella zona uccidendo almeno sette persone e radendo al suolo un ospedale vuoto.


