Guida alla Mostra del cinema di Venezia

Tutto quello che c'è da sapere sui film in concorso e fuori concorso, e sulle celebrità attese per l'83esima edizione, che comincia oggi

L'area del tappeto rosso dell'83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, 31 agosto 2026 (Alessandra Tarantino/AP)
L'area del tappeto rosso dell'83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, 31 agosto 2026 (Alessandra Tarantino/AP)
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Mercoledì sera comincia l’83esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il più importante festival di cinema italiano e uno dei principali eventi di cinema al mondo. Durerà 10 giorni e si concluderà sabato 12 settembre. I film in gara per il Leone d’oro, il premio più ambito del festival, sono 21, e i più attesi sono: Wild Horse Nine di Martin McDonagh, Primetime di Lance Oppenheim, Possible Love di Lee Chang-dong, Bunker di Florian Zeller e Ink di Danny Boyle, che è il film d’apertura della mostra.

I film italiani in concorso sono cinque, tra cui quello del ritorno al festival dopo quasi quarant’anni di Nanni Moretti: Succederà questa notte, con Jasmine Trinca e Louis Garrel. A chiudere il festival sarà Dio ride di Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino.

Tra i film fuori concorso più attesi ci sono invece Joie de vivre di Luca Guadagnino, un documentario di 435 minuti dedicato a Bernardo Bertolucci, Scherzetto di Mario Martone, con Toni Servillo e Serena Rossi e infine Nessun dolore di Gianni Amelio, con Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea.

La presidente della giuria sarà l’attrice, regista, sceneggiatrice e produttrice statunitense Maggie Gyllenhaal, sorella del più famoso attore Jake Gyllenhaal. Negli ultimi anni Gyllenhaal, nota al grande pubblico soprattutto per il suo ruolo in Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, si è affermata soprattutto come regista: nel 2021 ha esordito con La figlia oscura, tratto dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, e nel 2026 ha distribuito il suo film La sposa! (The Bride!), una rilettura fantasiosa di Frankenstein con Jessie Buckley e Christian Bale.

Come di consueto ci sarà l’assegnazione del Leone d’oro alla carriera, che quest’anno verrà dato mercoledì sera, durante la cerimonia di apertura, a George Clooney. L’attore, regista e produttore statunitense è uno dei personaggi più famosi di sempre di Hollywood e ha un rapporto molto stretto con la Mostra e con la città di Venezia, dove nel 2014 si sposò con Amal Alamuddin.

Amal Clooney e George Clooney in arrivo a Venezia per l’83ª edizione del Festival Internazionale del Cinema di Venezia (Jacopo Raule/FilmMagic)

Anche l’attrice Ellen Burstyn riceverà il Leone d’oro alla carriera. Burstyn ha 93 anni e ha lavorato nel cinema fin dagli anni Cinquanta: tra le sue interpretazioni più famose ci sono quella del 1973 nell’Esorcista di William Friedkin, Alice non abita più qui di Martin Scorsese – per cui vinse l’Oscar come miglior attrice protagonista –, Requiem for a Dream e Interstellar.

Nel 2025 il Leone d’oro fu assegnato a Father Mother Sister Brother del regista Jim Jarmusch. Il secondo premio, il Gran premio della giuria, andò a La voce di Hind Rajab della regista tunisina Kaouther Ben Hania. Benny Safdie vinse il Leone d’argento per la migliore regia per The Smashing Machine, mentre la Coppa Volpi per il migliore attore e la migliore attrice andarono a Toni Servillo (La Grazia di Paolo Sorrentino) e alla cinese Xin Zhilei (The sun rises on us all di Cai Shangjun) .

Il Post seguirà il festival con Dicono che è bello, a Venezia, un podcast quotidiano che uscirà tutte le mattine alle 7:30 e in cui Gabriele Niola racconterà i film più discussi, le cose che succedono, i meccanismi della Mostra e dell’industria e in generale tutto quello di interessante che ci sarà da raccontare. La prima puntata sarà disponibile giovedì sull’app del Post e su tutte le piattaforme.

Ink, di Danny Boyle (Stati Uniti)
È il film di apertura del festival ed è diretto dal regista britannico premio Oscar e premio BAFTA (i più importanti premi britannici per il cinema) Danny Boyle, noto soprattutto per i film 28 anni dopo, Trainspotting e The Millionaire. Ink è stato scritto dal drammaturgo e sceneggiatore James Graham, adattandolo dalla sua opera teatrale del 2017. Parla dell’inizio della carriera di Rupert Murdoch (interpretato dall’australiano Guy Pearce), il più potente imprenditore nel settore dei media al mondo, e di come fondò il Sun, il giornale che definì il modello dei tabloid inglesi.

Naza, di Yuval Abraham e Rachel Szor (Regno Unito)
È il film più “politico” della Mostra: è l’unico documentario in gara, è prodotto dal giornale britannico Guardian e realizzato a partire da immagini e testimonianze raccolte durante la guerra a Gaza. Il giornale, annunciando la selezione del film a Venezia, ne parla così: «Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, il film rivela nel dettaglio i meccanismi che si celano dietro le calcolate uccisioni di massa di civili palestinesi a Gaza da parte di Israele». Il titolo Naza cita un acronimo militare usato dall’intelligence israeliana per indicare il numero di civili che si prevede vengano uccisi in un raid aereo.

I registi sono Yuval Abraham e Rachel Szor, gli autori di No Other Land, il film indipendente che ha ottenuto una nomination agli Oscar nel 2025 e che racconta le condizioni di vita degli abitanti di Masafer Yatta, un’area di circa 30 chilometri quadrati molto vicina alla città palestinese di Hebron, in Cisgiordania.

Company, di Casey Affleck (Canada, Stati Uniti)
È il secondo film diretto da Casey Affleck (fratello di Ben Affleck e regista di Manchester by the Sea), che ne è anche protagonista: è un giallo ambientato in una notte d’inverno del 1975, in cui una donna misteriosa di nome Evelyn arriva senza invito a una festa e inizia a raccontare la storia di un anziano che nel 1953 salvò un’attrice rimasta bloccata durante una bufera di neve in Colorado.

Kami nour (A bit of light), di Ali Asgari (Iran)
È un film in coproduzione tra Iran, Svizzera, Italia, Canada e Turchia. Racconta la storia di un medico di Teheran disilluso che decide di suicidarsi dopo essere stato arrestato e aver visto chiudere il suo studio. Cambia idea dopo aver trascorso un giorno con le persone a lui care, tra cui la madre e i fratelli. Il regista iraniano Ali Asgari aveva presentato nel 2023 al Festival di Cannes Terrestrial Verses, un film fortemente critico nei confronti del regime iraniano. Dopo il suo ritorno nel paese, le autorità gli sequestrarono il passaporto e gli vietarono di lasciare l’Iran e di produrre nuovi film.

Ritorno a Buenos Aires, di Marco Bechis (Italia, Brasile)
La storia è ambientata nel 2008 e segue un medico torinese, interpretato da Adriano Giannini, che trent’anni dopo essere scappato dall’Argentina torna a Buenos Aires per testimoniare al processo contro gli ex militari che durante la dittatura degli anni Settanta lo avevano sequestrato e torturato tenendolo prigioniero. Le riprese si sono svolte a Porto Alegre, in Brasile, e a Torino, tra cui l’interno del carcere delle Vallette.

Un bon petit soldat, di Stéphane Brizé (Francia)
Alba Rohrwacher è una dirigente di 43 anni che viene nominata responsabile delle risorse umane di una grande compagnia assicurativa e scopre un caso di mala gestione del personale. Alla realizzazione del film ha partecipato lo psichiatra e psicanalista francese Christophe Dejours, esperto di meccanismi di assoggettamento nel mondo aziendale, dinamiche di potere e compromessi morali all’interno delle grandi aziende.

Il fuoco che ti porti dentro, di Edoardo De Angelis (Italia)
È un dramma familiare basato sull’omonimo romanzo del 2024 di Antonio Franchini. La storia racconta del rapporto dell’autore con la madre Angela, che visita il figlio a Milano, città dove Antonio vive dopo aver lasciato Napoli molti anni prima. Durante la cena della vigilia di Natale riemergono vecchi rancori e incomprensioni che mettono a confronto madre e figlio. La sceneggiatura è stata scritta da Francesco Piccolo, Ilaria Macchia ed Edoardo De Angelis, e nel cast i due protagonisti sono interpretati da Vanessa Scalera e Lino Musella.

Kvinde Ukendt (Woman Unknown), di May el-Toukhy (Danimarca, Svezia, Lettonia)
È ambientato dopo la Seconda guerra mondiale in Danimarca, dove una giovane domestica sta per sposare il ricco vedovo per cui lavora. Tuttavia durante l’occupazione tedesca la donna, Marie, ha avuto una relazione con un soldato tedesco, e questo segreto potrebbe compromettere la sua posizione sociale. Molte donne europee che ebbero relazioni con soldati degli eserciti occupanti furono pubblicamente umiliate e punite dopo la guerra.

Si è parlato molto di questo film soprattutto perché è l’unico del concorso diretto da una donna, la danese May el-Toukhy, che nel 2019 diresse Dronningen (Queen of Hearts), e vinse il premio del pubblico al Sundance Film Festival.

– Leggi anche: Perché a Venezia non ci sono più film di registe in concorso?

Bucking Fastard, di Werner Herzog (Irlanda, Stati Uniti)
Dopo l’assegnazione del Leone d’oro alla carriera nel 2025, Werner Herzog presenta alla Mostra un film che parla di ossessione, un tema molto caro al regista, scrittore e documentarista tedesco: le gemelle irlandesi Jean e Joan Holbrooke (interpretate dalle sorelle Kate Mara e Rooney Mara) vivono in simbiosi, parlano all’unisono, hanno gli stessi sogni e amano lo stesso uomo. La vicenda è ispirata alla storia vera delle gemelle britanniche Freda e Greta Chaplin, note all’inizio degli anni Ottanta per essersi invaghite dello stesso vicino di casa, un camionista che alla fine ottenne nei loro confronti un’ordinanza restrittiva.

Il titolo fa riferimento a un lapsus verbale che le gemelle Chaplin ebbero in tribunale durante il processo, storpiando l’espressione «fucking bastard». È il primo film di fiction di Herzog da molti anni.

15/18 (A Place To Heal), di Cédric Kahn (Francia)
La storia è ambientata nel reparto di neuropsichiatria per adolescenti di un ospedale francese. Per la scrittura della sceneggiatura il regista e la sceneggiatrice Kahina Le Querrec hanno visitato un vero reparto, assistendo ai colloqui individuali e familiari, e alla vita quotidiana dei ragazzi.

DAU, di Ilya Khrzhanovsky (Germania, Francia, Svezia)
Il titolo è anche il nome del protagonista, un fisico di origine greca che vive nell’Unione Sovietica, dove lavora in un istituto di ricerca segreto e contribuisce alla costruzione della bomba atomica. Il regista ha raccontato che DAU è «il risultato di oltre vent’anni di lavoro». È infatti un enorme e controverso esperimento cinematografico e artistico, e per questo sarà probabilmente una delle storie della Mostra: per girarlo è stato realizzato un enorme set in Ucraina, con centinaia di comparse pagate per viverci per anni, riproducendo le attività dei personaggi interpretati.

La lunga produzione del film è stata interessata da diverse accuse di maltrattamenti e abusi, e la partecipazione alla Mostra di Khrzhanovsky, che è russo, ha suscitato critiche in Ucraina, sebbene si sia sempre opposto all’invasione dell’Ucraina e abbia rinunciato alla cittadinanza russa.

Look Back, di Hirokazu Koreeda (Corea del Sud, Stati Uniti)
Look Back è l’adattamento cinematografico dell’omonimo manga di Tatsuki Fujimoto, autore conosciuto per la serie Chainsaw Man. Si tratta del secondo adattamento cinematografico, il primo era uscito nel 2024 come film d’animazione. Koreeda è uno dei più importanti registi giapponesi contemporanei, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2018 per Un affare di famiglia.

Ga-neung-han sa-rang (Possible love), di Lee Chang-dong (Giappone)
È il primo film del regista sudcoreano dopo Burning (L’amore brucia) del 2018, presentato a Cannes e diventato il suo film più apprezzato a livello internazionale. Racconta alcuni dei temi più esplorati dal cinema contemporaneo sudcoreano: la precarietà professionale, le conseguenze economiche e personali che la perdita di un posto di lavoro può avere sulla vita delle persone, e la differenza di classe.

Nel cast tra gli altri ci sono Jeon Do-yeon, vincitrice del premio per la miglior attrice a Cannes per Secret Sunshine nel 2007, e Cho Yeo-jeong, nota per la sua partecipazione a Parasite (2019). Sarà disponibile nel catalogo di Netflix dal 6 novembre.

Wild Horse Nine, di Martin McDonagh (Regno Unito, Stati Uniti, Cile)
Poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, due agenti della CIA (interpretati da John Malkovich e Sam Rockwell) vengono trasferiti dal loro capo (interpretato da Steve Buscemi) dalla capitale cilena Santiago all’isola di Pasqua. È il nuovo film del regista britannico di origini irlandesi Martin McDonagh dopo Gli spiriti dell’isola del 2022, che vinse il premio per la sceneggiatura a Venezia e ottenne nove nomination agli Oscar.

Succederà questa notte, di Nanni Moretti (Italia)
La sinossi del film sulla pagina della Mostra dice solo «Io ti aspetto, tutto il tempo che vuoi. Ma succederà prima o poi?». Nella sezione dedicata al commento del regista, Nanni Moretti spiega di aver preso ispirazione dalla raccolta di racconti Legami dello scrittore israeliano Eshkol Nevo: «è un film sui sentimenti e sul bisogno di nominarli». Non si sa molto di più sulla trama. Il film è stato girato tra Spagna, Roma e Torino, e tra gli attori che hanno partecipato i più noti sono Jasmine Trinca, Louis Garrel e Angela Finocchiaro. È il ritorno di Moretti a Venezia dal 1989, quando presentò Palombella rossa.

Primetime, di Lance Oppenheim (Stati Uniti)
È un thriller poliziesco ispirato alla storia vera di Chris Hansen, un giornalista televisivo diventato famoso negli Stati Uniti all’inizio degli anni Duemila per To Catch a Predator, programma di NBC in cui Hansen e la sua troupe attiravano uomini sospettati di voler incontrare minorenni conosciuti online e li affrontavano, riprendendo tutto con le telecamere. A interpretare Hansen è Robert Pattinson (che è anche produttore del film). Nel cast ci sono anche Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers.

The Echo Chamber, di Andrea Pallaoro (Italia, Belgio)
È uno dei cinque film italiani in concorso a Venezia nel 2026, particolarmente atteso perché è nato dall’ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci. Dopo la morte di Bertolucci, uno dei più ammirati registi italiani di sempre, le due sceneggiatrici Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi hanno deciso di riprendere il progetto e lavorare con Pallaoro. La storia è quella di Leo, un produttore musicale di successo alle prese con una dipendenza interpretato da Luca Marinelli, e Anne, una fisioterapista enigmatica interpretata da Alicia Vikander. Nel film recita anche Susan Sarandon.

Un peu avant minuit, di Nicolas Pariser (Francia)
Il regista francese Nicolas Pariser ha scritto nella nota del film sul sito della Mostra che «da diversi anni desideravo scrivere una storia d’amore su persone della mia età, tra i quarantacinque e i cinquantacinque anni»: si tratta infatti della storia di Léo, un uomo di 49 anni che vive a Nancy che sta per separarsi dalla compagna e si ritrova a mettere in discussione la propria vita e la sua relazione con le donne.

Anche se è un film francese una parte consistente delle riprese è stata fatta in Emilia-Romagna, tra Ferrara, Bondeno, Stellata e Sasso Marconi. La produzione esecutiva infatti è stata affidata alla società bolognese Apapaja.

L’estranea, di Paolo Strippoli (Italia, Francia, Belgio)
Il film, che mescola dramma familiare, thriller e soprannaturale, racconta di una madre ossessionata dall’idea di proteggere i propri figli e di poter controllare il loro destino. Quando una tragedia mette in pericolo la figlia, decide di affidarla a una misteriosa donna che non conosce, l’«estranea» del titolo, stringendo con lei un patto. Anche in questo film, come in Succederà questa notte di Nanni Moretti, recita Jasmine Trinca.

Nelson san, anata wa hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, Did You Kill People?) di Shinya Tsukamoto (Giappone, Stati Uniti, Thailandia, Vietnam)
Il protagonista di questo film, Allen Nelson (interpretato dall’apprezzato attore teatrale di Broadway Rodney Hicks), viene da una famiglia afroamericana povera di New York e a 18 anni si arruola nei Marines per sfuggire alla discriminazione razziale e alla povertà. Dopo aver prestato servizio a Camp Hansen, a Okinawa, nel 1966 viene inviato al fronte in Vietnam, dove vive la brutalità della guerra. Tornato negli Stati Uniti Nelson soffre di disturbo da stress post-traumatico e progressivamente perde i rapporti con la famiglia, il lavoro e la casa, diventando senzatetto. Verrà aiutato da uno psichiatra che presta servizio in un ospedale per veterani.

Il film è tratto dal libro autobiografico di Allen Nelson, che dopo la guerra scelse di raccontare pubblicamente ciò che aveva fatto e vissuto. Tsukamoto è un regista di culto, famoso per i suoi film cyberpunk ed estremi, in particolare Tetsuo del 1989.

Bunker, di Florian Zeller (Francia, Spagna)
È una coproduzione franco-spagnola, un thriller psicologico molto atteso soprattutto perché i protagonisti sono gli attori spagnoli Javier Bardem e Penélope Cruz, sposati nella vita, nei panni di una coppia sposata da 17 anni: lei lavora in una casa editrice e lui è un famoso architetto che accetta di progettare un bunker per un potente miliardario del settore tecnologico che vuole rimanere anonimo. Si tratta del terzo lungometraggio di Zeller, dopo The Father – Nulla è come sembra del 2020 e The Son del 2022.