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  • Mercoledì 2 settembre 2026

Il cacciatore di droni delle Dolomiti

Ogni giorno Giorgio Poschiavin cerca di far rispettare il divieto di sorvolare il lago di Carezza, armato soprattutto di pazienza

di Isaia Invernizzi

Giorgio Poschiavin, Lago di Carezza, 26 agosto 2026 (Isaia Invernizzi/il Post)
Giorgio Poschiavin, Lago di Carezza, 26 agosto 2026 (Isaia Invernizzi/il Post)
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Gli occhi di Giorgio Poschiavin non stanno mai fermi, continuano a muoversi in tutte le direzioni come se percepissero una minaccia imminente. Più che la vista, di straordinario Poschiavin ha l’udito, che gli permette di riconoscere il ronzio dei droni a oltre cento metri di distanza: lo ha sviluppato negli ultimi mesi, da quando ha iniziato a lavorare come ranger e cacciatore di droni al lago di Carezza, in provincia di Bolzano, uno dei posti più frequentati delle Dolomiti. «Siamo a 153 droni in tre mesi e mezzo», dice scandendo bene il numero, cento-cinquanta-tre.

Fino all’anno scorso i ranger nemmeno esistevano, sulle Dolomiti. La provincia e le aziende di promozione del turismo li hanno formati e assunti in primavera nell’ambizioso tentativo di educare i turisti al rispetto della montagna e della natura. In tutto sono 15, e li hanno chiamati così ispirandosi ai ranger statunitensi, i guardiani dei grandi parchi naturali, anche se non sono la stessa cosa. Con Poschiavin sono andati sul sicuro, perché ha una lunga esperienza da accompagnatore di media montagna e da maestro di sci, e non è un caso che sia stato assegnato al lago di Carezza.

Lago di Carezza, 26 agosto 2026 (Isaia Invernizzi/il Post)

Qui negli ultimi anni i turisti sono aumentati moltissimo. Fino a un paio d’anni fa il parcheggio da oltre 250 posti si riempiva giusto a Ferragosto e in un paio di altri giorni durante l’estate, ora è quasi costantemente pieno dalla mattina alle 9:30 fino alle 18. Dalle auto e dai pullman scendono sempre più americani, coreani, tedeschi, francesi, anche molti turisti provenienti dai paesi della penisola araba. Nel 2025 sono state sfiorate le 200mila presenze, quest’anno saranno sicuramente di più.

– Leggi anche: Sulle Dolomiti il turismo è sfuggito di mano

Oltre che per il caratteristico azzurro-verde cangiante – in ladino il lago viene chiamato anche Lec de arcoboàn, dell’arcobaleno – al lago di Carezza arrivano così tante persone perché è tra i posti più accessibili delle Dolomiti. Il sentiero che lo circonda, senza salite, è adatto anche a chi non ha tanta voglia di camminare. Molti visitatori si limitano a fotografare il lago dalla terrazza panoramica, senza nemmeno fare il giro.

Lago di Carezza, 26 agosto 2026 (Isaia Invernizzi/il Post)

Insieme ai semplici turisti sono aumentati anche i “dronisti”, una particolare categoria di turisti che fa volare piccoli droni per scattare foto o girare video dall’alto. «Non c’è un luogo in montagna in cui si possa stare in pace senza essere disturbati da droni, il prolungamento tecnologico dell’overturista», ha detto lo scrittore Matteo Righetto in un video pubblicato su Instagram.

Se i droni disturbassero solo i turisti sarebbe poca cosa, in realtà il volo in montagna è rischioso soprattutto perché questi piccoli velivoli, guidati spesso senza molta preparazione, possono ostacolare operazioni del soccorso alpino o dei vigili del fuoco. Contrariamente a quanto si possa pensare, un elicottero che incontra un drone non può semplicemente travolgerlo e procedere sulla propria rotta, perché potrebbe danneggiare la strumentazione e mettere in pericolo l’equipaggio.

Turisti tedeschi provano a far decollare un drone, 26 agosto 2026 (Isaia Invernizzi/il Post)

– Leggi anche: I droni stanno diventando un problema per i soccorsi alpini in elicottero

Intorno al lago di Carezza poi il segnale va e viene: perdendo il contatto anche per pochi secondi, molti turisti non riescono più a controllare i loro droni, che finiscono nel lago. «I sommozzatori dei vigili del fuoco impegnati nelle ispezioni del fondale ne hanno trovati circa 50 affondati», dice Poschiavin, che ormai ha sviluppato una sorta di sesto senso per i dronisti. Sa già quali sono i loro posti preferiti per il decollo, ha imparato perfino a riconoscere i vari modelli di custodie, così li scova in anticipo, senza nemmeno lasciare il tempo di accenderli.

Poschiavin non fa multe e ha una sola arma: la pazienza. «Di solito mi avvicino come per iniziare una chiacchierata e chiedo con molta tranquillità se sanno cosa è una zona rossa per i droni e se hanno visto i cartelli di divieto posizionati lungo tutto il sentiero. Cerco anche di spiegare perché i droni non vanno fatti volare, perché sono un rischio per le operazioni di soccorso e perché a causa del segnale scarso possono finire nel lago o in testa a qualche altro turista. Con le parole giuste capiscono tutti». Finora solo un paio di persone ha reagito male, al punto che è stato necessario chiamare gli operatori del servizio forestale che invece possono fare multe.

I cartelli di divieto al lago di Carezza, 26 agosto 2026 (Isaia Invernizzi/il Post)

La caccia ai droni occupa la maggior parte della sua giornata, ma Poschiavin fa attenzione anche alle persone che cercano di scavalcare la recinzione per fare il bagno, a chi passa sul sentiero senza scendere dalla bici, a chi non tiene il cane al guinzaglio, a chi abbandona cartacce. Se vede qualcuno in ciabatte spiega perché sarebbe meglio mettere scarpe più adatte, dà consigli su come affrontare i sentieri della zona, su quali posti raggiungere per evitare le resse.

È un lavoro di sensibilizzazione lungo e faticoso. «Giusto per far capire da dove partiamo: spesso i turisti chiedono a me, proprio a me, dove possono far decollare un drone, nonostante ci siano ovunque cartelli di divieto. È successo che mi chiedessero indicazioni su dove fare un barbecue. Le prime volte pensavo a uno scherzo, invece erano seri. Il mio obiettivo non è punirli, ma aiutarli a rispettare il lago e la montagna».