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  • Domenica 30 agosto 2026

Gli Stati Uniti hanno bombardato l’isola iraniana di Larak

È il primo attacco da alcune settimane: ha colpito una stazione di lancio usata dal regime per minare lo stretto di Hormuz

Lo stretto di Hormuz, maggio 2026 (AP Photo/Fatima Shbair)
Lo stretto di Hormuz, maggio 2026 (AP Photo/Fatima Shbair)
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Domenica gli Stati Uniti hanno bombardato l’isola iraniana di Larak, nel Golfo Persico, poco a ovest dello stretto di Hormuz. L’attacco ha preso di mira due stazioni da cui il regime iraniano stava per lanciare nello stretto razzi con a bordo mine. Dall’inizio della guerra l’Iran ha minato lo stretto di Hormuz allo scopo di dirottare le navi commerciali su alcune rotte prestabilite e poter esercitare meglio il controllo sul traffico.

L’attacco statunitense è il primo da diverse settimane. Per il momento non sembra che possa segnare l’inizio di nuovi bombardamenti su larga scala: sembra più un attacco isolato e mirato, allo scopo di limitare il controllo iraniano su Hormuz. La scorsa settimana il comando interforze dell’esercito statunitense aveva detto di aver completato le operazioni di sminamento dello stretto, e martedì il presidente Donald Trump aveva detto che ogni tentativo dell’Iran di riposizionare le mine sarebbe stato contrastato con forza.

I Guardiani della rivoluzione però, il corpo armato più potente dell’Iran e quello che controlla lo stretto, hanno detto ai media di stato che alcuni soldati sono stati uccisi e hanno promesso una ritorsione.

Dopo una serie di attacchi reciproci a luglio, a inizio agosto Trump aveva minacciato un grosso attacco sull’Iran su cui aveva poi cambiato idea. Da allora gli Stati Uniti hanno perseguito più che altro la tattica della guerra economica, dato che quella militare e quella dei negoziati non hanno portato a risultati concreti.

– Leggi anche: A cosa servono le minacce di Trump, a questo punto?

Oltre al blocco navale sulle navi che commerciano con l’Iran, in vigore da mesi, gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro il regime iraniano. Il segretario al Tesoro Scott Bessent le aveva definite «la più grossa offensiva finanziaria mai sferrata contro un avversario», ma alla fine si era trattato di sanzioni non molto differenti da quelle già in vigore, e su cui restano ancora varie cose da chiarire.

Per esempio non è chiaro se coinvolgeranno anche i paesi che commerciano con l’Iran, primo su tutti la Cina, il principale partner commerciale del regime: sarebbe un modo per colpire duramente l’Iran, ma al tempo stesso potrebbe portare a uno scontro economico e diplomatico in un momento in cui Cina e Stati Uniti stavano cercando di migliorare le proprie relazioni, storicamente altalenanti.

Gli Stati Uniti però, dopo mesi di pressioni, sono riusciti a portare dalla loro parte gli Emirati Arabi Uniti, che la settimana scorsa hanno annunciato che avrebbero sospeso ogni scambio commerciale e transazione finanziaria con l’Iran a tempo indeterminato. Per il momento comunque nessuna di queste misure ha spostato l’Iran dalle sue posizioni: l’economia del paese è molto indebolita ma il regime, guidato dalla fazione più oltranzista, ha detto che non intende arrendersi alle pressioni statunitensi.