Perché la Rai ha rimosso Ranucci?
L'azienda non l'ha detto, ma da settimane era in corso un'indagine interna sui suoi rapporti con Valter Lavitola, e da anni c'erano tensioni
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Nel comunicato con cui la Rai ha fatto sapere di aver rimosso Sigfrido Ranucci dalla conduzione del programma di giornalismo di inchiesta Report, che conduceva dal 2017, non sono riportate le motivazioni ufficiali della decisione. Che la Rai stesse pensando di rimuovere Ranucci e collocarlo altrove però era noto già da giorni, ed era noto che le ragioni hanno a che fare con quanto emerso nelle indagini sull’attentato di ottobre contro lo stesso Ranucci.
Nel post in cui ha criticato la decisione della Rai, Ranucci ha detto che «il motivo è che avrei messo a repentaglio la credibilità di Report». Ranucci infatti non è indagato, ma i fatti degli ultimi mesi hanno fatto emergere lo stretto rapporto di amicizia che aveva con Valter Lavitola, mandante dell’attentato e imprenditore coinvolto in diversi scandali della politica italiana degli ultimi vent’anni. Ranucci e la dirigenza della Rai avevano comunque un rapporto conflittuale da tempo, a prescindere dall’attentato.
Nelle scorse settimane il Comitato etico della Rai aveva condotto un’indagine interna analizzando chat, mail e audio recuperati dai dispositivi di Lavitola per capire se contenessero prove di violazioni da parte di Ranucci delle norme di comportamento e tutela dell’immagine dell’azienda, che tutti i dipendenti sono tenuti a seguire.
Tra le altre cose, tra le intercettazioni fatte durante le indagini e pubblicate dai giornali, ce n’erano alcune in cui Ranucci condivideva con Lavitola documenti interni della Rai, e altre in cui screditava pesantemente l’azienda. Più in generale l’amicizia con Lavitola, confermata dai racconti dello stesso Ranucci e ribadita anche dopo la notizia del suo coinvolgimento nell’attentato, ha suscitato perplessità per la disinvoltura con cui il giornalista condivideva informazioni e gestiva in modo poco rigoroso il rapporto con una fonte così compromessa.
Report è il programma di giornalismo d’inchiesta più importante in Italia e in quanto conduttore Ranucci si è sempre presentato come un giornalista irreprensibile. Nelle ultime settimane ha sminuito la problematicità della sua amicizia con Lavitola, sostenendo che il suo nome «è nelle agendine di gran parte dei direttori di giornali italiani».
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In generale, col procedere delle indagini degli ultimi mesi, la reputazione di Ranucci ha cominciato a essere fortemente intaccata da una serie di fatti e dichiarazioni che ne hanno messo in dubbio la serietà giornalistica.
È comunque da tempo che Ranucci e la Rai non vanno d’accordo. A novembre del 2025 (poche settimane dopo l’attentato a Ranucci) la Rai aveva deciso di cancellare quattro puntate di Report citando motivi di costi. Ranucci aveva criticato pubblicamente la decisione e raccontato di non essere stato avvisato fino all’ultimo: «Non era neanche stato detto chiaramente durante la presentazione dei palinsesti».
Il direttore della divisione Approfondimento della Rai Paolo Corsini aveva inoltre detto di avere rimproverato Ranucci perché, secondo lui, Report non rispettava il pluralismo che la Rai in quanto servizio pubblico dovrebbe garantire, perché faceva servizi solo sui partiti di destra e centrodestra. A quel periodo risalgono in particolare un’inchiesta di Report sul rapporto tra l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e Maria Rosaria Boccia e una sul Garante della privacy.
A giugno dell’anno scorso Ranucci aveva detto di aver ricevuto «un provvedimento disciplinare» dalla Rai per una serie di ragioni legate soprattutto alla sua partecipazione ad altri programmi e alle sue risposte a un’intervista. La Rai aveva poi smentito, dicendo di avergli semplicemente ricordato «le vigenti regole aziendali in materia di rapporti con gli organi d’informazione e quelle più specifiche che riguardano i giornalisti».
Questi episodi erano stati molto commentati da politici di centro e centrosinistra e collocati all’interno di un più generale discorso sulla trasformazione della Rai dall’inizio del governo di Giorgia Meloni. È un discorso che vale in particolare per il canale su cui va in onda Report, Rai 3, che è quello da sempre più distintivo, originale e di sinistra della televisione pubblica, e che sta perdendo i suoi conduttori storici con una programmazione sempre più lontana da quella di una volta.
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In un’intervista di pochi giorni prima della notizia della rimozione da Report Ranucci aveva ricordato come le sue tensioni con la Rai fossero iniziate ben prima che iniziasse a lavorare nel programma, nel 2006. «Hanno chiesto il mio licenziamento nel 2000 quando ritrovai l’intervista a Borsellino; hanno tentato di farlo con l’inchiesta su Fallujah nel 2005; e poi quando c’è stata la storia dell’Autogrill; e adesso ci riprovano».
Fino a pochi mesi fa comunque Ranucci aveva continuato ad avere un ruolo importante per la Rai, perché Report è una delle trasmissioni d’informazione più seguite e apprezzate anche grazie alla sua conduzione. Nel 2021 Ranucci fu accusato di mobbing con una lettera anonima molto dettagliata inviata alla Commissione parlamentare di vigilanza della Rai, che lo accusava di prevaricazioni nei confronti di tre giornaliste di Report. La vicenda fu oggetto di un’indagine interna della Rai, che si chiuse con un’archiviazione.



