A Palermo ora c’è una richiesta di vaccini eccezionale

È aumentata al punto che verranno aperti i centri vaccinali nel weekend, dopo il caso della bambina non vaccinata morta per una difterite

(David Paul Morris/Bloomberg)
(David Paul Morris/Bloomberg)
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Negli ultimi dieci giorni nei centri vaccinali di Palermo sono state somministrate quasi 10mila dosi di diversi vaccini, il 60 per cento in più rispetto allo stesso periodo di un anno fa. La richiesta è aumentata dopo che una bambina di 4 anni non vaccinata era morta per difterite: per rispondere a tutti, l’azienda sanitaria ha deciso di tenere aperti dieci centri vaccinali anche nel fine settimana.

I centri vaccinali sono distribuiti in quasi tutti i quartieri della città: saranno aperti dalle 8:30 alle 14:30 e ci si può presentare senza prenotazione. Da oggi ha aperto anche un nuovo punto vaccinale allo Zen, il quartiere dove abitava la bambina morta la scorsa settimana.

Lunedì scorso, dopo gli esami di laboratorio, l’Istituto superiore di sanità ha confermato che la morte è stata causata dalla difterite: la tossina prodotta dal batterio ha danneggiato il cuore, il fegato e il colon. I genitori sono indagati per omicidio colposo per omissione: secondo la procura avrebbero deciso di non vaccinarla nonostante l’obbligo, perché convinti che potesse provocare l’autismo, una tesi screditata da decenni.

L’azienda sanitaria ha avviato un’indagine epidemiologica per risalire al cosiddetto “paziente zero”, cioè alla prima persona che ha contratto la malattia, e ha chiesto ai familiari della bambina di sottoporsi al tampone. Dieci familiari sarebbero risultati positivi, soprattutto bambini, in buone condizioni di salute perché vaccinati.

La Sicilia è la regione con la più bassa copertura vaccinale in età pediatrica, all’85,13 per cento contro una media nazionale di quasi il 95 per cento, la soglia indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità per proteggere la popolazione attraverso la cosiddetta “immunità di gregge” (cioè una condizione in cui una persona infetta non può contagiarne molte altre, grazie all’immunità sviluppata per la vaccinazione o per un precedente contagio, e quindi una malattia non riesce a diffondersi).

In Sicilia si fanno anche pochi richiami vaccinali rispetto al resto d’Italia: alle vaccinazioni previste a 5-6 anni, come la seconda dose contro morbillo, parotite, rosolia e varicella, e la quarta contro difterite, tetano, pertosse e polio, in Sicilia si arriva a poco meno del 68 per cento, contro una media nazionale dell’84 per cento. Tra i sedicenni la quinta dose contro difterite, tetano e pertosse è stata fatta dal 25 per cento dei ragazzi siciliani, contro il 65,6 per cento nazionale.

Per questa ragione l’azienda sanitaria ha deciso di assecondare il più possibile le richieste arrivate negli ultimi giorni. Dal 17 agosto sono aumentate soprattutto le somministrazioni del vaccino esavalente, quello che protegge dalla difterite e da altre cinque malattie: tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae di tipo b. Ne sono state somministrate 1.318 dosi contro le 776 dello stesso periodo del 2025, il 70 per cento in più.

Il direttore generale dell’azienda sanitaria, Alberto Firenze, ha detto che l’obiettivo di queste aperture straordinarie dei punti vaccinali è agevolare le famiglie, soprattutto quelle che devono avviare o completare il ciclo vaccinale dei propri figli, e ha insistito sul fatto che la vaccinazione debba essere considerata sempre più un gesto ordinario, non una risposta a un’emergenza.